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N. 163 11.12.2017

FACCHINI MASSIMILIANO

La prima interrogazione riguarda la questione del bikesharing, nel senso che vorrei capire a che punto siamo con l’ipotesi di accordo. Ho visto dichiarazioni varie sui giornali. Ho letto le dichiarazioni dell’assessore Granelli sul bikesharing nella Città metropolitana. Vorrei sapere se siamo arrivati a una conclusione sul bikesharing e con quali tempi. Ma mi preoccupano di più le modalità operative del bikesharing, nel senso che in città già cominciamo a intravedere i primi “cadaveri” in giro per le strade, nelle vie e nei quartieri. Ho visto biciclette letteralmente distrutte, al di là di Facebook e delle notissime tristi vicende delle biciclette gettate nel Naviglio, ma senza arrivare a quegli estremi, rilevo che nella nostra città ci sono biciclette abbandonate in giro perché parzialmente distrutte da qualcuno che naturalmente è poco civile e poco rispettoso.
Si pone anche un problema operativo di funzionamento, perché le biciclette le possiamo trovare in punti nei quali sono anche pericolose per la viabilità. Ho visto biciclette parcheggiate in via Lincoln, sui bordi della strada, sulle rampe dei box, parcheggiate sulle rampe dei marciapiedi, dove invece dovrebbero salire le carrozzine di bambini o di portatori di handicap. Vorrei sapere se questo problema sia stato in qualche modo preso in considerazione. Io ho in mente il modello Milano 1, come penso anche voi, cioè quello gestito direttamente da ATM, se non ricordo male, dove ci sono dei posti dedicati su cui appoggiare le biciclette, per evitare che vangano lasciate in maniera selvaggia ovunque.
Prima che il problema diventi esplosivo, nel senso che facciamo l’accordo, partiamo e poi ci ritroviamo con biciclette parcheggiate o distrutte in ogni angolo della città, vorrei sapere se il problema sia stato valutato dall’Amministrazione nell’ambito dell’accordo con le società che gestiranno il bikesharing.

Risponde il Sindaco Siria Trezzi:
Avendo la delega alla mobilità abbiamo sottoscritto, con Città Metropolitana, io e Granelli un protocollo d’intesa per sì che il bike sharing free floating potesse essere esteso a tutta la provincia di Milano o perlomeno ai comuni che avessero aderito al protocollo d’intesa. L’altro giorno abbiamo fatto l’ultimo incontro con i comuni, i comuni aderenti sono 85 all’altro giorno, quindi un numero importante, e abbiamo presentato a questi comuni l’ipotesi di un accordo di collaborazione operativo con i comuni e Città Metropolitana perché il Comune di Milano, sempre in accordo con Città Metropolitana, ha bandito l’altro giorno un ampliamento del servizio di bike sharing a nuovi servizi, cioè prevedendo 12 mila biciclette sul territorio di Milano e altre 12 mila sul territorio dell’area metropolitana in progressivo aumento, e possono partecipare operatori che possano mettere a disposizione da mille a tremila biciclette, introducendo anche la pedalata assistita.
In questo modo si farà sì che i comuni che hanno aderito all’accordo possano sostanzialmente, attraverso un accordo di carattere operativo con Città Metropolitana, vedere esteso il servizio anche sul proprio territorio con un’attività di controllo e di rimozione a carico dello stesso servizio gestito da AMAT del Comune di Milano. Questo permette ai comuni di fare massa critica e di far sì che anche i comuni che magari non hanno nelle vicinanze stazioni ferroviarie, stazioni della metropolitana, di poter in qualche modo usufruire di un servizio di bike sharing free floating che potrebbe permettere anche degli spostamenti interni, e di far sì che questo servizio non sia a macchia di leopardo sul territorio ma ci permetta di muoversi in maniera ampia su tutto il territorio.
Il 13 di questo mese verrà mandato a tutti i comuni che hanno aderito all’accordo operativo, da siglare con Città Metropolitana, gli 85 comuni dovranno fare un passaggio di delibera in Giunta per aderire con un accordo operativo a questo protocollo, il bando del Comune di Milano terminerà a fine anno, quindi si può dire che sostanzialmente da gennaio, man mano che arriveranno agli atti si potrà estendere il servizio di bike sharing ai diversi comuni, nelle maniere e nelle forme che verranno concordate nell’accordo operativo con Città Metropolitana. Credo che questo sia il primo servizio esteso a livello metropolitano per quanto riguarda il bike sharing, ed è stato ottenuto perché di fatto abbiamo proposto agli operatori, invece di accordarsi con i singoli comuni, e quindi fare accordi solo di dimensione territoriale, abbiamo proposto un accordo di dimensione metropolitana, facendo sì che questo servizio potesse essere quindi proposto non solo ai comuni di prima fascia, ma anche ai comuni in fasce più esterne e anche ai comuni che non hanno sostanzialmente delle fermate di metropolitana in stazione. Questo perché ci permette di fatto la possibilità di contrattare in modo diverso con gli operatori, un conto sono gli operatori che vanno a trattare con il singolo comune, un conto sono gli operatori che vedono estendere il bando del Comune di Milano e stanno dentro un accordo con Città Metropolitana. Questo permette una diffusione omogenea di un servizio sui territori e permette di fatto la circolazione di questi mezzi in più territori. Immaginate se ci fosse stata invece un’adesione più a macchia di leopardo.
Cosa è successo ad oggi? Ad oggi è successo che gli operatori che hanno partecipato al primo bando del Comune di Milano hanno avuto due modalità diverse di diffusione di questo servizio sul territorio, Ofo che ha fatto una promozione un po’ spinta, per cui ha lasciato i primi tre mesi sostanzialmente gratuiti e questo ha fatto sì che ci fosse un uso scorretto di questo servizio, mentre Mobike è stata in qualche modo più oculato e questo ha fatto sì che comunque il servizio fosse più corretto. Ad oggi, da gennaio verrà automaticamente esteso ai comuni di prima fascia il servizio del Comune di Milano, cioè le 12 mila biciclette presenti sul comune di Milano potranno essere automaticamente autorizzate sui comuni di prima fascia o sui comuni confinanti sostanzialmente che ne chiedono l’autorizzazione, comunque sia per la rimozione in questo momento l’operatore ne è direttamente responsabile, entro quarantotto ore deve rimuoverlo, se non lo rimuove viene trattato dai singoli comuni come trattano sostanzialmente i mezzi lasciati in modo scorretto o abbandonati, e di questo ne risponde direttamente l’operatore.
Nel bando che il Comune di Milano ha fatto uscire l’altro giorno, a fronte appunto di considerazioni, della sperimentazione degli ultimi mesi sono state messe anche delle indicazioni più cogenti e più restrittive nei confronti degli operatori, in modo particolare per l’utilizzo corretto di questo mezzo. È davvero il primo servizio di mobilità leggera che ha una funzione e una dimensione di livello metropolitano, io credo che questo di proporlo ai comuni e aver ottenuto 85 comuni che hanno aderito è stato sicuramente un vantaggio e ha permesso a Città Metropolitana di esercitare il suo ruolo metropolitano e di far sì che, una delle esperienze del Comune di Milano possa essere comunque estesa e come dire fatta arrivare in tutta l’area metropolitana.
È il primo esempio, con il Comune di Milano ci stanno pensando anche all’interno dell’Agenzia per il Trasporto Pubblico, altre ipotesi e altri esempi di mezzi, mobilità sui territori di dimensione metropolitana.

La prima interrogazione riguarda la questione del bikesharing, nel senso che vorrei capire a che punto siamo con l’ipotesi di accordo. Ho visto dichiarazioni varie sui giornali. Ho letto le dichiarazioni dell’assessore Granelli sul bikesharing nella Città metropolitana. Vorrei sapere se siamo arrivati a una conclusione sul bikesharing e con quali tempi. Ma mi preoccupano di più le modalità operative del bikesharing, nel senso che in città già cominciamo a intravedere i primi “cadaveri” in giro per le strade, nelle vie e nei quartieri. Ho visto biciclette letteralmente distrutte, al di là di Facebook e delle notissime tristi vicende delle biciclette gettate nel Naviglio, ma senza arrivare a quegli estremi, rilevo che nella nostra città ci sono biciclette abbandonate in giro perché parzialmente distrutte da qualcuno che naturalmente è poco civile e poco rispettoso.
Si pone anche un problema operativo di funzionamento, perché le biciclette le possiamo trovare in punti nei quali sono anche pericolose per la viabilità. Ho visto biciclette parcheggiate in via Lincoln, sui bordi della strada, sulle rampe dei box, parcheggiate sulle rampe dei marciapiedi, dove invece dovrebbero salire le carrozzine di bambini o di portatori di handicap. Vorrei sapere se questo problema sia stato in qualche modo preso in considerazione. Io ho in mente il modello Milano 1, come penso anche voi, cioè quello gestito direttamente da ATM, se non ricordo male, dove ci sono dei posti dedicati su cui appoggiare le biciclette, per evitare che vangano lasciate in maniera selvaggia ovunque.
Prima che il problema diventi esplosivo, nel senso che facciamo l’accordo, partiamo e poi ci ritroviamo con biciclette parcheggiate o distrutte in ogni angolo della città, vorrei sapere se il problema sia stato valutato dall’Amministrazione nell’ambito dell’accordo con le società che gestiranno il bikesharing.

Risponde il Sindaco Siria Trezzi:
Avendo la delega alla mobilità abbiamo sottoscritto, con Città Metropolitana, io e Granelli un protocollo d’intesa per sì che il bike sharing free floating potesse essere esteso a tutta la provincia di Milano o perlomeno ai comuni che avessero aderito al protocollo d’intesa. L’altro giorno abbiamo fatto l’ultimo incontro con i comuni, i comuni aderenti sono 85 all’altro giorno, quindi un numero importante, e abbiamo presentato a questi comuni l’ipotesi di un accordo di collaborazione operativo con i comuni e Città Metropolitana perché il Comune di Milano, sempre in accordo con Città Metropolitana, ha bandito l’altro giorno un ampliamento del servizio di bike sharing a nuovi servizi, cioè prevedendo 12 mila biciclette sul territorio di Milano e altre 12 mila sul territorio dell’area metropolitana in progressivo aumento, e possono partecipare operatori che possano mettere a disposizione da mille a tremila biciclette, introducendo anche la pedalata assistita.
In questo modo si farà sì che i comuni che hanno aderito all’accordo possano sostanzialmente, attraverso un accordo di carattere operativo con Città Metropolitana, vedere esteso il servizio anche sul proprio territorio con un’attività di controllo e di rimozione a carico dello stesso servizio gestito da AMAT del Comune di Milano. Questo permette ai comuni di fare massa critica e di far sì che anche i comuni che magari non hanno nelle vicinanze stazioni ferroviarie, stazioni della metropolitana, di poter in qualche modo usufruire di un servizio di bike sharing free floating che potrebbe permettere anche degli spostamenti interni, e di far sì che questo servizio non sia a macchia di leopardo sul territorio ma ci permetta di muoversi in maniera ampia su tutto il territorio.
Il 13 di questo mese verrà mandato a tutti i comuni che hanno aderito all’accordo operativo, da siglare con Città Metropolitana, gli 85 comuni dovranno fare un passaggio di delibera in Giunta per aderire con un accordo operativo a questo protocollo, il bando del Comune di Milano terminerà a fine anno, quindi si può dire che sostanzialmente da gennaio, man mano che arriveranno agli atti si potrà estendere il servizio di bike sharing ai diversi comuni, nelle maniere e nelle forme che verranno concordate nell’accordo operativo con Città Metropolitana. Credo che questo sia il primo servizio esteso a livello metropolitano per quanto riguarda il bike sharing, ed è stato ottenuto perché di fatto abbiamo proposto agli operatori, invece di accordarsi con i singoli comuni, e quindi fare accordi solo di dimensione territoriale, abbiamo proposto un accordo di dimensione metropolitana, facendo sì che questo servizio potesse essere quindi proposto non solo ai comuni di prima fascia, ma anche ai comuni in fasce più esterne e anche ai comuni che non hanno sostanzialmente delle fermate di metropolitana in stazione. Questo perché ci permette di fatto la possibilità di contrattare in modo diverso con gli operatori, un conto sono gli operatori che vanno a trattare con il singolo comune, un conto sono gli operatori che vedono estendere il bando del Comune di Milano e stanno dentro un accordo con Città Metropolitana. Questo permette una diffusione omogenea di un servizio sui territori e permette di fatto la circolazione di questi mezzi in più territori. Immaginate se ci fosse stata invece un’adesione più a macchia di leopardo.
Cosa è successo ad oggi? Ad oggi è successo che gli operatori che hanno partecipato al primo bando del Comune di Milano hanno avuto due modalità diverse di diffusione di questo servizio sul territorio, Ofo che ha fatto una promozione un po’ spinta, per cui ha lasciato i primi tre mesi sostanzialmente gratuiti e questo ha fatto sì che ci fosse un uso scorretto di questo servizio, mentre Mobike è stata in qualche modo più oculato e questo ha fatto sì che comunque il servizio fosse più corretto. Ad oggi, da gennaio verrà automaticamente esteso ai comuni di prima fascia il servizio del Comune di Milano, cioè le 12 mila biciclette presenti sul comune di Milano potranno essere automaticamente autorizzate sui comuni di prima fascia o sui comuni confinanti sostanzialmente che ne chiedono l’autorizzazione, comunque sia per la rimozione in questo momento l’operatore ne è direttamente responsabile, entro quarantotto ore deve rimuoverlo, se non lo rimuove viene trattato dai singoli comuni come trattano sostanzialmente i mezzi lasciati in modo scorretto o abbandonati, e di questo ne risponde direttamente l’operatore.
Nel bando che il Comune di Milano ha fatto uscire l’altro giorno, a fronte appunto di considerazioni, della sperimentazione degli ultimi mesi sono state messe anche delle indicazioni più cogenti e più restrittive nei confronti degli operatori, in modo particolare per l’utilizzo corretto di questo mezzo. È davvero il primo servizio di mobilità leggera che ha una funzione e una dimensione di livello metropolitano, io credo che questo di proporlo ai comuni e aver ottenuto 85 comuni che hanno aderito è stato sicuramente un vantaggio e ha permesso a Città Metropolitana di esercitare il suo ruolo metropolitano e di far sì che, una delle esperienze del Comune di Milano possa essere comunque estesa e come dire fatta arrivare in tutta l’area metropolitana.
È il primo esempio, con il Comune di Milano ci stanno pensando anche all’interno dell’Agenzia per il Trasporto Pubblico, altre ipotesi e altri esempi di mezzi, mobilità sui territori di dimensione metropolitana.

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