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Giorno del Ricordo 2019

Ci troviamo oggi a celebrare il Giorno del Ricordo, solennità civile istituita nel 2004 e che ci richiama alla commemorazione di tutti i nostri cari connazionali, trucidati nelle foibe o obbligati a lasciare la propria terra solamente perché italiani.

Come ha affermato nel recente passato il Presidente della Repubblica «per troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati, con la tragedia delle foibe e dell’esodo, hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia».
Per troppo tempo, infatti, su questa vicenda è sceso il silenzio, l’oblio, il desiderio di nascondere, forse ancora più subdolo rispetto a quello di dimenticare.

Notizie di cronaca recenti hanno evidenziato come sui fatti che oggi commemoriamo è ancora vivo un dibattito fazioso, tanto da indurre a forme più o meno larvate di ricomposizione della storia, sfociate in deprecabili atti di negazionismo.

Dobbiamo confessare a noi stessi, con sincerità, che forti sono ancora le tensioni politiche, tali da non consentire di valutare con maturo distacco gli eventi che la storia consegna alla nostra memoria.

Il rischio è quello dell’incessante contrapposizione tra fazioni, della divisione ideologica, anche di fronte alla tragedia di uomini e donne uccisi esclusivamente per il fatto di essere italiani.

Questi nostri connazionali sono stati volutamente dimenticati, perché troppo gravi sono le colpe di chi ha voluto nascondere simili crimini, calpestando la Verità.
Tuttavia, come abbiamo ricordato in occasione della Giornata della Memoria recentemente celebrata, il sangue delle vittime innocenti deve essere per noi motivo di crescita personale e collettiva, di maturazione individuale e di sviluppo della nostra società civile.

Non dobbiamo cedere alla tentazione di contrapporre i morti ai morti, gli eccidi agli eccidi, il male al male.
Non dobbiamo in alcun modo permettere che l’ideologia offenda nuovamente la memoria di chi è scomparso, vittima di quelle stesse ideologie, in grado di sopprimere la vita umana in nome del fanatismo politico e del potere ad ogni costo.
Ancora oggi corriamo tutti il rischio di farci trascinare dall’ideologia, di giudicare tutti gli eventi contemporanei solo attraverso gli occhi dell’appartenenza politica, piuttosto che con lo sguardo di uomini liberi dotati di senso critico.
Permettiamo, dunque, che il ricordo di questi nostri connazionali scuota i nostri cuori e ci interroghi nel profondo.

Lasciamo che la memoria del male ci sproni a compiere il bene, facendoci esempio vivente verso le generazioni più giovani, capaci di imitarci in tutto, in particolare nelle nostre cattive abitudini.
Impariamo dalle tragedie della storia che è proprio nella contrapposizione ideologica che serpeggiano la menzogna e la calunnia, strumenti pericolosi che possono trasformarsi nell’odio verso l’avversario.

Teniamo alta la guardia, dunque.
Siamo sempre vigili e attenti al rispetto, alla difesa della Vita e ad affermare la Verità, senza alcuna paura, soprattutto quando essa è scomoda o ci rende impopolari.

La voce spezzata di questi nostri fratelli, che oggi ricordiamo con commozione, diventi la nostra voce. Perché coloro che hanno costretto un intero popolo al silenzio, mediante la violenza omicida, non impedisca a noi, uomini liberi, di ricordare ciò che è stato. Perché ciò più non accada.

Data ultima modifica: 16 aprile 2019
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