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Giorno del Ricordo 2021

“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.”

Così si apre l’articolo 1 della legge 92 del 30 marzo del 2004 che istituisce, in Italia, la giornata solenne per ricordare i massacri delle Foibe e l’esodo giuliano dalmata.
Una drammatica e vergognosa pagina della nostra storia, consumata nello scenario della Seconda guerra mondiale, per troppo tempo oscurata.
Un orrore che si realizzò a danno di intere famiglie, mentre, in larga parte del territorio italiano, la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva di fatto la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia.

Nelle zone occupate dalle truppe jugoslave, infatti, un destino crudele attendeva la maggior parte degli abitanti dell’Istria, della Dalmazia, della Venezia Giulia che venivano considerati un ostacolo al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista.

In seguito all’arresto di Mussolini, alla sconfitta dell’Italia e alla cessione di Istria Fiume e Zara alla Jugoslavia, quegli ambiti territori di confine, abitati da italiani vennero immediatamente occupati dai partigiani delle formazioni comuniste jugoslave. Italiani e dissidenti passarono dall’oppressione nazista e nazifascista a quella comunista del Maresciallo Tito.
Se pur le identità politiche erano assai diverse nell’ideologia, i partigiani titini si mostrarono di fatto molto simili nei metodi di persecuzione, controllo, repressione ed eliminazione, dei loro predecessori
Con freddezza e crudeltà, in poco tempo riuscirono a portare a compimento il progetto di "sgomberare" dagli occupanti italiani e da chi ritenevano avverso, quelle terre di confine necessarie al piano espansionistico ed ottenute in cambio del proprio contributo alla fine della guerra e del nazifascismo.

Essere italiano, difendere le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria religione, la propria lingua, divenne quindi motivo di persecuzione.

Chi non scappava abbandonando tutto o resisteva, non integrandosi nel nuovo ordine totalitario, spariva inghiottito nel nulla.

Cominciò così il drammatico esodo verso l’Italia: uno stillicidio, durato un decennio.
Paesi e città si spopolavano dalla secolare presenza italiana, sparivano lingua, dialetti e cultura millenaria, vennero smantellate reti familiari, sociali ed economiche.

Furono oltre 300.000 gli italiani costretti ad abbandonare tutto ed incamminarsi verso l’italia.
Circa in 5000, non solo soldati ma semplici impiegati, sacerdoti, donne, insegnanti, partigiani, antifascisti, furono torturati, uccisi e infoibati vivi o morti.

Quasi tutte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni.
Persino alcuni militanti comunisti conclusero tragicamente la loro esistenza nei durissimi campi di detenzione o furono uccisi in esecuzioni sommarie e infoibati.

La giornata del Ricordo, viene celebrata il 10 febbraio di ogni anno (anniversario del trattato di Parigi) con lo scopo di conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime della più complessa vicenda, del confine orientale italiano, camuffata da lotta antifascista, sepolta e insonorizzata per troppo tempo.

Ricordare non per riattivare odi e rancori ma per riflettere, comprendere e concedere rispetto alle migliaia di vittime.

Ricordare come metodo verso la legittimazione della verità e il conoscimento di quei meccanismi che, non conducendo alla pace, dovrebbero essere riconosciuti, identificati e neutralizzati.

Testa Caterina
CDS

Data ultima modifica: 11 febbraio 2021
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