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Storia del parco di Villa Ghirlanda Silva

La storia del giardino, poi parco, di Villa Ghirlanda Silva, è strettamente connessa all’operato e ai voleri dei suoi primi proprietari privati, i conti Silva, stabilitisi nella residenza "di campagna" fin dalla metà del Seicento. In effetti il giardino, oggi di proprietà comunale e aperto al pubblico, nacque proprio in quel periodo, con impianto formale caratterizzato da un tracciato simmetrico di percorsi e aiuole, in cui l’assetto planimetrico era pensato in funzione di un collegamento visivo tra il grande cancello d’ingresso, il viale principale e il salone centrale dell’edificio, collegati virtualmente da un cannocchiale prospettico esteso all’infinito. Quasi certamente, il conte Donato (Ferdinando Antonio) Silva, estimatore e conoscitore delle scienze botaniche, si occupò personalmente del suo giardino dove, accanto alla coltivazione di piante arboree, arbustive ed ornamentali, volle introdurre anche un frutteto, un agrumeto e alcune specie esotiche, per le quali si predispose la costruzione di una serra di acclimatazione per i mesi invernali. La sistemazione artificiosa, pensata secondo i canoni codificati dal nostro Rinascimento e ripresi nel giardino geometrico “alla francese”, fu ancora in auge per quasi tutto il Settecento. Alla prima metà del secolo risalgono infatti le più importanti fonti iconografiche di questo giardino, immortalato nelle splendide incisioni di Marc’Antonio Dal Re (1726) e Karl Remshart (ante 1735), che ritraggono la villa e il grande parterre antistante. Con l’affermarsi della cultura romantica, la nuova sensibilità che invase tutte le arti, comportò la necessità di liberare il giardino dai rigidi schemi imposti dal pensiero illuminista. Ercole Silva, nipote di Donato, immaginò quindi un paesaggio pienamente in sintonia con la moda dell’epoca e, tra i pionieri italiani della sistemazione “all’inglese”, diede corpo a un’idea di giardino informale che trovò applicazione pratica a Cinisello e teorica nel suo trattato Dell’arte de’ giardini inglesi, dato alle stampe nel 1801 e riedito nel 1813. I viali rettilinei vennero trasformati in sentieri tortuosi immersi nella vegetazione, che divenne più folta, maestosa e libera, quasi a documentare il trionfo della “natura” sull’intervento ordinatore dell’uomo, occultando l’esistenza di un progetto d’insieme ben delineato. Come prescritto dallo stesso Silva nel suo Trattato - che raccomandava di allontanarsi dalla visione unica delle restituzioni prospettiche settecentesche, a favore di molteplici vedute da cui è bandita la ripresa assiale, dall’autore definita «veduta del punto di mezzo» - l’impianto settecentesco, concepibile in un unico colpo d’occhio, lasciò quindi il posto a un ambiente multiforme, ricco di sorprese inaspettate, allusioni simboliche e reminiscenze classiche. Tutte le opere inserite dal Silva furono citate nella descrizione anonima del 1811, o ritratte nelle litografie di Gaetano Riboldi a corredo del Trattato, che documentano lo stato di fatto all’inizio dell’Ottocento, quando nel parco erano presenti il finto rudere di un Tempio di Giano, il Tempietto della Fortuna Avita e la grotta scavata nell’altura già concepita dallo zio Donato. L’ultimo intervento nel parco storico è ascrivibile alla metà dello stesso secolo, su ideazione di Carlo Ghirlanda Silva. Le varianti, consistenti nell’introduzione di architetture dallo spiccato gusto neogotico ed eclettico, sono registrate nelle edizioni del 1843 e del 1855 della Descrizione della villa Silva in Cinisello, mentre le fonti iconografiche, costituite dalle tavole incise di Sofia Molteni dedicate allo Chalet svizzero e al Lodge scozzese, furono pubblicate nella Grande illustrazione del Lombardo Veneto curata da Cesare Cantù. Il parco di villa Ghirlanda Silva, di proprietà comunale dagli anni Settanta del XX secolo, mantiene oggi la stessa conformazione planimetrica del XIX secolo, benché inserito in una realtà urbana che mantiene solo parzialmente un rapporto visivo, strutturale e fisico con il sistema residenziale storico. Le persistenze, i reperti e gli arredi antichi, il sistema dei percorsi tra la vegetazione e l’impianto originario costituiscono tuttora dei segni forti, caratterizzanti e strutturanti, in attesa che una nuova attenzione progettuale ne valorizzi la presenza e ne attualizzi il ruolo. Il parco è attualmente capofila della ReGiS (Rete dei Giardini Storici) – Rete di scambio e confronto tra Amministrazioni pubbliche proprietarie di parchi e giardini storici situati nell’area nord-milanese e briantea. (www.retegiardinistorici.com)

Data ultima modifica: 3 giugno 2020
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