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Per ricordare cosa l’uomo può fare all’uomo

Mercoledì 22 aprile 2015 – ore 15.30 – ore 21

Cine Teatro Pax - vicolo Fiume 4

Ingresso prezzo unico € 4,00.

TORNERANNO I PRATI (2014)

regia: Ermanno Olmi
collaborazione alla regia: Maurizio Zaccaro
sogg. e scen.: Ermanno Olmi, ispirati al racconto La paura (1921) di Federico De Roberto
fotografia: Fabio Olmi
scenografia: Giuseppe Pirotta
costumi: Andrea Cavalletto
musica: Paolo Fresu
montaggio: Paolo Cottignola
interpreti: Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni
produzione: Cinemaundici - Ipotesi Cinema - Rai Cinema
distribuzione: 01 Distribution
durata: 80’

Torneranno i prati, realizzato su commissione nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della Prima guerra mondiale, osserva il conflitto dall’interno di un microcosmo: la trincea di un avamposto d’alta quota sul fronte Nord-Est durante una notte sul finire del 1917.

Il film estrae una piccola porzione spazio-temporale, sottraendola a una prospettiva storica più ampia, e al suo interno racconta la condizione umana nella trappola della guerra. Non ci sono assalti corpo a corpo, non sono indicate le ragioni della guerra, i nemici e gli alti comandi non sono mostrati, in scena c’è solo un’umanità in gabbia, già morta e sepolta sotto metri di neve prima che inizi l’esile vicenda narrativa che la vede protagonista. I soldati di Olmi, esangui e febbricitanti, sono dei fantasmi che cercano di esorcizzare l’incubo dell’attesa di una morte inutile e ingloriosa.
Le suggestioni visive del paesaggio illuminato dalla luna fanno da contrappunto allo spazio claustrofobico e innaturale della trincea. La natura silenziosa è lo spazio dell’apparizione del divino: un larice si colora d’oro sotto gli occhi della sentinella; uno spazio che, riempito a poco a poco dai rombi dell’artiglieria, dopo un bombardamento fragoroso che infuoca il larice, trasfigura: dissolti i fumi delle esplosioni rimane la terra rivoltata, e anche la trincea mostra il suo aspetto di ferita nel paesaggio.

Olmi gira un film più spirituale che storico, che ha il tono di un compianto per i caduti. Ad alcuni dei quali, arrivata la primavera che scioglierà la neve, si potrà dare sepoltura; altri rimarranno lì, e su di essi l’erba dei prati ricrescerà coprendo le tracce di quello che è accaduto.

Mercoledì 15 aprile 2015 – ore 15.30 – ore 21

Cine Teatro Pax - vicolo Fiume 4

Versione rimasterizzata.

Ingresso prezzo unico € 4,00.

La proiezione del film è preceduta da un OMAGGIO al regista Francesco Rosi, recentemente scomparso.

UOMINI CONTRO (1970)

regia: Francesco Rosi
soggetto: da Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu
sceneggiatura: Tonino Guerra, Raffaele La Capria, Francesco Rosi
fotografia (Technicolor): Pasquale De Santis
scenografia: Andrea Crisanti
costumi: Franco Carretti, Gabriella Pescucci
musica: Piero Piccioni
montaggio: Ruggero Mastroianni
interpreti: Mark Frechette, Alain Cuny, Gian Maria Volonté, Giampiero Albertini, Pier Paolo Capponi, Franco Graziosi
produzione: Prima Cinematografica (Roma) - Jadran Film (Zagabria)
distribuzione: Euro International Film-Warner Bros.
durata: 101

Uomini contro affronta la Prima guerra mondiale in modo rigoroso e con crudo realismo, erodendo inesorabile, scena dopo scena, il mito ad essa legato della bella morte e dell’eroico sacrificio dei soldati per la patria. Sulla base di un attento lavoro di documentazione storica, il film restituisce un’immagine autentica, non estetizzante di quel conflitto, mostrandone l’assurdità e mettendo in primo piano l’orrore dei continui massacri e delle decimazioni.

Attraverso la figura del tenente protagonista che, partito interventista, matura in trincea la sua opposizione alla guerra, il film propone al pubblico una presa di coscienza della natura di uno degli snodi principali della storia nazionale. Rosi ne evidenzia le caratteristiche di guerra capitalista nella quale si replicano i conflitti di classe e i rapporti di potere che attraversano la società nel suo complesso. Una guerra che prima di essere di una nazione contro l’altra è dei ceti dirigenti contro il proletariato: i veri nemici dei contadini in divisa sono gli ufficiali di alto grado che amministrano la repressione, i tribunali militari, i ministri e i fabbricanti di “scarpe di cartone” che speculano sulla guerra. In questo modo il discorso del film si estende alla natura delle guerre in generale e all’attualità della fine degli anni ‘60, situandosi nel clima di contestazione sociale di quel periodo.

Il film ebbe una vita distributiva piuttosto difficile: Rosi fu denunciato – e poi assolto in istruttoria – per vilipendio delle Forze armate; ci furono appelli per cancellarlo dalla programmazione e in seguito la Rai lo tenne per anni negli archivi senza trasmetterlo.

FRANCESCO ROSI

Nasce a Napoli nel 1922. Fin da bambino, grazie alla famiglia, si avvicina al teatro e al cinema, passioni che coltiva durante gli anni del liceo e dell’università. Dopo la guerra e un periodo di clandestinità in Toscana, ritorna a Napoli e collabora con la radio del Psychological Warfare Branch. Si trasferisce poi a Roma, dove lavora in teatro come assistente di Ettore Giannini, ma anche come attore e disegnatore di manifesti pubblicitari.

La prima e determinante esperienza nel cinema è quella di assistente alla regia di Luchino Visconti ne La terra trema (1948). La partecipazione a quel film come segretario di edizione, disegnatore delle inquadrature per i raccordi e assistente al doppiaggio, gli valse da vera e propria scuola. Da Visconti eredita l’esigenza di partecipare con il cinema alla vita civile, di farne uno strumento anche politico e soprattutto sociale.

Fino alla metà degli anni ‘50 alterna le attività di aiuto regista, direttore di doppiaggio, soggettista e sceneggiatore. Nel 1952 porta a termine Camicie rosse di Goffredo Alessandrini e nel 1956 collabora con Vittorio Gassman alla sceneggiatura e alla regia di Kean, genio e sregolatezza, due prove che convincono Franco Cristaldi della Lux Film a produrre nel 1958 il suo primo lungometraggio, La sfida. In questo film sono già presenti la volontà di esplorare, capire e testimoniare la realtà, e la concezione del cinema, oltre che come spettacolo, come strumento di conoscenza, che interloquisca con lo spettatore e si faccia stimolo di una riflessione sulla storia e sulla realtà sociale del Paese. Questo approccio si precisa con Salvatore Giuliano e si sviluppa con i film successivi: Le mani sulla città (Leone d’oro a Venezia nel 1963), Il caso Mattei, Lucky Luciano delineano un metodo d’inchiesta che unisce agli strumenti del cinema quelli del giornalismo e quelli della ricerca storica. Mescolando documentario, ricostruzione e finzione – realtà e invenzione artistica – attori professionisti e non professionisti, Rosi costruisce un cinema che è anche interpretazione dei fatti narrati, didattico ma non didascalico. Dalla metà degli anni ’70 i film alternano temi sociali a temi più universali: tra gli altri Cristo si è fermato a Eboli, Tre fratelli e infine La tregua, dal libro di Primo Levi.

Quello di Rosi è un cinema che con il suo intervento sulla realtà ha contribuito e contribuisce alla costruzione di una memoria storica di molti momenti chiave e alla formazione di un’opinione pubblica consapevole, soprattutto dei rapporti di potere che regolano politica e società.
A conclusione di una lunga serie di premi raccolti in giro per il mondo, nel 2012, durante la 69ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, a Rosi viene assegnato il Leone d’oro alla carriera.

Francesco Rosi muore a 92 anni, il 10 gennaio 2015.

Mercoledì 11 marzo 2015 - ore 21

Cine Teatro Pax - vicolo Fiume 4

Il film è presentato in un’unica proiezione in formato pellicola 35 mm.

In collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale.

Ingresso gratuito.

LA GRANDE GUERRA (1959)

regia: Mario Monicelli
sogg. e scen.: Age & Scarpelli, Mario Monicelli, Luciano Vincenzoni
fotografia (b/n): Giuseppe Rotunno
scenografia: Mario Garbuglia
costumi: Danilo Donati
musica: Nino Rota
montaggio: Adriana Novelli
interpreti: Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Silvana Mangano
produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica (Roma) - Gray Film (Parigi)
distribuzione: De Laurentiis
durata: 140’

La grande guerra è il primo film italiano a mettere in scena la prima guerra mondiale ripulendola dalle incrostazioni della retorica patriottico-militarista con la quale era stata rappresentata fino a quel momento. I soldati di Monicelli, privi di qualunque marzialità e patriottismo, sono prima di tutto uomini, parte di quell’umanità che, spesso inconsapevole delle motivazioni del conflitto, malnutrita, mal equipaggiata e mal guidata, fu gettata suo malgrado in quell’inutile massacro.

I due protagonisti, irriducibili imboscati che fanno di tutto per sottrarsi ai rischi del fronte, finiscono per morire quasi da eroi. Spinti forse più dalla solidarietà verso i compagni di trincea, da loro diverse volte abbandonati, che da un genuino spirito patriottico, preferiscono la fucilazione a un tradimento che li qualificherebbe definitivamente come vigliacchi.

Il registro comico e quello tragico, i modi del neorealismo e quelli della commedia all’italiana si mescolano dando forma a un film dall’intonazione anti-epica ma di grande impatto emotivo, in grado di rileggere in modo critico e documentato la storia contemporanea.

Il tentativo di demitizzare uno degli eventi cruciali del processo storico nazionale non mancò di scatenare polemiche. Le accuse di vilipendio delle Forze armate e di mancanza di rispetto verso i caduti, avanzate ancor prima che iniziassero le riprese, furono poi ridimensionate anche dall’enorme successo di pubblico che il film riscosse fin dalla sua prima presentazione alla XX Mostra Cinematografica di Venezia, dove vinse il Leone d’oro ex-aequo con Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini. Il film ricevette una nomination all’Oscar come miglior film straniero, si aggiudicò inoltre tre David di Donatello e due Nastri d’argento.

Iniziativa a cura del Cine Teatro Pax con il patrocinio del Comune di Cinisello Balsamo - coordinamento: Centro Documentazione Storica, Staff del Sindaco e della Giunta. Media partner La Città. Schede a cura di Andrea Lagattolla.

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Manifesto

Mercoledì 22 aprile 2015 – ore 15.30 – ore 21

Cine Teatro Pax - vicolo Fiume 4

Ingresso prezzo unico € 4,00.

TORNERANNO I PRATI (2014)

regia: Ermanno Olmi
collaborazione alla regia: Maurizio Zaccaro
sogg. e scen.: Ermanno Olmi, ispirati al racconto La paura (1921) di Federico De Roberto
fotografia: Fabio Olmi
scenografia: Giuseppe Pirotta
costumi: Andrea Cavalletto
musica: Paolo Fresu
montaggio: Paolo Cottignola
interpreti: Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni
produzione: Cinemaundici - Ipotesi Cinema - Rai Cinema
distribuzione: 01 Distribution
durata: 80’

Torneranno i prati, realizzato su commissione nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della Prima guerra mondiale, osserva il conflitto dall’interno di un microcosmo: la trincea di un avamposto d’alta quota sul fronte Nord-Est durante una notte sul finire del 1917.

Il film estrae una piccola porzione spazio-temporale, sottraendola a una prospettiva storica più ampia, e al suo interno racconta la condizione umana nella trappola della guerra. Non ci sono assalti corpo a corpo, non sono indicate le ragioni della guerra, i nemici e gli alti comandi non sono mostrati, in scena c’è solo un’umanità in gabbia, già morta e sepolta sotto metri di neve prima che inizi l’esile vicenda narrativa che la vede protagonista. I soldati di Olmi, esangui e febbricitanti, sono dei fantasmi che cercano di esorcizzare l’incubo dell’attesa di una morte inutile e ingloriosa.
Le suggestioni visive del paesaggio illuminato dalla luna fanno da contrappunto allo spazio claustrofobico e innaturale della trincea. La natura silenziosa è lo spazio dell’apparizione del divino: un larice si colora d’oro sotto gli occhi della sentinella; uno spazio che, riempito a poco a poco dai rombi dell’artiglieria, dopo un bombardamento fragoroso che infuoca il larice, trasfigura: dissolti i fumi delle esplosioni rimane la terra rivoltata, e anche la trincea mostra il suo aspetto di ferita nel paesaggio.

Olmi gira un film più spirituale che storico, che ha il tono di un compianto per i caduti. Ad alcuni dei quali, arrivata la primavera che scioglierà la neve, si potrà dare sepoltura; altri rimarranno lì, e su di essi l’erba dei prati ricrescerà coprendo le tracce di quello che è accaduto.

Mercoledì 15 aprile 2015 – ore 15.30 – ore 21

Cine Teatro Pax - vicolo Fiume 4

Versione rimasterizzata.

Ingresso prezzo unico € 4,00.

La proiezione del film è preceduta da un OMAGGIO al regista Francesco Rosi, recentemente scomparso.

UOMINI CONTRO (1970)

regia: Francesco Rosi
soggetto: da Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu
sceneggiatura: Tonino Guerra, Raffaele La Capria, Francesco Rosi
fotografia (Technicolor): Pasquale De Santis
scenografia: Andrea Crisanti
costumi: Franco Carretti, Gabriella Pescucci
musica: Piero Piccioni
montaggio: Ruggero Mastroianni
interpreti: Mark Frechette, Alain Cuny, Gian Maria Volonté, Giampiero Albertini, Pier Paolo Capponi, Franco Graziosi
produzione: Prima Cinematografica (Roma) - Jadran Film (Zagabria)
distribuzione: Euro International Film-Warner Bros.
durata: 101

Uomini contro affronta la Prima guerra mondiale in modo rigoroso e con crudo realismo, erodendo inesorabile, scena dopo scena, il mito ad essa legato della bella morte e dell’eroico sacrificio dei soldati per la patria. Sulla base di un attento lavoro di documentazione storica, il film restituisce un’immagine autentica, non estetizzante di quel conflitto, mostrandone l’assurdità e mettendo in primo piano l’orrore dei continui massacri e delle decimazioni.

Attraverso la figura del tenente protagonista che, partito interventista, matura in trincea la sua opposizione alla guerra, il film propone al pubblico una presa di coscienza della natura di uno degli snodi principali della storia nazionale. Rosi ne evidenzia le caratteristiche di guerra capitalista nella quale si replicano i conflitti di classe e i rapporti di potere che attraversano la società nel suo complesso. Una guerra che prima di essere di una nazione contro l’altra è dei ceti dirigenti contro il proletariato: i veri nemici dei contadini in divisa sono gli ufficiali di alto grado che amministrano la repressione, i tribunali militari, i ministri e i fabbricanti di “scarpe di cartone” che speculano sulla guerra. In questo modo il discorso del film si estende alla natura delle guerre in generale e all’attualità della fine degli anni ‘60, situandosi nel clima di contestazione sociale di quel periodo.

Il film ebbe una vita distributiva piuttosto difficile: Rosi fu denunciato – e poi assolto in istruttoria – per vilipendio delle Forze armate; ci furono appelli per cancellarlo dalla programmazione e in seguito la Rai lo tenne per anni negli archivi senza trasmetterlo.

FRANCESCO ROSI

Nasce a Napoli nel 1922. Fin da bambino, grazie alla famiglia, si avvicina al teatro e al cinema, passioni che coltiva durante gli anni del liceo e dell’università. Dopo la guerra e un periodo di clandestinità in Toscana, ritorna a Napoli e collabora con la radio del Psychological Warfare Branch. Si trasferisce poi a Roma, dove lavora in teatro come assistente di Ettore Giannini, ma anche come attore e disegnatore di manifesti pubblicitari.

La prima e determinante esperienza nel cinema è quella di assistente alla regia di Luchino Visconti ne La terra trema (1948). La partecipazione a quel film come segretario di edizione, disegnatore delle inquadrature per i raccordi e assistente al doppiaggio, gli valse da vera e propria scuola. Da Visconti eredita l’esigenza di partecipare con il cinema alla vita civile, di farne uno strumento anche politico e soprattutto sociale.

Fino alla metà degli anni ‘50 alterna le attività di aiuto regista, direttore di doppiaggio, soggettista e sceneggiatore. Nel 1952 porta a termine Camicie rosse di Goffredo Alessandrini e nel 1956 collabora con Vittorio Gassman alla sceneggiatura e alla regia di Kean, genio e sregolatezza, due prove che convincono Franco Cristaldi della Lux Film a produrre nel 1958 il suo primo lungometraggio, La sfida. In questo film sono già presenti la volontà di esplorare, capire e testimoniare la realtà, e la concezione del cinema, oltre che come spettacolo, come strumento di conoscenza, che interloquisca con lo spettatore e si faccia stimolo di una riflessione sulla storia e sulla realtà sociale del Paese. Questo approccio si precisa con Salvatore Giuliano e si sviluppa con i film successivi: Le mani sulla città (Leone d’oro a Venezia nel 1963), Il caso Mattei, Lucky Luciano delineano un metodo d’inchiesta che unisce agli strumenti del cinema quelli del giornalismo e quelli della ricerca storica. Mescolando documentario, ricostruzione e finzione – realtà e invenzione artistica – attori professionisti e non professionisti, Rosi costruisce un cinema che è anche interpretazione dei fatti narrati, didattico ma non didascalico. Dalla metà degli anni ’70 i film alternano temi sociali a temi più universali: tra gli altri Cristo si è fermato a Eboli, Tre fratelli e infine La tregua, dal libro di Primo Levi.

Quello di Rosi è un cinema che con il suo intervento sulla realtà ha contribuito e contribuisce alla costruzione di una memoria storica di molti momenti chiave e alla formazione di un’opinione pubblica consapevole, soprattutto dei rapporti di potere che regolano politica e società.
A conclusione di una lunga serie di premi raccolti in giro per il mondo, nel 2012, durante la 69ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, a Rosi viene assegnato il Leone d’oro alla carriera.

Francesco Rosi muore a 92 anni, il 10 gennaio 2015.

Mercoledì 11 marzo 2015 - ore 21

Cine Teatro Pax - vicolo Fiume 4

Il film è presentato in un’unica proiezione in formato pellicola 35 mm.

In collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale.

Ingresso gratuito.

LA GRANDE GUERRA (1959)

regia: Mario Monicelli
sogg. e scen.: Age & Scarpelli, Mario Monicelli, Luciano Vincenzoni
fotografia (b/n): Giuseppe Rotunno
scenografia: Mario Garbuglia
costumi: Danilo Donati
musica: Nino Rota
montaggio: Adriana Novelli
interpreti: Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Silvana Mangano
produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica (Roma) - Gray Film (Parigi)
distribuzione: De Laurentiis
durata: 140’

La grande guerra è il primo film italiano a mettere in scena la prima guerra mondiale ripulendola dalle incrostazioni della retorica patriottico-militarista con la quale era stata rappresentata fino a quel momento. I soldati di Monicelli, privi di qualunque marzialità e patriottismo, sono prima di tutto uomini, parte di quell’umanità che, spesso inconsapevole delle motivazioni del conflitto, malnutrita, mal equipaggiata e mal guidata, fu gettata suo malgrado in quell’inutile massacro.

I due protagonisti, irriducibili imboscati che fanno di tutto per sottrarsi ai rischi del fronte, finiscono per morire quasi da eroi. Spinti forse più dalla solidarietà verso i compagni di trincea, da loro diverse volte abbandonati, che da un genuino spirito patriottico, preferiscono la fucilazione a un tradimento che li qualificherebbe definitivamente come vigliacchi.

Il registro comico e quello tragico, i modi del neorealismo e quelli della commedia all’italiana si mescolano dando forma a un film dall’intonazione anti-epica ma di grande impatto emotivo, in grado di rileggere in modo critico e documentato la storia contemporanea.

Il tentativo di demitizzare uno degli eventi cruciali del processo storico nazionale non mancò di scatenare polemiche. Le accuse di vilipendio delle Forze armate e di mancanza di rispetto verso i caduti, avanzate ancor prima che iniziassero le riprese, furono poi ridimensionate anche dall’enorme successo di pubblico che il film riscosse fin dalla sua prima presentazione alla XX Mostra Cinematografica di Venezia, dove vinse il Leone d’oro ex-aequo con Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini. Il film ricevette una nomination all’Oscar come miglior film straniero, si aggiudicò inoltre tre David di Donatello e due Nastri d’argento.

Iniziativa a cura del Cine Teatro Pax con il patrocinio del Comune di Cinisello Balsamo - coordinamento: Centro Documentazione Storica, Staff del Sindaco e della Giunta. Media partner La Città. Schede a cura di Andrea Lagattolla.

PDF - 747.3 Kb
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