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Se una notte d’inverno un viaggiatore. Vagabondaggi di letture

sabato 14 Dicembre 2019
gruppo di lettura
16:00 Il Pertini . piano 2 . spazio hubout

Il questo romanzo Jonathan Coe tratteggia un quadro molto comico, ma anche molto serio, della vita pubblica e privata in Gran Bretagna, dal 2010 al 2018.

È il 2018, maggio, quando Doug Anderton scorge un varco per comunicare con la figlia Coriander dopo mesi di silenzi. Da Londra, dove esercita la professione di giornalista di sinistra, lui sta andando a Birmingham: lo aspetta un incontro tra ex alunni del liceo. Universitaria e anti-sistema, Corrie, la cui madre è una nobile dai molti titoli e possedimenti, non nasconde di vergognarsi di quel genitore un tempo alternativo: «È il tuo vestito. Il vestito da pinguino. Hai l’aria di un membro della classe dirigente in regola con il pagamento della quota. In altri tempi avresti detto vaffanculo (…). Da vecchio sei diventato fifone». Doug sente straripare la rabbia della ragazza «nei confronti del mondo e più precisamente la rabbia nei confronti del mondo che la generazione di suo padre le aveva lasciato».

Che cosa è successo all’Inghilterra? Da quali mondi di mezzo salgono questi sentimenti di sofferenza e furia, queste lacerazioni che chiamano rivalse pubbliche e private, questa sensazione di oppressione per un’austerità che sembra non finire mai, che allontana l’avanguardia dei ricchi cosmopoliti dalle schiere di chi arranca in tutte le possibili periferie?

In Middle England Jonathan Coe riprende il suo grande racconto dello stato di una nazione. Un racconto che, libro dopo libro, scorre come un fiume carsico: si interrompe, imbocca altre strade, poi torna in superficie e ricomincia a girare, trascina con sé la storia — le rivolte del 2011, l’Olimpiade di Londra 2012, l’assassinio di Jo Cox, la Brexit — e le storie delle persone smarrite, delle famiglie spaccate, della capitale in accelerazione costante e dei piccoli centri dispersi nelle nebbie. La politica, la società e il fattore umano, il lato comico e quello tragico della vita, si incontrano e accompagnano, scavando uno spazio ai fianchi dei fatti dove il lettore può mettersi al riparo e rifiatare: può pensare, sorridere o anche piangere — e così, magari, sentirsi meglio.

Middle England riannoda alcuni fili di trame e personaggi lasciati oscillare dopo la sequenza de La banda dei brocchi (2001), con le bombe dell’Ira e gli amici di scuola, e Circolo chiuso (2004), con le ambiguità della Terza Via di Blair. La famiglia Trotter torna in scena nell’aprile 2010: è il giorno del funerale della madre di Benjamin, Lois e Paul (che intravediamo qui per non ritrovare più nel romanzo). Una data che, in una struttura narrativa complessa e precisa come il congegno di un orologio, segna l’addio fisico e simbolico al passato novecentesco. Le ultime pagine dell’opera portano invece come riferimento «settembre 2018» e ci spostano in Francia dove la coppia centrale di Middle England — Lois e Ben — tenta un nuovo cominciamento. Qualcosa di indefinito, ma lontano da quell’«inerzia precoce» di cui Benjamin ha sentito il richiamo nelle giornate trascorse chiuso nel vecchio mulino, il rifugio che ha acquistato e risistemato lungo l’argine del Severn per depistare i fantasmi di una carriera spenta, un matrimonio insensato e del traffico alienante lungo la Birmingham-Londra.

(dall’articolo di Barbara Stefanelli apparso sul Corriere.it il 9 novembre 2018)

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