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IV Novembre: dobbiamo riappropriarci del rispetto e dall’educazione

Rivolgo un caloroso saluto alle autorità militari e civili presenti, ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine, alle Associazioni d’Arma, ai rappresentanti di tutte le Associazioni di reduci, combattenti, di volontariato e di categoria e a tutti i cittadini intervenuti.

Da ormai cento anni, a ogni singolo anniversario, in tutti i borghi e le contrade d’Italia ci si ritrova per celebrare le Forze Armate e l’Unità Nazionale.
Il nostro pensiero corre innanzitutto a chi è caduto in battaglia o in servizio, offrendo la propria vita per difendere la Patria. Penso in particolare alla leva del 1899: ragazzi di diciotto anni chiamati a combattere tra stenti e sofferenze, i quali, con estremo sacrificio, hanno donato la loro vita mettendosi al servizio della Nazione.
La nostra Costituzione, ancora oggi, ricorda a tutti, soprattutto ai più giovani, che «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino» (Art. 52).

Ma cosa significa difendere la Patria? E perché questo dovere è sacro?
Non si tratta sicuramente di un principio vuoto, retorico, lontano e desueto.
La difesa della Patria passa innanzitutto dalla difesa dei valori democratici: la solidarietà e la tutela dei diritti degli ultimi, di coloro che soffrono e che sono emarginati.

Per attuare questi grandi principi, però, dobbiamo riappropriarci necessariamente del rispetto e dall’educazione: proprio di quei valori che la disciplina militare, con infinita saggezza, insegna da sempre a chi indossa la divisa.

Il rispetto, innanzitutto, esige che venga affermata la pari dignità di ciascuno, ma impone anche delle regole la cui osservanza si traduce nell’educazione alla legalità.
Per fare ciò, è nostro compito riconoscere i valori democratici, conquistati a carissimo prezzo dai nostri concittadini negli anni difficili delle due guerre mondiali.

L’educazione alla legalità si traduce nel senso civico, che richiede a tutti – nessuno escluso – di abbandonare ogni egoismo per mettersi al servizio del bene comune.
Se pensiamo ai nostri giovanissimi concittadini, dobbiamo purtroppo constatare, con grande sconforto e amarezza, come sempre più spesso assistiamo a fenomeni di disagio e devianza, che sfociano nella trasgressione delle regole.
Non è però possibile raggiungere una vera Unità Nazionale, se non siamo in grado di esigere il rispetto dei valori democratici, combattendo con coraggio ogni minaccia che si annida nei nostri quartieri.

Si tratta di un combattimento pacifico, tuttavia estremamente difficile e impegnativo: esso non passa da proclami o da azioni dimostrative, ma dal nostro agire quotidiano.
Solo facendoci esempio concreto, con la vita, degli ideali che hanno animato i nostri caduti, possiamo diventare testimoni credibili per le generazioni future.
Attraverso il nostro impegno possiamo dimostrare che dal rispetto dell’altro nascono i frutti buoni, mentre dall’egoismo i frutti cattivi. Con il nostro esempio, possiamo ancora stupire le nuove generazioni, proponendo uno stile di vita vincente e convincente.

L’Unità Nazionale e la difesa della Patria, dunque, devono diventare la bandiera della nostra lotta non violenta.

Ci siano d’esempio le Forze Armate, i nostri uomini in divisa che, in tempi vicini e lontani, non hanno esitato a fare dono di sé per consentire a noi, popolo libero e sovrano nella nostra Patria, di fare memoria del loro sangue.

Ci siano d’esempio quei ragazzi giovanissimi, le cui vite sono state immolate per garantire il nostro futuro, e la cui infinita grandezza non può che farci pensare davanti alle vite di molti nostri giovani, oggi gettate in pasto alla noia, alla devianza e alla maleducazione, con la complicità di adulti compiacenti.

Ci siano d’esempio le tante concittadine e i tanti concittadini che ogni giorno, silenziosamente, combattono le loro personali battaglie, fatte di lacrime e solitudine, per affermare i propri diritti sociali, troppo spesso calpestati dall’indifferenza di chi non adempie ai propri doveri.

A tutti noi è consegnato questo compito. A ciascuno secondo le proprie condizioni di vita e i propri ruoli nella società civile: non lasciamo che il sacrificio dei nostri caduti diventi un oggetto da riporre nelle teche di freddi musei, ma sia memoria viva, cuore pulsante per indicarci la strada nei momenti di incertezza e di difficoltà.

A tutti voi, alle Autorità presenti, ai rappresentati delle associazioni rivolgo il mio accorato appello all’Unità e alla collaborazione, affinché insieme, senza egoismi, possiamo curare gli interessi superiori di una Nazione unita e coesa, iniziando da qui, dalla nostra Città, da Cinisello Balsamo.

Siamo certi che il nostro impegno, fatto di piccoli passi insieme verso una meta comune, sarà il frutto più grande generato dal sacrificio dei nostri soldati caduti in battaglia.

Data ultima modifica: 5 novembre 2018
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