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n. 129 04.06.2015

BERLINO GIUSEPPE

Chiudo con un’ultima interrogazione. Anche in questo caso è una segnalazione di una cittadina che mi porta a conoscenza di un fatto che io ritengo piuttosto antipatico. Il Vicesindaco, durante la discussione sull’applicazione della TASI così come anche durante la discussione sul consuntivo, ricordava a tutto il Consiglio che ormai l’attività di recupero dei crediti è stata affidata praticamente ad uno studio legale di Cinisello, lo Studio dell’avvocato Marco Sarteschi, che potremmo definire ormai come il nostro Sceriffo di Nottingham, nel senso che è colui che è abilitato a recuperare i crediti di coloro che non pagano quanto dovuto di tasse, imposte, multe o quant’altro nella nostra città. Fin qui nessun problema, nel senso che chi vi parla è uno che di mestiere fa la stessa cosa, cioè cerca di recuperare da coloro che evadono il pagamento delle imposte e quindi è giusto che anche l’Amministrazione si adoperi a fare altrettanto, però dobbiamo stare attenti perché il limite tra una giusta azione di recupero e una vessazione è davvero sottile. Credo che il caso che mi ha raccontato questa cittadina – che, tra l’altro, è un caso che, mi dicono, anche altri cittadini hanno dovuto subire – sia un caso al limite, appunto, della vessazione. La storia è presto detta: questa cittadina prende una multa di divieto di sosta per 45 euro nel 2010 e per vari motivi evitata di pagare questa multa; a distanza di quattro anni le arriva un’ingiunzione di pagamento, la multa di 45 euro passa a 157,40 euro e le vengono dati trenta giorni di tempo per poter saldare quanto richiesto con l’ingiunzione; questa cittadina lascia, colpevolmente evidentemente, trascorrere anche gli ulteriori trenta giorni e non più tardi di un mese fa succede una cosa che io non trovo corretta da parte di un’Amministrazione comunale, cioè che praticamente la ditta per la quale lavora riceve un comunicato da parte del Tribunale con il pignoramento di un quinto dello stipendio per il recupero non dei 157,40 euro, ma di ben 240 euro per anche le spese legali e quant’altro, oltre al fatto che la stessa si debba presentare in Tribunale e quant’altro. Ora la cosa triste è che la stessa cittadina riceve la comunicazione del pignoramento dello stipendio qualche giorno dopo che l’ha ricevuta il datore di lavoro, quindi il datore di lavoro viene a conoscenza di questa situazione, ripeto, nata da una semplice multa di 45 euro per divieto di sosta, e l’Amministrazione chiede il pignoramento di un quinto dello stipendio. Ora io sono per la mano pesante per coloro che fanno finta di nulla ed evitano di pagare quanto dovuto all’Amministrazione comunale, però da qui ad arrivare ad una situazione per cui viene in un certo senso infangata l’immagine del cittadino inadempiente rispetto alla ditta, alla società per la quale svolge la propria attività lavorativa, mi sembra sbagliato ed inopportuno. Se vuole, Vicesindaco, le farò avere privatamente il nome di questa cittadina e vorrei davvero che lei verificasse come mai la comunicazione del pignoramento del quinto dello stipendio sia avvenuta prima alla società per la quale questa cittadina lavora e solo successivamente ne è stata data comunicazione alla stessa perché lo ritengo un fatto grave.

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Risposta interr. n. 129/2015 BERLINO (firma digitale)
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