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n. 163 10.07.2014

RICCARDI ALESSANDRA

Un’altra interrogazione riguarda il fiume Seveso. Facciamo seguito alle sue recenti esondazioni per porre all’attenzione una serie di considerazioni che ci ritengono corresponsabili degli eventi accaduti. Il piano regionale di risanamento delle acque, gli allegati tecnici alla delibera di CR 7/0402 di approvazione al piano, nell’allegato cita: “Occorre privilegiare le situazioni atte a ridurre a monte le portate meteoriche circolanti nelle reti, siano essi unitarie o separate, prevedendo una raccolta separata delle acque meteoriche non suscettibili di essere contaminate e loro smaltimento sul suolo e negli strati superficiali del sottosuolo e solo in via subordinata in corsi d’acqua superficiali. In particolare valgono i seguenti criteri: aree di ampliamento e di espansione residenziale. Nelle aree di ampliamento e di espansione residenziale in cui non è configurabile un’apprezzabile contaminazione delle aree meteoriche, deve essere previsto, ovunque è possibile, in relazione alle caratteristiche del suolo o in subordine della rete idrografica, il totale smaltimento in loco delle acque dei tetti e delle superficie impermeabilizzate. Ove non si verificano tali condizioni si deve prevedere lo smaltimento delle portate meteoriche tramite fognatura. Nel caso in cui questa debba afferire alle pubbliche fognature di valle si dovrà considerare un contributo di portata meteorica che deve essere limitata eventualmente mediante l’adozione di vasche volano, a un valore tale da non richiedere la ricostruzione delle fognature stesse, in ogni caso contenuto entro il limite massimo di 20 litri secondo per ogni ettaro di superficie scolante e impermeabili. In sintema estrema, l’alveo del Seveso, sia a monte sia a valle, ha una capacità di deflusso insufficiente rispetto al tempo di ritorno di una pioggia eccezionale. L’antropizzazione delle sponde e le opere di viabilità hanno trasformato alcuni tratti del fiume in autentiche strozzature che causano allagamenti localizzati diffusi sia a monte sia a valle, in particolare nel tratto terminale, Cusano Milanino, il grado di sicurezza è da considerarsi insufficiente e in alcune zone molto insufficiente. Il fenomeno delle esondazioni diviene sempre più preoccupante anche perché entrano in funzione le fognature di Paderno, Bresso e Cinisello Balsamo, che scaricano al cavo Breda, che a sua volta scarica nel Seveso a Monte Niguarda. Ai problemi intrinseci di carico idraulico del reticolo naturale si sommano in definitiva quelli derivati dalle nuove portate afferenti ai due sottobacini di collettamento degli impianti di Varedo e Bresso, ai quali conferiscono rispettivamente le acque dei Comuni di Barlassina, Bovisio Masciago, Cabiate, Cesano Maderno, Lentate sul Seveso, Meda, Seveso, Varedo e Bresso, Cinisello Balsamo, Cormano, Cusano Milanino, Paderno Dugnano e Milano, che conferiscono una portata media di circa 1,11 metri cubi secondo, fortemente incrementata durante gli eventi di piena. Le nuove portate confluite presentano picchi di confluttuazioni notevoli, in quanto nei sistemi di raccolta non era prevista alcuna divisione delle acque meteoriche e il cavo Breda ha limiti intrinseci di soglia che non consentono di smaltire tali aumenti di portata. Il cavo Breda a sua volta esonda perché la soglia stabilita non era adeguata a ricevere tutti quegli scarichi. Un ulteriore elemento di pressione idraulica è rappresentato dal depurato di Bresso e Cinisello e dall’acqua in uscita dall’impianto. In definitiva la criticità idraulica si genera soprattutto nel tratto vallivo in provincia di Milano, ove la progressiva e rapida urbanizzazione, l’impermeabilizzazione di vaste aree nello sviluppo e convogliamento di nuove reti fognarie, attuate in modo da far fronte a esigenze immediate e senza un disegno complessivo, nonché l’artificializzazione dell’alveo, avallate da motivi di sicurezza idraulica, hanno determinato radicali e profondi modifiche nel sistema comportando, oltre ad alterazioni qualitative delle acque del torrente Seveso, artificializzazioni dell’alveo e anche sensibili variazioni del regime idrogeologico”.
Per questi motivi vorremmo sapere se l’Amministrazione intende trovare soluzioni conformi al piano regionale di risanamento delle acque e verificare la fattibilità per quanto riguarda lo studio nelle acque demaniali e basso Po, studio che verrà pubblicizzato e che riporta sia i punti esatti di esondazione sia le portate massime ammissibili. Sono anche indicate le posizioni degli idrometri che, registrando i dati di portata, hanno permesso la base di calcolo modellistico che ci indica l’attuale condizione di sicurezza.

Risponde l’Assessore Ruffa:

Sulla questione del Seveso non ho ben capito, trattandosi di una faccenda molto lunga e molto tecnica; pertanto, chiedo di poter avere la documentazione per poter fornire adeguata risposta; ad ogni modo, il Seveso per fortuna non ci ha creato problemi, non passa sul nostro territorio, ha creato problemi ai Comuni a noi confinanti; per quanto di nostra competenza e in quanto Comune partecipante con delle quote all’ente Parco Nord, nel Piano degli investimenti e dei finanziamenti del Parco Nord è previsto un progetto per la risistemazione e la ridefinizione anche da un punto di vista naturalistico degli argini del Seveso per il tratto compreso nella zona di Bresso e Cusano, nell’area del Parco Nord; sono, infatti, previsti degli interventi che verranno effettuati per fronteggiare, nel caso di inondazioni, la situazione del Seveso e dei suoi argini.

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