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La casa di frontiera

Mercoledì 27 giugno 2018, ore 20.45
Il Pertini, auditorium

Spettacolo teatrale dalla vena assurda e irriverente a chiusura del ciclo di incontri "L’importanza di essere esule".

La casa di frontiera

di Slavomir Mrozek

Immaginate una tranquilla famigliola in una serena casetta. Poi, immaginate che all’improvviso si presentino alla porta alcuni diplomatici per tracciare una frontiera che attraverserà la sala.
Immaginate ancora che la famigliola per poter pranzare debba sdoganare i tortellini, sotto l’occhio torvo di un doganiere poiché sfortunatamente sono al di là della frontiera.

Da questi esercizi di immaginazione, Slavomir Mrozek - con la sua vena irriverente - ha tratto La casa di frontiera. Come il pubblico avrà modo di osservare, situazione buffa dopo situazione buffa, la questione si complicherà alquanto. E poiché il rapporto tra teatro e realtà è ambiguo assai, nella realtà qualcosa di simile è accaduto davvero.
Nel 1954, in occasione della ridefinizione dei confini tra Italia e Jugoslavia, la casa del signor Luca Heller fu attraversata dal confine. E Hannah Arendt, in fuga dalla Germania nazista, raccontò di essere riuscita a salvarsi grazie ad una casa che aveva due porte d’ingresso: una verso la frontiera boema l’altra verso quella tedesca.
D’altronde, tracciare frontiere è una delle massime aspirazioni dei governi. Stabilire un al di qua e un al di là è un modo per dividere le persone, per metterle le une contro le altre, per esercitare potere. È sufficiente che due villette contigue siano attraversate da una frontiera e il buon vicinato si trasformerà in sospetto continuo e, alla prima occasione, non mancherà di sfociare in un conflitto cruento.

Questa pièce teatrale rappresentata per la prima volta negli anni Sessante purtroppo non ha perso la propria attualità. Ed è per questo che l’associazione Oneiros Teatro, a conclusione del ciclo L’importanza di essere esule, la ripropone al pubblico.

Con
Maurizio Bove, Sergio Ciccolella, Marco Cuzzi, Cinzia Delmonte, Adriano Martinez, Antonio Napoletano

Luci Giorgio Menegardo
Regia Brunella Ardit
Foto e video Davide Consoli

Curatore della rassegna Riccardo Di Vincenzo

INGRESSO LIBERO E GRATUITO

PDF - 819.4 Kb
volantino
Data ultima modifica: 23 giugno 2018

Mercoledì 27 giugno 2018, ore 20.45
Il Pertini, auditorium

Spettacolo teatrale dalla vena assurda e irriverente a chiusura del ciclo di incontri "L’importanza di essere esule".

La casa di frontiera

di Slavomir Mrozek

Immaginate una tranquilla famigliola in una serena casetta. Poi, immaginate che all’improvviso si presentino alla porta alcuni diplomatici per tracciare una frontiera che attraverserà la sala.
Immaginate ancora che la famigliola per poter pranzare debba sdoganare i tortellini, sotto l’occhio torvo di un doganiere poiché sfortunatamente sono al di là della frontiera.

Da questi esercizi di immaginazione, Slavomir Mrozek - con la sua vena irriverente - ha tratto La casa di frontiera. Come il pubblico avrà modo di osservare, situazione buffa dopo situazione buffa, la questione si complicherà alquanto. E poiché il rapporto tra teatro e realtà è ambiguo assai, nella realtà qualcosa di simile è accaduto davvero.
Nel 1954, in occasione della ridefinizione dei confini tra Italia e Jugoslavia, la casa del signor Luca Heller fu attraversata dal confine. E Hannah Arendt, in fuga dalla Germania nazista, raccontò di essere riuscita a salvarsi grazie ad una casa che aveva due porte d’ingresso: una verso la frontiera boema l’altra verso quella tedesca.
D’altronde, tracciare frontiere è una delle massime aspirazioni dei governi. Stabilire un al di qua e un al di là è un modo per dividere le persone, per metterle le une contro le altre, per esercitare potere. È sufficiente che due villette contigue siano attraversate da una frontiera e il buon vicinato si trasformerà in sospetto continuo e, alla prima occasione, non mancherà di sfociare in un conflitto cruento.

Questa pièce teatrale rappresentata per la prima volta negli anni Sessante purtroppo non ha perso la propria attualità. Ed è per questo che l’associazione Oneiros Teatro, a conclusione del ciclo L’importanza di essere esule, la ripropone al pubblico.

Con
Maurizio Bove, Sergio Ciccolella, Marco Cuzzi, Cinzia Delmonte, Adriano Martinez, Antonio Napoletano

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