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Tuttalpiù vivo. Vite di italiani dal 500 ad oggi tra letteratura e biografia

GIOVEDI’ 9 MARZO 2017 | ORE 21.00

“Questo libro ambisce ad essere la trascrizione di un mio racconto orale sulla vita di Luigi Pirandello da un punto di vista limitato e del tutto personale (…). Il racconto non è destinato agli accademici, agli storici, agli studiosi di Pirandello ché queste cose per loro son risapute, ma al lettore più che comune”.
(Andrea Camilleri)

L’argomento, in una prima versione, era stato già trattato nella relazione letta a un convegno su Pirandello, svoltosi a San Miniato nell’estate del 1996; ora il lavoro, oltre ad offrire una testimonianza affettiva sul rapporto tra due conterranei, mette in luce, in modo più organico e articolato, un ritratto dell’illustre scrittore e drammaturgo, che sorprende e commuove, incuriosisce e fa riflettere.

In queste pagine scorre così una sorta di biografia letteraria di Luigi Pirandello che è l’esito non solamente di uno straordinario lavoro di ricerca (lettere, monografie, libri, documenti), ma anche della rivisitazione che Camilleri fa nel grande archivio della sua memoria. E’ alla dimensione demologica della comunità d’appartenenza che rinvia il titolo. Era un’epoca fantasiosa quella dell’Ottocento siciliano in cui agivano credenze magiche cosparse di tanta ingenuità; circolavano allora bizzarre leggende, e c’era fra queste “la favola del figlio cambiato”. Al piccolo Luigi la racconta Maria Stella, la donna di servizio. In essa si parla de “Li donni”, cioè “le Donne”: streghe che avevano il potere di sostituire un bambino appena nato con un altro. Racconto questo, sostiene Camilleri, che da Pirandello è introiettato come veritiero in conseguenza del pessimo rapporto con il proprio genitore. Alla scoperta che costui ha un’amante, la reazione è di rabbia: il ragazzino va via dopo aver sputato alla donna, mentre suo padre, da lui ignorato, si era nascosto per la vergogna dietro una tenda. La conflittualità dell’episodio gli fa così credere, per assurdo, di non essere il figlio vero, ma quello cambiato come nell’anzidetta leggenda. Per sostenere la sua interpretazione, Camilleri si avvale di ragionamenti: il trauma subito è così forte che Pirandello sarà indotto a rielaborare il racconto del cambio nell’invenzione letteraria. Non a caso nella novella «Il figlio cambiato» è narrata la disperazione di una madre, uscita di senno dopo aver constatato che il proprio figlio, un bimbo bellissimo, viene sostituito con una creatura demente e storpia. E di essa si conoscono altre due versioni: la trasposizione teatrale in versi di tre scene intitolate «La favola del figlio cambiato» da inserire ne «I Giganti della montagna» e il libretto, anch’esso con lo stesso titolo, per la musica di Malipiero. Verrebbe la voglia di soffermarsi su altri particolari, essendo sì ricco di dati questo avvincente racconto-saggio.

Oltre ai traumi dell’infanzia, c’è il rapporto tra lui e la moglie, Antonietta Portolano, la quale, dopo il parto del primogenito Stefano, comincerà a dare segni di fragilità mentale. Toccanti le pagine che descrivono la riconciliazione di Pirandello con il padre ottuagenario. Egli ora non si sente più il figlio cambiato e fa di tutto perché i suoi figli non siano soggetti ai condizionamenti negativi da lui subiti. L’esposizione non finisce di sorprendere, accoglie la complessità della vita. E di singolare valore appare il criterio fondamentale di ricerca adottato: l’individuazione di brani da leggersi con riferimento a certi episodi della vita di Pirandello.

6 aprile Lucrezia Borgia di Maria Bellonci
4 maggio Una donna di Sibilla Aleramo
8 giugno Il fasciocomunista: vita scriteriata di Accio Benassi di Antonio Pennacchi

Gruppo di lettura

“Questo libro ambisce ad essere la trascrizione di un mio racconto orale sulla vita di Luigi Pirandello da un punto di vista limitato e del tutto personale (…). Il racconto non è destinato agli accademici, agli storici, agli studiosi di Pirandello ché queste cose per loro son risapute, ma al lettore più che comune”.
(Andrea Camilleri)

L’argomento, in una prima versione, era stato già trattato nella relazione letta a un convegno su Pirandello, svoltosi a San Miniato nell’estate del 1996; ora il lavoro, oltre ad offrire una testimonianza affettiva sul rapporto tra due conterranei, mette in luce, in modo più organico e articolato, un ritratto dell’illustre scrittore e drammaturgo, che sorprende e commuove, incuriosisce e fa riflettere.

In queste pagine scorre così una sorta di biografia letteraria di Luigi Pirandello che è l’esito non solamente di uno straordinario lavoro di ricerca (lettere, monografie, libri, documenti), ma anche della rivisitazione che Camilleri fa nel grande archivio della sua memoria. E’ alla dimensione demologica della comunità d’appartenenza che rinvia il titolo. Era un’epoca fantasiosa quella dell’Ottocento siciliano in cui agivano credenze magiche cosparse di tanta ingenuità; circolavano allora bizzarre leggende, e c’era fra queste “la favola del figlio cambiato”. Al piccolo Luigi la racconta Maria Stella, la donna di servizio. In essa si parla de “Li donni”, cioè “le Donne”: streghe che avevano il potere di sostituire un bambino appena nato con un altro. Racconto questo, sostiene Camilleri, che da Pirandello è introiettato come veritiero in conseguenza del pessimo rapporto con il proprio genitore. Alla scoperta che costui ha un’amante, la reazione è di rabbia: il ragazzino va via dopo aver sputato alla donna, mentre suo padre, da lui ignorato, si era nascosto per la vergogna dietro una tenda. La conflittualità dell’episodio gli fa così credere, per assurdo, di non essere il figlio vero, ma quello cambiato come nell’anzidetta leggenda. Per sostenere la sua interpretazione, Camilleri si avvale di ragionamenti: il trauma subito è così forte che Pirandello sarà indotto a rielaborare il racconto del cambio nell’invenzione letteraria. Non a caso nella novella «Il figlio cambiato» è narrata la disperazione di una madre, uscita di senno dopo aver constatato che il proprio figlio, un bimbo bellissimo, viene sostituito con una creatura demente e storpia. E di essa si conoscono altre due versioni: la trasposizione teatrale in versi di tre scene intitolate «La favola del figlio cambiato» da inserire ne «I Giganti della montagna» e il libretto, anch’esso con lo stesso titolo, per la musica di Malipiero. Verrebbe la voglia di soffermarsi su altri particolari, essendo sì ricco di dati questo avvincente racconto-saggio.

Oltre ai traumi dell’infanzia, c’è il rapporto tra lui e la moglie, Antonietta Portolano, la quale, dopo il parto del primogenito Stefano, comincerà a dare segni di fragilità mentale. Toccanti le pagine che descrivono la riconciliazione di Pirandello con il padre ottuagenario. Egli ora non si sente più il figlio cambiato e fa di tutto perché i suoi figli non siano soggetti ai condizionamenti negativi da lui subiti. L’esposizione non finisce di sorprendere, accoglie la complessità della vita. E di singolare valore appare il criterio fondamentale di ricerca adottato: l’individuazione di brani da leggersi con riferimento a certi episodi della vita di Pirandello.

6 aprile Lucrezia Borgia di Maria Bellonci
4 maggio Una donna di Sibilla Aleramo
8 giugno Il fasciocomunista: vita scriteriata di Accio Benassi di Antonio Pennacchi

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