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N. 21 03.02.2020

GHEZZI LUCA

L’interrogazione è relativa a questi solleciti di imposte locali che sono arrivate tra l’Epifania e i giorni della merla a Cinisello Balsamo, dove diversi cittadini si sono dovuti recare presso l’edicola di via Libertà, angolo Monfalcone, per ritirare solleciti per mancati o ritardati pagamenti delle imposte in oggetto dal 2014 al 2017, solleciti che sono stati accompagnati anche da un costo della raccomandata a mano di euro 5,18.
I solleciti del 2014 sono stati notificati al destinatario dopo Capodanno e quindi a probabile rischio di prescrizione. Sul tema la giurisprudenza è divisa, perché esistono anche dei pronunciamenti che favoriscono la notifica al destinatario quando di mezzo c’è la posta ordinaria, mentre nel comunicato dell’Amministrazione, quindi dell’Assessore, si faceva riferimento alla scissione della notifica e al fatto che in questi casi valesse solo la consegna all’ufficiale giudiziario e comunque all’operatore postale. Sarebbe opportuno un chiarimento anche in merito, visto che comunque io ho trovato dei pronunciamenti contrari.
Il problema vero è che i solleciti di mancati pagamenti del 2017 sono arrivati a diverse centinaia di cittadini in possesso di regolare quietanza di pagamento del bollettino originario. È ovvio che questi solleciti, qualora non fossero saldati dai contribuenti, non potrebbero neanche essere accertati in quanto già precedentemente pagati. Inoltre alcuni cittadini che si sono recati in Vicolo del Gallo lamentano il fatto che, nonostante abbiano dimostrato di non dover pagare nulla, è stato loro richiesto il costo della raccomandata. Queste sono informazioni che sono arrivate, però chiediamo conferma se le voci corrispondono al vero oppure no.
In ultimo si chiede come si intenda procedere di fronte a cittadini che dovessero lamentare delle difficoltà di carattere finanziario a procedere con il saldo.

Risponde l’Assessore DE CICCO Valeria
I solleciti riguardano il solo tributo, quindi ribadisco che non sono presenti le sanzioni. Col precedente metodo si emettevano gli avvisi di accertamento a ridosso della scadenza del quinquennio, maggiorati del 30 per cento, trascinandosi tutti gli anni circa 3 milioni di euro di tributi non pagati, con un livello raggiunto di fondo crediti di dubbia esigibilità di circa 10 milioni di euro di ammontare. Ammontare rischioso ed eccessivo per il bilancio del Comune, richiamato continuamente dai revisori come livello di guardia oggettivamente alto. Che cosa vuol dire questo? Che si mettevano a ricavi entrate che venivano spese per una serie di servizi senza preoccuparsi di riscuotere le somme.
Detto questo, si precisa che per la TARI abbiamo notificato gli atti dal 2014 al 2017, compresi. L’anno scorso ci siamo limitati alla sola TARES de 2013, mentre l’attività precedente era in regime di TIA assegnata al nostro soggetto gestore (Nord Milano Ambiente Spa), tant’è vero che abbiamo il tema del fondo svalutazioni crediti, di cui più volte abbiamo affrontato l’argomento in sede di Consiglio. È evidente quindi che l’ufficio tributi del Comune dal 2019 ha svolto un’attività che andava condotta e non è stata fatta nei sei anni precedenti. È stata fatta una scelta coraggiosa certamente di mettere quattro annualità insieme, ma questo per minimizzare i costi di trasmissione, i tempi di elaborazione e soprattutto il minor disturbo dei contribuenti, senza dover ritornare sulla stessa posizione anno dopo anno con il 30 per cento in più.
Per quanto riguarda invece il problema insistente, che lei dice, della potenziale prescrizione, in Italia vige l’istituto della scissione delle notifiche, in base al quale – immagino che lo saprà – per la validità dell’atto è sufficiente che la consegna dei plichi da notificare avvenga entro il 31 dicembre 2019, cosa che è avvenuta. A proposito, esiste una costante plurima giurisprudenza, che è costituzionalmente orientata, quindi informazioni difformi circa la presunta prescrizione degli atti è dannosa per i contribuenti e anche per il Comune, quindi a mio avviso penalmente perseguibile.
Per quanto riguarda le rateizzazioni, la rateizzazione è consentita. C’è stata anche una rassegna stampa molto colorita. Se avete avuto modo di leggere Italia Oggi o il Sole 24 Ore, sono stati abbastanza esaurienti. È consentita a chi dimostra di essere in condizione di difficoltà, ed è questo quello che accade. È stata disposta la rateizzazione per i casi di temporanea e oggettiva difficoltà. È questo quello che stiamo adottando per i solleciti e per gli avvisi.
Per la soluzione del problema, oltre a quella che noi chiamiamo la ragionevolezza delle cose, ci sono i commi dal 794 e seguenti, della legge di bilancio 2020, che prevedono espressamente possibilità di rateizzazione anche in assenza regolamentare. Lo prevedono espressamente. È vantaggioso per il contribuente e per il Comune, che in tal modo non deve emettere dei nuovi atti. Se qualcuno ravvede un’ipotesi di danno, lo si ha sicuramente se non viene fatta la rateizzazione. Direi che stiamo rispondendo a tutti. Si sa che i solleciti tendenzialmente portano un errore che va dal 5 al 10 per cento, mentre i nostri errori sono dell’1 per cento, e, per quanto lei dice del tema del 2017, è un errore che noi attribuiamo alla vecchia Amministrazione. Trattasi di un problema che ha visto coinvolto – lo spiego, perché forse non si è colto il funzionamento di com’è l’eredità softwaristica – quei contributi che hanno omesso il codice identificativo nella compilazione dell’F24 e di numero contenuto che ha riguardato solo la prima rata 2017, perché è messa troppo a ridosso della seconda rata (24 febbraio 2017 la prima e 3 marzo 2017 la seconda). L’inserimento del codice era riportato nella comunicazione.
Tali versamenti sono stati conteggiati e decurtati nel 2018, ricevendo a mio avviso indebitamente uno sconto nel 2018, ante nostro insediamento, ma mancavano nel 2017, quindi la richiesta è dovuta. Col precedente metodo sa quando lo avremmo scoperto? Nel 2022, con l’emissione di accertamenti maggiorati del 30 per cento.

Si attende risposta scritta

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