2023
Bianca - Paesi Bassi
Ciao! Sono Bianca, ho 24 anni e vivo a Milano. Qualche mese fa, dopo 5 lunghi e faticosi anni, mi sono laureata in ingegneria, specializzandomi nell’ambito della sostenibilità e dell’impatto sociale.
Proprio grazie al mio percorso di studi, ho realizzato quanto la collaborazione tra le persone sia alla base di ogni cambiamento positivo nel mondo.
Inoltre, negli ultimi tempi, ho partecipato ad alcune attività di volontariato, che mi hanno aperto un mondo, e mi hanno fatto scoprire quanto mi piaccia interagire, collaborare, e scambiare esperienze con le persone.

Quindi, prima di iniziare la mia carriera professionale, ho deciso di intraprendere questa esperienza di volontariato all’estero. Anche perché dopo le limitazioni imposte dalla pandemia e il (troppo) tempo passato davanti a un pc per studiare, la mia voglia di viaggiare e fare cose nuove è aumentata esponenzialmente.
Quindi, ho deciso di imbarcarmi in questa avventura nei Paesi Bassi, con l’organizzazione “Lava Legato”, nata per supportare la comunità locale di Rotterdam, in particolare nei quartieri dove le disuguaglianze sociali sono maggiori. Io però vivrò con altri 6 volontari a Zoetermeer, una cittadina tra Rotterdam e l’Aia, dove l’organizzazione è presente con attività di supporto a persone con disabilità, bambini, e giovani adulti in difficoltà. La cosa che mi ha attratta di più di questo ESC in particolare è proprio la possibilità di svolgere molte attività diverse.
Ovviamente ora, con le valigie pronte e il biglietto dell’aereo tra le mani, l’ansia e la
curiosità iniziano a farsi sentire: chissà come sarà condividere la casa con persone che non conosco, chissà come saranno le mie giornate, chissà se riuscirò a dare un contributo concreto al progetto, chissà se mi piacerà l’Olanda…
Non vedo l’ora di iniziare e dare una risposta a tutte queste domande! Anche se sono
sicura che in qualunque modo vadano questi 4 mesi, sarà un’esperienza che porterò con me per sempre.
Dopo circa un mese dal mio rientro in Italia, mi trovo a ripercorrere questi quattro mesi che mi porterò dentro per sempre e che mi hanno arricchita moltissimo. Per raccontare al meglio la mia esperienza, vorrei raccontare la mia settimana tipo, nella quale ogni giorno passavo il mio tempo in una struttura diversa, per supportare diverse persone con diversi tipi di disabilità.
Per esempio il lunedì passavo la giornata con persone molto anziane, e soprattutto inizialmente, giocavo con loro a carte o con dei giochi da tavola. Poi, quando ho preso più confidenza, mi hanno proposto di fare dei “lavoretti” creativi, con quello nella foto qui sotto, e a anche se sono la persona meno creativa del mondo, è stato veramente bello ingegnarsi ogni settimana e riuscire a comunicare attraverso queste attività, nonostante la barriera linguistica.

Il martedì invece, andavo in una struttura con persone di circa 30/40 anni con disabilità sia fisiche che cognitive, e in quel caso, insieme ad un’altra ragazza, cucinavamo per tutti (circa 30 persone).
Prima di cena andavamo a fare la spesa insieme ad alcuni dei residenti della struttura, poi cucinavamo e dopo cena (alle 5 del pomeriggio, sigh) passavamo ancora del tempo con loro.
Nella foto qui sotto sto cucinando il “flammkuchen”, ovvero l’equivalente tedesco della pizza, che in Olanda amano moltissimo, con bacon, cipolle, peperoni e panna acida (doppio sigh). Il mercoledì e il giovedì avevo due giornate molto simili, infatti entrambi i giorni andavo in strutture dove vivevano ragazzi molto giovani, quasi tutti affetti da autismo o disturbi del comportamento.

Questi due giorni erano i miei preferiti, perché riuscivo ad interfacciarmi con persone della mia stessa età, il cui bisogno principale era quello di fare esattamente quello che farebbe un qualsiasi ventenne. Quindi andavamo a fare shopping, al cinema, giravamo in bici, facevamo sport, giocavamo, o più semplicemente passavamo il nostro tempo a chiacchierare. Di domenica invece, partecipavo come aiutante a degli allenamenti di kickboxing per bambini (sicuramente una delle attività più divertenti di tutta la mia esperienza) e nel pomeriggio andavo in una struttura per persone con danni celebrali a seguito di incidenti. Infine, ci sono i momenti che ricorderò di più, i weekend (che per me erano venerdì e sabato) e i momenti liberi, dove ho davvero fatto le esperienze più belle di tutti questi mesi: i viaggi (anche da sola) in giro per l’Olanda e oltre, i kilometri e kilometri in bici (prendendo tantissima pioggia), i barbecue con i miei amici, il mio compleanno organizzato da persone che fino a 24 ore prima non conoscevo nemmeno, le serate al karaoke e quelle con unatazza di tè e un film, i musei, ifestival…
Quello che sicuramente ha arricchito tantissimo questa esperienza sono le persone, a partire dagli altri volontari con cui ho condiviso sia la casa, che il progetto, che tantissime altre avventure. Poi, la mia hosting organization, che mi ha accolta a braccia aperte a reso tutti questi mesi il più lisci e piacevoli possibile. Infine, ovviamente tutte le persone che anche solo in minima parte ho avuto la fortuna di poter supportare, perché mi hanno dato veramente tanto! Per concludere, mentre sfoglio le foto e le lettere che mi sono portata dietro dal mio viaggio, non posso che consigliare questa esperienza a chiunque voglia viaggiare, conoscere persone e culture nuove, avere mille avventure, e soprattutto donare parte del suo tempo alle altre persone!
Tot ziens,
Bianca.
2022-23
Deborah - Danimarca
Ciao! Sono Deborah, ho 25 anni, una crisi di mezza età (fratto due) e tanta voglia di vedere qualcosa che non siano le mie dispense di Analisi Matematica.
Sono infatti una studentessa di Astronomia all’Università di Padova, ma ho deciso di mettere in pausa i miei studi per un po’ per entrare a far parte dei volontari di Kulturfabrikken in Danimarca.

Il mondo dello skateboard mi affascina, da dieci anni passo gran parte del mio tempo libero con i bambini come animatrice e non riesco ad immaginare la mia vita senza i concerti. La struttura danese dove lavorerò unisce proprio queste tre realtà, fra le altre cose, per cui non ho avuto dubbi: nonostante la scadenza per l’application fosse il giorno dopo aver scoperto dell’esistenza di questo progetto, ho deciso di buttarmi e inviare una candidatura scritta di getto durante la notte, perché sentivo di non potermi perdere l’occasione.
Di solito non credo al destino, ma ammetto che quando Mette di Kulturfabrikken mi ha comunicato che sarei partita davvero mi è sembrato che il caso ci avesse visto giusto, stavolta. Inutile dire che sono elettrizzata!
Sono anche fortunata perché condividerò metà di questa avventura con Alessandro, un altro volontario italiano, e riuscirò anche ad incrociare Marie, la ragazza italiana che sostituirò e che potrà svelarmi qualche segreto per sopravvivere al clima di Nykøbing Falster, decisamente più freddo di quello a cui sono abituata. Ho già riempito entrambi di domande, e insieme a loro anche Elisa e Sara di Eurodesk, gli angeli custodi di tutti i volontari in Danimarca :)
So già che anche il danese sarà una bella sfida, ma mi dicono dalla regia che come impostazione assomiglia vagamente al tedesco, quindi incrocio le dita sperando che mi sia rimasto qualcosa da quando lo studiavo al liceo.
Ora l’unico intoppo non ancora risolto è cercare una scuola di danza nei dintorni della struttura, dove continuare a studiare di tanto in tanto per riuscire a non lasciar da parte quest’altra mia passione. Ho avuto l’opportunità di partecipare ad un workshop proprio in Danimarca, a fine ottobre, che riguardava la danza e l’insegnamento ai bambini - e ne ho approfittato per farmi qualche contatto con ballerini europei che tornano spesso lì, ma chissà cosa andrà in porto.
Sento che questa esperienza è la scelta migliore che potessi fare in questo periodo della mia vita, anche se, da persona ansiosa quale sono, sia la partenza che la permanenza mi terrorizzano. Per fortuna però i danesi mi sembrano persone deliziose, e so che i volontari prima di me si sono trovati benissimo. E chissà, magari tra nove mesi mi terrorizzerà l’idea di tornare a casa, invece!"
Continuo a non capacitarmi di come il tempo passi veloce qui: sono già al sesto mese in Danimarca, e (come da cliché) mi sembra di essere arrivata ieri!
Senza dubbio è anche perché ormai sono entrata nella routine di Kulturfabrikken, dove ogni giorno è diverso e le attività da organizzare nascono come funghi (e crescono come preadolescenti). ll che è una fortuna gigante, ma che ultimamente non mi permette più il lusso di fermarmi a riflettere sull’esperienza fighissima che sto vivendo.
Ormai ho perso il conto di quanti workshop ho aiutato ad organizzare e a cui ho partecipato: dal periodo natalizio con il workshop di fotografia, alle winter holidays in cui abbiamo decorato vestiti second hand con i colori per tessuto, a tutti i concerti per i quali ormai sono la ph e social media manager ufficiale, all’evento in cui con gli skater abbiamo creato una panchina a partire da vecchi skateboard (il mio preferito finora), al laboratorio di graffiti per la Royal Run danese, al corso di arte coi bambini più piccoli in cui creiamo qualcosa usando solo oggetti della natura trovati nel bosco o in giardino… E non vedo l’ora di vedere cosa mi aspetterà d’ora in poi, ma sicuramente una delle priorità sarà organizzare la prossima movie night con gli skater (per riprendere una tradizione iniziata dagli ex volontari).
Una cosa che non do mai per scontata è il modo con cui i miei colleghi si rapportano con me e con i volontari ESC in generale: ero pronta ad un’accoglienza più o meno fredda tipica di chi abita nel Nord Europa, e invece ho trovato una famiglia, sempre pronta a dare una mano, a volte senza nemmeno doverla chiedere, e che elargisce energia positiva e calore rendendo il lavoro ancora più piacevole di quanto già non sia. La mia mentor Guna in particolare è una ragazza speciale (anche lei era stata una volontaria qui, sei anni fa!): mi ci sono trovata divinamente fin da subito e a volte dobbiamo quasi sforzarci di mantenerci professionali, perché stiamo davvero bene insieme e rischiamo di mostrarci agli altri più amiche che colleghe.

Con gli skater e i ragazzi che vanno in monopattino, invece, il rapporto non è sempre facile: sono arrivata in un periodo in cui i ragazzi più grandi che vengono a Kulturfabrikken non sono esattamente disponibili a nuove conoscenze e tendono a stare solo tra di loro, ma sento che un po’ alla volta la cosa migliorerà. Sapevo che sarebbe stato difficile arrivare al cuore dei ragazzi danesi, ma non mi faccio intimidire: alla fine sono qui anche per creare nuove relazioni umane, e gli skater sono una categoria che ammiro da sempre e di certo non mi farò scappare questa opportunità. A volte alcuni di loro mi aiutano con lo skate, e in quei giorni l’adrenalina è alle stelle: anche se lentamente, sto migliorando a stare sulla tavola! Con altri, poi, abbiamo condiviso l’idea e la voglia di organizzare un particolare evento in estate, per il quale sono già gasatissima ma per ora non faccio spoiler.
A brevissimo arriverà anche la nuova volontaria con cui condividerò workshop, turni al bar della sala skate, e casa: l’ho sentita in videochiamata e mi sembra davvero una ragazza in gamba e piena di energia, con cui so già che creerò ricordi meravigliosi. Sembra abbia molta voglia di portare novità a Kulturfabrikken, e dopo questi mesi in cui a volte mi sono sentita la testa troppo piena per poter avere le idee chiare su cosa mi piacerebbe dare a questo posto, credo mi farà bene avere una persona come lei al mio fianco.
Intanto, sto continuando a studiare il danese a scuola, ma pur avendo fatto il linguistico la pronuncia mi fa dannare: prende qualcosa dal tedesco, dal francese e dall’inglese, ma il danese ha regole grammaticali del tutto diverse (se e quando vengono rispettate… mamma mia, quante eccezioni. Ammetto che è un po’ un casino). Anche qua però c’è l’aspetto positivo: i miei compagni sono persone davvero belle, che vengono da un sacco di posti diversi nel mondo, con passati super interessanti e motivi diversissimi tra loro per essere in Danimarca. Molti non parlano inglese, eppure la vibe che ci unisce quando facciamo esercizio insieme non fa neanche notare certe differenze culturali, e anzi ho imparato a vederla come un’occasione per scoprire che, nonostante le prime impressioni, alcune "barriere" sono superabilissime!

Com’era prevedibile, anche il mio inglese ha avuto un boost niente male. Se all’inizio mi sentivo titubante, insicura nella pronuncia e poco ferrata nel lessico, adesso credo potrei tenere una conferenza senza neanche preoccuparmi di fare brutta figura. E di certo questo è anche grazie alla mia nuova autostima, che nel progetto ha fatto enormi progressi. Non so se quando tornerò in Italia tutto tornerà come prima, ma spero che questa nuova consapevolezza di me non si perda da qualche parte come una valigia in stiva Ryanair.
Vi ricordate che nel mio blog pre-partenza confessavo la voglia di continuare a fare lezioni di danza anche qui? Beh, ce l’ho fatta: sono riuscita ad iscrivermi ad un corso nonostante fosse già metà anno scolastico, e mi sento veramente grata per la possibilità di continuare ad allenarmi ancora. In più, la mia insegnante fa lezione in danese e ho modo di fare pratica con la lingua anche lì - anche se Cecilie è una ragazza deliziosa, e a volte mi traduce in inglese le battute che le altre ragazze fanno pur di non farmi sentire esclusa.
Di recente alcuni amici italiani sono venuti a trovarmi: inutile dirlo, tutti si sono innamorati di questa realtà che per me è diventata vita quotidiana (d’altronde, siamo amici anche perché condividiamo la passione per tutto quello che io faccio in Danimarca). Una cosa che mi ha reso sinceramente felice è stato sapere proprio da loro che si percepisce quanto io sia felice qui!

Come credo si capisca, non mi rimane molto tempo libero tra tutti questi impegni, ma quando lo trovo mi piace andare in biblioteca e giocare a giochi da tavolo, scoprire posti segreti di Nykøbing insieme a chi ci abita, leggere libri nella mia enorme e luminosa cameretta, girare in bici tra i quartieri abitati e nel silenzio del bosco, fare un salto nei negozi dell’usato per scovare qualche affare, provare tutte le pizze margherita dei vari ristoranti ed eleggere la migliore, prendere un treno e vedere le città più importanti della Danimarca - e grazie al meraviglioso gruppo di volontari che ho conosciuto al training ho già avuto modo di visitare il Nord dello Jutland e qualche città come Næstved e Roskilde (e ovviamente i relativi skate park haha), e ormai sono di casa anche a Copenhagen! L’unica cosa che mi manca credo sia il cinema, ora mi faccio un appunto mentale per ricordarmi di andarci almeno una volta prima di settembre.
Che dire, penso si sia capito che potrei scrivere un’enciclopedia su quanto mi stia entusiasmando questo progetto. Se avete voglia di approfondire la mia avventura (sorbendovi ancora più dettagli), una volta al mese aggiorno anche il blog ufficiale ESC di Kulturfabrikken: perciò, in caso sapete dove cercare :)
Deborah
È strano pensare che questa avventura sia giunta al termine: ormai avevo cominciato a chiamare Nykøbing casa, ma invece eccomi di nuovo in Italia! Il sentimento che prevale sui mille altri credo sia la riconoscenza, verso tutte le persone che hanno reso la mia esperienza possibile e quelle che hanno contribuito a trasformarla in un ricordo da conservare e proteggere.

Col senno di poi, nove mesi sono stati il tempo perfetto: non credo avrei vissuto al meglio questa incredibile avventura se fossi rimasta più a lungo o se fossi tornata prima. Il mio ultimo mese in Danimarca è stato meno impegnato rispetto all’inizio, un po’ perché ero in Italia durante il festival più importante di Kulturfabrikken, e un po’ perché ho preferito concentrarmi su quello che ho imparato e su quello su cui dovrò invece lavorare per migliorarmi personalmente e professionalmente, piuttosto che intraprendere nuove attività. Non nascondo che nello stesso periodo ho anche dovuto affrontare anche una questione personale che ha contribuito ad allontanare la testa e il cuore dal progetto, ma questo mi ha fatto riflettere (ancora una volta) su come la vita "succeda" senza che noi possiamo averne sempre il controllo, e anzi, trovare un modo per vivere nel presente insieme alle nostre difficoltà è un dovere anche verso noi stessi in primis - ed è persino più facile (e più bello!) se ci si ricorda che "io sono l’unica persona che sarà sempre con me fino alla fine": credo rimetta tutto in prospettiva.
Anche per questo motivo, se dovessi scegliere una parola per raccontare il mio ultimo periodo danese userei proprio "persone". Ho fatto del mio meglio per dimostrare a chi mi è stato vicino che ero grata per la loro presenza nella mia vita; sapendo che mi rimaneva poco tempo da passare con gli skater ho cercato di divertirmi con loro quando passavano a Kultur, e ho organizzato con e per loro una movie night; a metà agosto sono venuti i miei genitori a trovarmi e ho mostrato loro i luoghi che ormai sentivo appartenermi; mi sono creata del tempo da condividere con chi ha significato molto per me e che non avrei più rivisto per un po’. Tra le tante cose che la Danimarca mi ha insegnato, però, c’è anche il mio bisogno di passare del tempo con me stessa: nei miei ultimi dieci giorni ho viaggiato verso Copenhagen e dintorni e altre cittadine dell’isola di Lolland-Falster per visitare musei e perdermi tra le strade, godendo della mia sola compagnia: il ricordo di quei giorni è tra i più felici che ho.

Ho comunque concluso col botto la mia permanenza partecipando al mio ultimo concerto a Kulturfabrikken, stavolta come ospite, con molti dei miei amici danesi e internazionali, per poi continuare la festa nell’appartamento che condividevo con l’altra volontaria italiana, Soumia. Abbiamo chiacchierato fino all’alba e poi ho dormito giusto quella mezz’ora per riuscire ad arrivare in aeroporto senza rischiare di non capire dove stessi andando o di perdere per strada i miei (troppi) bagagli. Ho salutato i miei amici con la promessa che sarei tornata, e nel tempo trascorso tra la fine del progetto e la scrittura di questo blog ho già preso i voli per passare a salutare a dicembre!

Forse ora dirò un’ovvietà - giusto per confermare che anche nel mio caso è stato così. Riprendere in mano la mia "vecchia vita" è stato rassicurante e alienante allo stesso tempo: da una parte sapevo dove sarei tornata, ma dall’altra ora mi sembra di percepire la realtà in modo diverso, e so che farò il possibile per portare quello che ho imparato su me stessa in Danimarca nella mia nuova quotidianità. Tra le tante cose, sicuramente anche la voglia di allargare la mia cerchia di amici internazionali ed esplorare un altro po’ di Europa grazie alle innumerevoli iniziative Erasmus per i giovani :)
Uno degli obiettivi che mi ero posta prima di partire era di tornare con più consapevolezza di cosa avrei voluto fare nel futuro. Oggi però riconosco che ho superato un traguardo ancora più alto: ho capito chi voglio essere. E ancora una volta, questo è solo l’inizio.
2022
Alessandro - Danimarca

Ciao!
Sono Alessandro, un ragazzo di 21 anni originario di un piccolo paese in provincia di Lodi.
Lunedì 8 agosto salirò su un aereo diretto in Danimarca dove, precisamente nella cittadina di Nykøbing Falster, prenderò parte al programma ESC per circa 9 mesi.
Sono davvero entusiasta dalla possibilità di affrontare una nuova esperienza di vita, entrando in contatto con una cultura completamente differente dalla mia come quella Danese e cercando di imparare al meglio la lingua.
Spero di potermi adattare al meglio nel corso di questi mesi, ma non ho dubbi che la mia permanenza sarà di gran lunga facilitata dalla grande gentilezza e disponibilità fino ad ora offertami dai membri dell’Eurodesk di Cinisello Balsamo e del Kulturfabrikken, dove svolgerò il servizio di volontariato.
Credo che, qualsiasi previsione possa fare al momento, nel corso di questa esperienza verrà
prima o poi, inevitabilmente smentita. In fondo però sono proprio situazioni nuove ed inaspettate che rendono un viaggio unico ed arricchente.

Alessandro è partito 6 mesi fa ed ora ci racconta come sta andando la sua esperienza di volontariato in un progetto del Corpo Europeo di Solidarietà ospitato dall’associazione "Kulturfabrikken" in Danimarca:
Ciao a tutti! Sono Alessandro, e dopo circa 6 mesi spesi in Danimarca, vi scrivo il resoconto della mia esperienza!
Sono arrivato a Nykøbing Falster l’8 agosto dello scorso anno e,fin da subito, sono rimasto impressionato dalle molte ore di luce presenti durante il periodo estivo. Infatti gli orari dell’alba e del tramonto erano rispettivamente le 5:30 e le 22:30.
Questa era solo una delle notevoli differenze culturali che avrei scoperto ed, a tal proposito, i membri dello staff di "Kulturfabrikken" con i quali ho, a partire dal primo momento, avuto un ottimo rapporto, sono stati essenziali. Come ho già anticipato, "Kulturfabrikken" é il nome della struttura in cui ho svolto e sto svolgendo tuttora il mio servizio di volontariato europeo ESC. Usualmente mi occupo della gestione del bar, ma non mancano di certo possibilità di organizzare workshop per ragazzi( juice workshop, mask worskshop ecc..)e partecipare all’organizzazione di concerti a tema sempre differente. Inoltre un’aspetto soddisfacente é il rapporto costante con gli skaters che, per via di una grandissima sala skate presente all’interno, sono la principale clientela della struttura. Nel corso di questi mesi ho vissuto 3 stagioni completamente differenti tra loro e ,probabilmente, non serve specificare che ad una relativamente breve estate si contrapponga un lungo inverno contraddistinto da poche ore di luce. Se, inizialmente, questo può rappresentare un aspetto negativo, in alcuni casi può dare la possibilità di scoprire la parte più vera della Danimarca e le sue tradizioni, una delle quali quella natalizia. Proprio durante le vacanze invernali ho partecipato all’evento " Jule på Kulturfabrikken " ( natale al Kulturfabrikken ) durante il quale ho conosciuto canti, piatti tipici e celebrazioni completamente nuove. A livello sociale, durante due training di formazione ESC ho, inoltre, stretto legami con molti altri volontari qui in Danimarca e con quali, occasionalmente, passo delle giornate a Copenaghen( a circa 1 ora di treno da Nykøbing ). Comprendere il Danese resta ancora un miraggio ma sto frequentando una scuola due volte alla settimana ed apprezzo veramente molto il fatto che faccia parte delle " ore lavorative " a dimostrazione di come l’esperienza di volontariato sia principalmente culturale e porti ad un miglioramento personale. Questa é, in poche parole, la mia routine danese che al momento condivido con una nuova volontaria: Deborah. Sono sicuro che i prossimi 3 mesi possano essere entusiasmanti come lo sono stati i precedenti 6 e spero che il racconto della mia esperienza possa esservi, in qualsiasi modo, stato d’aiuto. Dalla Danimarca,
Alessandro.

Dario - Svezia

Una celebre citazione troppo spesso erroneamente attribuita a Mark Twain recita:
“Twenty years from now you will be more disappointed by the things you didn’t do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.”
E in tutta sincerità non mi viene in mente una frase migliore che rispecchi altrettanto adeguatamente il motivo e lo spirito che mi spingono ad intraprendere questo viaggio.
Mi chiamo Dario e alla soglia dei 30 anni (sigh!) sono in procinto di partire per la Svezia, più precisamente Göteborg, grazie al programma europeo Erasmus+.
Un’avventura della durata di 10 mesi presso un’agenzia largamente sviluppata e radicata nel Paese scandinavo dalla bandiera giallo-blu che opera nel campo dello youth work.
Come sono arrivato all’idea di partecipare al programma? Innanzitutto grazie al Servizio Civile che ho svolto lo scorso anno a Cremona, la città in cui vivo.
L’ufficio Informagiovani presso cui ho prestato servizio si occupa infatti, tra le altre cose, di orientamento riguardo le opportunità all’estero. In questo modo non sono solo venuto a conoscenza del progetto ma ho avuto l’occasione di approfondire nello specifico gli aspetti che lo caratterizzano. Un altro passo fondamentale è stato entrare a diretto contatto con diversi ragazzi che hanno aderito in passato o stanno svolgendo tutt’ora l’EVS; la loro testimonianza mi è senza dubbio stata d’aiuto per prendere ancora più in forte considerazione questa scelta. Facendo un passo avanti, mentre stavo concludendo lo scorso ottobre il mio percorso da volontario mi sono imbattuto, in mezzo alle decine di pagine che stavo consultando alla ricerca di un progetto adeguato a me, nell’annuncio del Comune di Cinisello Balsamo, partner dell’agenzia svedese. Il resto è venuto da sé.
Sono molto fiducioso della scelta di approdare in un Paese che mi ha sempre affascinato grazie al connubio tra la sua modernità e l’attenzione e valorizzazione per la natura e l’ambiente, oltre che per il suo sistema sociale.
Sono inoltre convinto che l’incontro con una società con tradizioni e abitudini molto differenti dalle nostre mi regalerà la possibilità di allargare i miei orizzonti e di acquisire una nuova percezione nel vedere e nel modo di approcciarmi a molti aspetti che si affrontano quotidianamente.
E’ probabilmente questo l’aspetto che più mi interessa del viaggio: il processo che ti porta a diventare una persona differente. Perché se spesso si fa fatica a percepire e comprendere consapevolmente gli aspetti che mutano in noi, non c’è niente come tornare dove nulla è cambiato per rendersi conto di come sei cambiato.
Dato che ho inaugurato il mio racconto con un aforisma, colgo l’occasione per chiudere il cerchio con un’altra citazione, questa volta tratta da uno dei brani più rinomati di Björk:
If travel is searching
And home has been found
I’m not stopping
I’m going hunting
How Scandinavian of me
you sussed it out, didn’t you?
Enrico - Russia

Intraprendere un’esperienza all’estero, in un paese che per diversi aspetti si presenta diverso dal proprio non è sempre una passeggiata, ma è sempre un bel cammino.
Sono Enrico e questa è la mia terza esperienza all’estero con una durata superiore ai 9 mesi e noto dopo poco che l’entusiasmo non manca, ma di certo è cambiato e forse è un po’ più disilluso. Sono di mezzo sangue russo, ma con poca conoscenza della lingua e delle abitudini, proprio per questo ho deciso di avvicinarmi alla Russia tramite un progetto che sembrava calzare molto bene con me e sembrava darmi un’ottima base per vivere le mie radici.
Ho fatto diversi lavori nella mia vita, dal cameriere al cartongessista, dal manutentore di un macello all’allenatore. Però quello che i vari progetti passati mi hanno fatto capire è stato proprio che a me piace lavorare a contatto con le persone. Proprio per questo sono diventato un educatore professionale, mestiere ancora poco compreso in Italia e quasi sconosciuto qui in Russia. Io tendo sempre a sintetizzare dicendo che gli educatori accompagnano una persona verso il miglioramento e/o il mantenimento delle proprie autonomie ed in alcuni casi le accompagnano verso la morte. Queste poche parole però non danno giustizia al peso che l’educatore ricopre nel luogo di lavoro portando delle competenze capaci di mediare sentimenti e scelte, scrivendo progetti e diari con valori giuridici, sempre a contatto con chi la società giudica gli ultimi.
In questo progetto i protagonisti stanno cercando di far accrescere i loro diritti in uno stato che purtroppo tende a nasconderli, ghettizzarli e a fargli vivere delle vite istituzionalizzate. Parlo dei disabili. A luglio 2020 ho finito 3 anni di lavoro in una comunità per disabili in Italia e pochi mesi dopo sono partito per vedere cosa vuol dire disabilità in Russia.
Partiamo con ordine:
Il viaggio e le sue peripezie
Il 2020 è un anno segnato del covid19 e proprio per questo il mio viaggio ha visto parecchie difficoltà.
Il progetto sarebbe dovuto iniziare a Luglio del 2020, ma a causa della pandemia è stato inizialmente spostato di un mese. Ad agosto la Russia non aveva ancora aperto i voli diretti con l’Italia e neanche con altri paesi Europei, ma solo con la Turchia e i prezzi del volo erano al di fuori del budget previsto. A Settembre si è pensato di passare tramite l’Estonia via terra, ma poco prima della mia partenza anche L’Estonia ha bloccato il flusso diretto con l’Italia indicandola come zona rossa. Solo verso fine Ottobre ho potuto finalmente prendere un volo che partisse da Milano e arrivasse a San Pietroburgo. Giusto in tempo. Due settimane dopo l’Italia era in lockdown e muoversi tra regioni non era più possibile.
L’arrivo e le differenze

Al mio arrivo non ho potuto non accorgermi dello sbalzo termico. La massima è la minima del nord Italia, ma in compenso il clima non fa percepire troppo la temperatura, almeno fino a quando non soffia il vento. Le temperature a novembre e dicembre iniziano a calare ed essendo la città molto umida, nel momento in cui tutto ghiaccia, il freddo si percepisce molto di più. Meno sei gradi sono percepiti come meno dodici. Inoltre spesso ci sono le nuvole e di sole se ne vede ben poco.
La città mostra bene i segni del tempo tramite le architetture che segnano una netta divisione tra il periodo degli zar, quello comunista ed infine l’avvento del capitalismo.
La differenza tra il centro e la periferia è netta, più che in altre città europee. Il centro ampio, caratterizzato da cattedrali con cupole dorate, archi e palazzi del XIX secolo che all’esterno danno un’impressione di estrema regalità, vengono sostituiti dagli orrendi palazzi in stile Chruščëvka (costruiti da Krusciov). Questi ultimi sono dei parallelepipedi di cemento, in origine di color pastello o grigi, che però non hanno mai visto un rinnovo della facciata e quindi spesso decadenti. Io ovviamente abito in uno di questi e dentro la situazione non migliora. Dopo poco mi sono adattato e ne ho compreso l’abitabilità ed anche un po’ il senso con cui i russi vivono queste case.
Infine il capitalismo si staglia lungo tutta la città. I fast-food e i grattacieli luminosi sono i suoi massimi esponenti. Una cosa che mi ha lasciato stranito sono i palazzi nuovi che ricalcano esattamente la stessa forma dei palazzi Chruščëvka con degli interni che lasciano a desiderare –che non abbiano imparato nulla? O forse in fondo gli piace, o ancora, potrebbe essere l’economicità dei materiali e dei lavori a “preferire” questa archetettura-.
La metropolitana è molto efficiente e all’ingresso ci sono sempre dei poliziotti pronti a fermarti per controllare il contenuto del tuo zaino tramite dei raggi x. La paura per gli attentati è tanta ed è per questo che sono presenti così tanti controlli. Non pagare il biglietto è impensabile in ogni mezzo pubblico. La metropolitana di San Pietroburgo inoltre presenta delle scale mobili vertiginose e interminabili dato che è la più sotterranea al mondo.
Ho vissuto un po’ di tempo in Estonia e sicuramente mi sono tornate in mente delle caratteristiche che hai tempi avevo trovato particolari. La prima curiosità e che ci si saluta abbracciandosi (tra conoscenti), un gesto che per la nostra cultura mediterranea è molto caldo ed intimo, più che i classici due o tre baci.
Non si dà mai la mano indossando il guanto o almeno tra signori, i giovani iniziano a pensare sia inutile. È considerato un gesto antipatico e in una città fredda, dove spesso usi i guanti, è bene ricordarselo.
Inoltre essendo una città piena d’acqua ci sono pescatori ovunque e in giro per la città si trovano negozi di fiori aperti 24/24. Quest’ultima particolarità ancora non me la spiego, ma avrò tempo di interrogarmi.
Il lavoro
In una cittadina distante 35 minuti di treno si trova l’Internato. Una struttura simile ad un ospedale in cui sono presenti più di dodici dipartimenti. In ognuno di esso penso siano presenti tra le 50 e le 80 persone. Non sono sicuro delle cifre dato che l’associazione lavora su tre dipartimenti e i volontari solo in due. Io sono stato assegnato al terzo dipartimento e dopo 2-3 giorni di spiegazioni, mi hanno lasciato lavorare da solo con i miei 8-9 ragazzi. Faccio un esempio per chi non è pratico del lavoro educativo, in Italia nella comunità in cui lavoravo eravamo circa 13 lavoratori che ruotavano sulle 24h e per fare un lavoro fatto bene ancora non eravamo abbastanza. Fatta questa premessa dopo poco ho capito che il lavoro educativo, fatto in equipe lo potevo dimenticare e che ora dovevo reinventarmi.
All’interno del piano ci sono ancora 3 diverse categorie di lavoratrici: le infermiere, le OSS e una figura intermedia. L’età media si aggira sui 50 anni e i loro modi sono alle volte discutibili, sicuramente non hanno mai sentito parlare di “comunicazione educativa”.
I ragazzi hanno delle disabilità che vanno dalla media alla grave. Si lavano i denti solo quando ci sono io (dato che sono l’unico volontario che può aiutarli) e fanno la doccia una volta alla settimana. Anche i vestiti spesso sono gli stessi durante la settimana. Escono a passeggiare sempre e solo se c’è un volontario, sono presenti 6-7 utenti per stanza e alle volte queste stanze vengono chiuse a chiave dall’esterno.
D’altro canto il rovescio della medaglia sono i laboratori. Al piano terra si trovano i laboratori di: ceramica, di computer, di arte, di cucina, il fisioterapista ed un manutentore che ripara le carrozzine dei ragazzi. Tutti sono gestiti da professionisti giovani ed in gamba. Mi ha stupito un ragazzo che ha iniziato a produrre musica nel laboratorio di computer ed ora vende un album di musica elettronica underground e fa concerti per la città. Anche l’arte di alcuni è incredibile ed è presentata con grande professionalità. Le mostre non sono fatte nel nome della disabilità, ma dagli artisti stessi disabili o meno. Purtroppo non tutti usufruiscono dei laboratori.
Sicuramente ci sarà molto altro da dire, ma questo dà un’idea di ciò che è la disabilità nel mondo dell’Internato, un mondo che non esce spesso dalle recinzioni e che si trova un po’ più lontano della città.
Per ora continuo il mio percorso, curioso dei suoi nuovi sviluppi.
Laura - Portogallo
Ciao! Sono Laura, ho 22 anni e vivo a Cremona. Mi sono laureata in Lingue per le relazioni internazionali a Ottobre 2020 e prima di riprendere con gli studi ho deciso di intraprende un’esperienza di volontariato all’estero.
Negli ultimi anni ho fatto diverse attività di volontariato con bambini e ragazzi nella mia città e grazie all’associazione di cui faccio parte ho avuto la possibilità di fare esperienze di volontariato in Romania. Grazie a queste esperienze ho sviluppato la capacità di lavorare in gruppo e di mettermi in gioco. L’altra mia grande passione è senza dubbio la danza, faccio danza dall’età di 9 anni e nel corso degli anni ho avuto modo di provare stili diversi e partecipare a workshop di danza e teatro.
In particolare, mi sono sempre interessata al tema della danza come strumento per l’integrazione e la coesione sociale.
Sono entusiasta di prendere parte a questo progetto, spero di poter contribuire con quello che ho imparato in questi anni e allo stesso tempo cercherò di imparare il più possibile da questa esperienza e dalle persone che incontrerò.
Sono disposta a mettermi in gioco pur sapendo che non sarà sempre in discesa ma sono certa che ne verrà la pena. Inoltre, sono sicura che l’ambiente di interculturalità in cui mi troverò sarà sicuramente generativo e di fondamentale importanza.
Non vedo l’ora di iniziare!
Eccomi qui dopo quasi due mesi e mezzo dal mio arrivo. Dopo diverse settimane di lock down hanno finalmente riaperto le scuole e ho iniziato a lavorare all’asilo. I bambini sono davvero fantastici e non vedevano l’ora di rincontrarsi e di ricominciare con le attività. Ci hanno accolte con moltissimo entusiasmo fin dal primo giorno e sono felicissimi di vederci ogni mattina. Con loro cerco di farmi capire come posso, tentando con qualche frase in Portoghese e con molti, moltissimi, gesti. Ma è bello vedere come siano incuriositi dalla mia presenza e vengano sempre a cercami e a raccontarmi di loro. Per ora aiuto le maestre con le attività, il pranzo e i momenti di gioco. Spero poi nelle prossime settimane di contribuire con nuove attività e condividere con i bambini le mie passioni e il mio entusiasmo. Sono certa che riuscirò a migliorare il mio Portoghese entro la fine di questa esperienza grazie al contatto con i bambini e alla loro voglia di comunicare.
Ecco alcune dei lavoretti che abbiamo fatto per la festa del Papà.

Mi ritengo molto fortunata perché nonostante la situazione Covid siamo riuscite ad iniziare a lavorare in sicurezza, aver aspettato per i primi mesi ne è davvero valsa la pena! Con un po’ di pazienza e di creatività sono riuscita a godermi anche le settimane in lock down e il tempo è davvero volato via.
Inoltre, nell’attesa dell’apertura delle scuole, la nostra organizzazione mi ha dato la possibilità di fare un viaggio alle Azzorre con altri volontari ESC. Dopo aver fatto il Covid test siamo potuti partire in totale sicurezza e goderci tutte le meraviglie dell’isola di Sao Miguel. Sono sicura che non dimenticherò mai tutti i posti sorprendenti che ho avuto la possibilità di vedere.
Ecco alcune foto del mio viaggio alle Azzorre.



Federico - Russia
Besides work I spent a lot of time with some of the other volunteers, sharing amazing moments from the daily life, funny daily till the hardest moments, supporting each other not to fall in the path. I also spent a lot of time around the city, doing sport, meeting people and trying to discover every corner and making the city more and more mine.
Cultural shock for me was the way of seeing the disabled in Russia. The impression that I had is that they are so much less protected compared to other countries. I have never seen propaganda about people with disabilities, few suitable infrastructures and so many not educated people work with them.

Weather is St.Petersburg is much better than how I imagined. Probably was also one of the warmer winter of these years but it wasn’t a nightmare as I heard from some people. On the other hand is true that the weather changes really fast so is better keep ever the umbrella in the backpack. The most difficult thing about the weather is the absence of sun in some months.

Shag Navstrechu is an organisation that gave me an amazing opportunity and helped me to grow up and develop skills fundamentals both from personal and work side. I hope to have again the possibility in future to be part of this group.
Most memorable moments of this experience were see the progresses of some kids of the orphanage. See that what we were doing was working on and that kids started to open their heart to us were moments unforgettable. I also had many memorable moments with other volunteers. Trips together, daily life and sharing experience helped us to build an awesome connection.
Biggest challenges were understand the russian job approach to people with disabilities, different from the italian and many other european systems where you need for example a special education for work with disable people, especially with kids. Another big challenge was meet russian friends because surprisingly even among young people the knowledge of english language is not so much widespread.

In working with kids it was really difficult with some of them, to come in their own space, make them trust us and giving us the opportunity to do something constructive for them but fortunately was just a matter of time. It was not easy even approach with some kids because I was not able to manage some diseases, I had no idea about what to do and specialists were fundamentals to remedy this.

Nadezhda - Russia
MOST MEMORABLE MOMENTS FOR THIS TIME WERE:
I think that from the moment I arrived all the days were unforgettable, for better or for worse, because every day was a prelude to what would happen on the best or worst day. With such an intense experience, this leaves no room for insignificant days. Nevertheless, this will undoubtedly remain in my memory for a long time: the first day, when I went to the orphanage and first saw the children and the building.
I had the impression that I was in a maze, chaotic and static at the same time. I clearly understood that I do not belong to the place, I was a stranger to the element; it was not clear to me how much I could be useful and what skills would be needed and required.
A few days later, I was struck by the vitality of satisfaction and happiness. It was the day when I realized that the children started to recognise me, and they and the staff started to trust me.
Then, one after another, the days in which I encountered difficulties that reminded me how much more I needed to study, as well as the importance and urgency of doing this as soon as possible, because “my” children needed this and I needed too. The proposed seminars in which I took part were of great importance for the development of knowledge in this area, as well as for the support of colleagues.

BEDSIDES WORK I:
I visited the beautiful city of Saint Petersburg, its streets, parks, monuments, its countless bridges.
I visited Moscow with a group of friends. We celebrated the New Year on Red Square, surrounded by I do not know how many thousands of people (Russians and foreigners). It was an unforgettable experience: fireworks, lights and Christmas decorations, mulled wine, aromas in the air, countdown and people’s enthusiasm.
I also visited the cities of Yaroslavl, Suzdal, Vladimir, in a short tour of Moscow with another volunteer. In each of these cities we ate typical dishes and visited the most characteristic places.
In November, in the Arrival Training in Nizhny Novgorod, we had the opportunity to meet with other foreign volunteers from all over Russian territory. It was very interesting to exchange experiences and learn about the various projects that are currently being implemented. From this meeting, a network of support and friendship has been created.
Another important component of my days is the study of the Russian language through watching movies, TV series, reading and translating children’s stories and songs, daily conversations with colleagues and friends.

IN WORKING WITH KIDS I:
Children are curious and charming creatures, they are able to adapt to any environment and circumstances in order to survive. However, sometimes they are considered too strong, other times, too weak.
Assuming that every child, as well as every other person, is unique, having made careful observation, you can establish what the child needs, and this is even more relevant when it comes to disability.
It is easy to think that if a person does not speak, he cannot express himself; if he does not walk, he cannot dream of running towards a goal; if he cannot move or control his body, he is unable to take pleasure in moving and being moved to the surrounding environment.
And it is here that specialists and volunteers work together to expand opportunities, increase awareness in the community, identify and develop the potential of each individual child. All their efforts are aimed at making a Change, made up of small steps and conquests.
Then it happens that N. begins to play with a bottle of water and again finds her lost thirst; learn to eat independently with minimal help; she makes it clear when she wants a facial massage during physiotherapy; dance as far as her body allow her the songs of the beloved “Imagine Dragons".
D. plays with letters and numbers, distracted at all times by the curiosity to listen to the speeches of others, but this is already something.
A. looks out from the invisible bubble of indifference to hug and sometimes establish fleeting eye contact, attracted by a new sensory game, made of different materials, colourful and that possibly emitting some sound (of bells, for example) created specifically for her.

CULTURAL SHOCK FOR ME WAS:
Find out that Russians don’t know what “fennel” is. :P
Black days and white nights.
The HUGE concentration of sugar in every food/drink that you buy in the shop. And said by a person who has more sugar than platelets in the blood, it means that it’s A LOT.
"Hostile" attitude of public officials, don’t expect smiles and patience wherever you go. Now I have the impression that foreigners (including Italians) smile too much and abuse their facial expressions !!
The look of old ladies, and not only, when they find out that at my age (27y.o.) I am not married, there are no children, and, even worse, I left Italy to volunteer in Russia. Verdict: insane hopeless. Perhaps they are right…?!
Discover that people do not use the umbrella when it snows. This is not wet water!
Rectification: they don’t use the umbrella at all; because when it’s raining, often it’s also blowing a strong wind, so yeah… NO UMBRELLA!

WEATHER IN SAN PETERSBURG IS:
It is rainy. it is rainy. it is rainy. rainy … did i already say rainy?
With an underwater thermal suit, rubber boots like the ones you use when “the cellar is flooded" and a miner’s helmet with built-in light, you can carefree survive the winter.
Oh! Do not forget to provide studded shoes if you are not natural skaters, and in this case you will be lucky because you can do without public transport and, possibly, even faster!
As for the summer, I still don’t know what advice to give, apart from starting to dig a dark cave that allows you to sleep during the night.

BIGGEST CHALLENGES WERE:
The absence of long-term transport passes (for metro and train) forces you to replenish your cards weekly, and this brings you to communicate with a person who does not know English most of the time.
The language barrier is fraught with great difficulties, and the attitude, often not very prone to sympathy and understanding of people with whom you come into contact in stores, offices, counters, can be frustrating. Thus, the main task of the first few months is not to lose patience; to strive in various ways so that communication has a happy ending, is clear, quick and painless; learn basic questions and answers in the foreign language and understand the correct time in pronouncing them.
Another challenge was a wake-up call at 6 a.m., 7 a.m. out of the house and after two hours arrive at the workplace.
Meals require another dose of adaptation, however small it may seem: thirty minutes to consume it, in a narrow table space and from a plastic container. For Italians, luch and dinner are two important moments of the day; it’s the time that they spend with the family (or friends), sharing the latest events in everyone’s life (school, work, problems, anecdotes). It goes without saying that it requires more than half an hour and a microwave.
For what concerns the work in the orphanage, it was difficult to develop cooperative relationships with the staff, not only because of the language barrier that I mentioned above, but also because of the suspiciousness, mistrust and opposition that these people shown for the first few months. Position that I understood over time was determined by the nature of their work and by the fear of something outsider for their "normality", everyday life and understanding.

Luca - Portogallo
Ciao,
Sono Luca, ho 28 anni e vengo da Monza, ho frequentato una scuola professionale indirizzo elettrico, dopo aver preso la qualifica triennale come operatore elettrico ho deciso di proseguire ancora per un anno e prendere il diploma tecnico in automazione industriale.
Sono una persona abbastanza timida ma scherzosa e riflessiva, quando prendo confidenza riesco ad aprirmi di più ed essere più estroverso. Ho molte passioni e interessi: adoro viaggiare e scoprire nuovi posti e culture differenti dalla mia e provare i cibi tipici di quella zona, mi piace tanto cucinare e in particolare preparare pane, pizza e dolci. Infine, mi piace anche lo sport e l’informatica.

Dopo gli studi ho iniziato a lavorare in ambito elettrico facendo l’elettricista e cablatore elettrico in differenti posti per sette anni durante i quali sentivo che non era quello che mi rendeva felice e sereno ma ho continuato per rendere sereni i miei genitori e essere indipendente.
A Marzo 2019 il mio fisico non ha retto più lo stress e ho cominciato a stare male.
A Giugno 2019 sono stato licenziato e da quel momento mi sono promesso che non avrei fatto più qualcosa che non mi rendesse sereno.
Ho cominciato a pensare a cosa potessi fare provando anche altri lavori fino a quando sono venuto a sapere del corpo europeo di solidarietà durante l’inizio della pandemia Covid e ho avuto subito la sensazione che fosse l’esperienza che stavo cercando .
Ho deciso di candidarmi al progetto di Gaiac perché ho trovato in questo la motivazione giusta per mettermi alla prova usando le mie conoscenze e abilità per lavorare con i bambini e allo stesso tempo imparare tanto da loro e riuscire a crescere come persona vivendo una esperienza in un paese che conosco poco dopo averlo visitato durante i miei viaggi.
Sono molto curioso e impaziente, non vedo l’ora di poter dare il mio contributo e iniziare questo progetto che sono sicuro mi trasmetterà tante emozioni e arricchirà la mia esperienza… che il viaggio abbia inizio!


Olá!
Eccomi per aggiornarvi su come sta procedendo questa esperienza , fatico a crederci ma sono già passati due mesi!
Il primo mi è servito per ambientarmi in questa nuova città e in attesa che le attività iniziassero ne ho approfittato per esplorare e perdermi per le stradine di Porto e dintorni accompagnato sempre da una brezza d’aria che non manca mai e che in estate è una salvezza.

A Inizio Luglio finalmente ho iniziato a lavorare all’asilo e devo ammettere che inizialmente avevo un po’ di timore perchè fino a quel momento non avevo avuto nessuna esperienza con i bambini e non sapevo se ne sarei stato in grado, però sin dal primo giorno sono stato accolto benissimo sia dalle maestre (sempre disponibili ad aiutarmi con le attività che volevo proporre e con il portoghese,traducendo quello che i bambini mi chiedevano e quello che volevo comunicare io a loro) che dai bambini, loro sono di una dolcezza infinita e nel giro di pochi giorni hanno preso confidenza con me e anche se non riuscivo a comunicare con le parole, un po’ con l’italiano e un po’ con i gesti sono riuscito a farmi comprendere e divertirmi con loro.
Le prime due settmane le mie attività principali erano quelle di aiutare le maestre a supervisionare i bambini nei momenti di gioco e dare una mano nel momento del pranzo.
La prima attività che abbiamo deciso di fare è stata quella dei Giochi Olimpici, dato che è iniziata lo stesso giorno in cui sono iniziate le Olimpiadi di Tokyo 2020! Abbiamo parlato di alcune tradizioni olimpiche nell’antica Grecia e presentato alcuni degli attuali sport olimpici. Dopo di che, abbiamo "acceso" la torcia olimpica nella cerimonia. Avevamo preparato un percorso ad ostacoli, un gioco di lancio del peso e una piccola staffetta. Alla fine abbiamo fatto la cerimonia di premiazione, dato medaglie e corone d’ulivo. I bambini hanno amato i giochi ed erano molto orgogliosi del risultato.

Abbiamo anche avuto l’opportunità di aiutare la scuola con il banco alimentare in cui abbiamo preparato e distribuito scatole di cibo per le famiglie bisognose.

Un’altra bellissima esperienza che ho fatto in questo periodo e stata nella bellissima cittadina di Amarante dove ho partecipato a un Camp di volontariato ESC sulla sostenibilità. Sono stati 4 giorni pieni di persone interessanti e di grandi momenti. Ho avuto l’opportunità di partecipare a molte attività divertenti che i volontari avevano preparato per noi e anche di partecipare ad alcuni workshop. Una delle cose migliori di questo viaggio sono state le persone che ho incontrato, alcune delle quali conoscevo già dal training online fatto pochi giorni dopo il mio arrivo in Portogallo, e il tempo trascorso insieme a condividere le nostre esperienze come volontari ESC e le iniziative dei nostri progetti.

Fino ad ora questo progetto mi ha trasmesso e insegnato tantissimo e sono sicuro che anche i prossimi mesi saranno altrettanto pieni di attività e belle esperienze!
Al prossimo aggiornamento!
Luca
Alice - Russia
Ciao, sono Alice, ho 19 anni e tra meno di una settimana partirò per la Russia!
Per una ragazza che ha sempre vissuto a Thiene, un piccolo comune in Veneto, partire e trasferirsi per 6 mesi nella maestosa e immensa San Pietroburgo direi che può considerarsi un gran bel cambiamento.
Mi sono diplomata a giugno 2021 al Liceo delle Scienze Umane e, subito dopo, ho tentato, non senza mille dubbi, il test per entrare all’università.
Non essendo riuscita a passarlo, ho iniziato a cercare ed informarmi su diverse opportunità di volontariato/lavoro all’estero che mi avrebbero permesso di mettermi in gioco e di entrare in contatto con culture differenti dalla mia.
Non volevo che la mia pausa dagli studi fosse un tempo dedicato soltanto a me stessa ma che venisse messo soprattutto a disposizione di altre persone.
Quasi per caso mi è capitato sotto gli occhi un annuncio da parte di Eurodesk di Cinisello Balsamo. Premessa: non sono mai stata una persona impulsiva, anzi, amo tenere tutto sotto attento controllo, ma, appena ho letto di questo progetto a San Pietroburgo riguardante l’ambito della disabilità, mi è subito scattato qualcosa. Senza pensarci milioni di volte come faccio di solito, ho deciso di candidarmi e, con mia grande sorpresa, sono stata presa!
Non nego che le ultime settimane sono state un pieno di emozioni, tra ansia, eccitazione, adrenalina e un’immensa voglia di cambiamento.
Dopo un’attesa dei documenti più lunga del previsto e i miei tentativi di imparare almeno le basi della lingua russa -non ho mai studiato il russo, infatti tutti rimangono sbalorditi da questa mia grande scelta- è arrivato finalmente il momento di buttarsi a capofitto in questa nuova travolgente e stimolante avventura.
A presto!
до свиданиа!
Alice

Marie - Danimarca
Ciao a tutti!
Mi chiamo Marie, ho 24 anni e sono un’illustratrice freelance di Pavia.
Non so voi, ma dopo la pandemia ho ancora più voglia di viaggiare, conoscere nuove persone e riprendere a vivere cogliendo qualsiasi opportunità mi venga offerta.
Proprio per questo sono al settimo al cielo per il fatto di essere stata accettata per il programma ESC di 9 mesi a Nykøbing Falster in Danimarca!
Non vedo l’ora di creare dei workshop insieme ad Elïza, la volontaria della Lettonia. Siamo in contatto da qualche settimana e abbiamo già un paio di idee interessanti, essendo intenzionate a sfruttare a pieno i nostri background artistici: io da illustratrice e lei da art therapist.
Entrambe siamo entusiaste di imparare una nuova lingua, vivere una nuova cultura e soprattutto avere qualcuno con cui affrontare l’esperienza.
Inoltre, ho già fatto un’esperienza di volontariato ESC ad Atene la scorsa estate per 2 mesi, un’avventura che considero come un boccata d’aria fresca che mi ha cambiata profondamente.
Perciò, sono veramente lieta di potermi cimentare di nuovo in un percorso simile, stavolta a lungo termine.
Per il momento sono tranquilla e non ho ansie per il viaggio (stranamente), e probabilmente è dovuto alla grande disponibilità dell’Eurodesk e di Kulturfabrikken, sempre pronti ad aiutare nel caso in cui dovessi riscontrare dei problemi.
Vi aggiornerò una volta in Danimarca e vi saprò dire se è tutto come me l’ero immaginato e che cosa mi ha stupito di più a livello di differenze culturali.
A presto!
Ormai sono a Nykøbing Falster da 4 mesi e ne sono successe di cose.
Ma partiamo dall’inizio.
Sono arrivata il 7 marzo insieme ad un’altra volontaria dalla Lettonia, Elisa.
E’ stato piuttosto scioccante piombare in una città così ventosa venendo dalla pianura padana, eternamente umida; vorrei dire che ormai mi sono abituata, ma mentirei. Vi farò sapere a fine percorso se la mia tolleranza verso il freddo ventoso è migliorata oppure no.
Io ed Eliza abbiamo iniziato subito creando dei workshop incentrati sul disegno o sul cibo, sia a Kultur che in un centro doposcuola.
Con mia grande sorpresa i ragazzi erano molto entusiasti, chiedendo addirittura se fosse possibile ripetere il juice workshop, o comunque svolgere altri workshop che avessero a che fare con il cibo.
Ovviamente avevamo anche i turni al bar sia di giorno che di sera, in occasione dei concerti.
All’inizio le mansioni da svolgere sembravano molto più difficili di quelle che sono veramente, ma bisogna solo farci la mano. Ad esempio per preparare i pølsehorn basta metterli in microonde 2 volte, una per scongelarli e l’altra per cuocerli. A dirlo così non è per niente difficile, ma il più è la paura di non riuscire a comunicare in una lingua diversa dalla tua. Con il tempo, poi, tutte queste attività vengono naturali.
Appena arrivata c’erano parecchi concerti di cui Eliza ed io dovevamo occuparci, perciò all’inizio ci siamo divise i compiti: una serviva al bar e l’altra si occupava di gestire la parte social media e foto.
E’ elettrizzante lavorare dietro le quinte di un evento: non si sta fermi un attimo e il tempo vola. E’ sempre piacevole poi fermarsi quando tutto è sistemato e bere qualcosa con i colleghi, e quando la serata si rivela essere un successo è ancora più soddisfacente.
I primi mesi sono stati veramente impegnativi, ad un certo punto abbiamo anche ospitato delle gattine!
Ad aprile, però, Eliza ha deciso di abbandonare il progetto per motivi personali; è stato strano non condividere il progetto con qualcuno all’inizio e rimanere in un appartamento da sola.
Per fortuna sono riuscita a fare amicizia al di fuori del lavoro, in particolare grazie all’arrival training a Copenhagen: in quell’occasione ho conosciuto altri due volontari di Nykøbing! Lavorano insieme in un progetto al Middle Alt Center (e ne approfitto per consigliare a chiunque sia interessato di visitare questo museo.)
A maggio ho iniziato la scuola di lingua e anche questo mi ha dato l’opportunità di conoscere nuove persone. Dopo circa 2 mesi di lezioni posso dire di riuscire a presentarmi e sono in grado di capire qualche conversazione. Ho ancora tanta strada da fare prima di poter servire al bar in danese, ma sono ottimista e spero di riuscire a farcela prima che finisca il progetto.
Invece a giugno ho preso il Covid, insieme a molti miei colleghi. Non è stato per niente piacevole e nonostante io abbia ricevuto tre dosi del vaccino è stato pesante.
Rimanere poi in quarantena da sola non ha aiutato, anzi, mi ha fatto venire molta nostalgia di casa: quindi ho deciso di tornare una settimana a settembre in Italia! Non vedo l’ora di rivedere la mia famiglia e i miei amici, ma soprattutto il mio gatto, Zorba.
Adesso sono guarita in tempo per godermi l’estate danese, per me è come se fosse primavera. Non mi dispiace affatto, viste le alte temperature estive nel nord d’Italia.
Spero di riuscire a sfruttare il bel tempo, visto che durerà fino a metà agosto e magari andare a trovare altri volontari ESC in giro per la Danimarca.
Per il momento questo è tutto! Al prossimo blog :)
Marie


Il mio progetto è finito e posso dire che il tempo è veramente volato. Mi sembra di essere arrivata ieri in Danimarca e invece sono di nuovo in Italia.
Sono stati 9 mesi molto pieni di progetti, workshop, viaggi e sfide.
Iniziando dai progetti Kultur mi ha dato la possibilità di esprimermi al meglio dal punto di vista creativo. Ho imparato così a gestire più progetti alla volta, alternando alla scuola e ai turni al bar.
Tra le varie cose che ho fatto sono particolarmente fiera del cartello a forma di skater per i servizi che poi è stato intagliato con una macchina a laser su del legno e poi appeso.
E’ leggibile da entrambi i lati e da un lato si vede un ragazzo sullo skate a forma di freccia e dall’altro una ragazza, la parte più difficile è stata che i due disegni combaciassero.
Ho anche rilegato a mano un libro per le firme e questo ha richiesto la maggior parte della mia estate: dall’ordinare i materiali a cucire una pagina alla volta.
Nello stesso periodo ho creato degli sticker che descriveranno al meglio l’associazione da attaccare alle varie finestre con i colori del logo di Kulturfabrikken; quindi skate, una tavolozza per colori, note musicali e rocce per arrampicata.
Infine, mi sono occupata dei nomi da attaccare alle porte dei nuovi uffici. Mi sono dovuta ripassare molte delle lezioni di graphic design fatte anni fa per ottenere un risultato soddisfacente. Ci sono state molte difficoltà con questo progetto, visto che dovevo accontentare i desideri di una decina di persone e avevo delle deadline da rispettare.
Ma il prodotto finito è piaciuto a tutti e alcuni skater mi hanno anche aiutato a montare i nomi nelle varie cornici.
A proposito degli skater, mi mancheranno parecchio. Ero riuscita ad ottenere la loro fiducia, in particolare negli ultimi mesi. Infatti il mio ultimo evento l’ho organizzato solo per loro.
Fin dall’inizio avevo voglia di organizzare un movie night e come mio ultimo addio è stato perfetto.
Prima di tutto ho fatto un sondaggio su cosa volessero vedere e senza sorprese hanno scelto “Mid 90’s” (consiglio vivamente), un film sulla “skater culture” negli anni ‘90 diretto da Jonah Hill.
Poi si è pensato al cibo, quindi patatine, popcorn, pasta fredda e la ciliegina sulla torta: la grigliata. La cosa più importante per me è che i ragazzi fossero coinvolti nell’evento, per cui li ho messi a capo della griglia e hanno cucinato una cosa come 70 hotdog, anche se eravamo solo una ventina.

La serata è piaciuta talmente tanto che hanno chiesto se potessimo organizzare un’altra. Purtroppo non tocca più a me ma agli altri volontari, ma ho suggerito di insistere molto e ho suggerito che potrebbe diventare una cosa periodica, come una rassegna cinematografica ma con dei film per skater.
Gli altri volontari vi diranno se questa cosa è potuta diventare realtà o no nei loro blog.
Mette, leader di Kultur, mi ha anche dato la possibilità di essere a capo di un workshop per bambini durante le vacanze autunnali. Avevo pensato a due attività diverse: mini libri a fisarmonica e perline di carta per collane/braccialetti.
Ero nervosa all’idea di dover comunicare con dei bambini che parlavano solo in danese, ma per fortuna ho avuto la mia mentore Guna al mio fianco. Nel momento in cui non parlavano in inglese, mi ha aiutata a tradurre i vari passaggi in danese. Quando ho organizzato questo workshop avevo raggiunto il Modul 2 alla scuola di lingua e vedere come Guna che interagiva con i vari partecipanti mi ha motivata ad ottenere anche il Modul 3 il mese successivo.

Ho avuto relativamente poco tempo per prepararmi all’esame, ma le mie insegnanti non mi avrebbero mai iscritta se non credevano che ce l’avrei fatta. Gentilmente, mi hanno lasciato anche il libro del corso successivo per continuare a studiare per conto mio in Italia.
Una volta che si supera il primo impatto con il danese diventa divertente imparare una nuova lingua e spero di riuscire ad andare avanti anche se non abito più in Danimarca.
Il progetto mi ha dato anche la possibilità di conoscere altri volontari grazie ai vari training e andarli a trovare nelle varie città. Di conseguenza, sono riuscita a viaggiare un po’ da sola ed era una delle cose che mi ero ripromessa di fare una volta arrivata a Nykøbing Falster.
Purtroppo ho rimandato il viaggio in Svezia all’ultimo mese e ho beccato il giorno in cui tutti i treni per Malmö erano stati cancellati causa freddo. Per cui consiglio ai futuri volontari di andare appena fa bel tempo e di non rimandare fino all’ultimo momento la Svezia come ho fatto io.
Dall’altro canto però, ho una scusa in più per tornare a Copenhagen e in Danimarca in generale.

Per concludere consiglio questa esperienza a chiunque voglia fare nuove esperienze sia culturali che lavorative, ma soprattutto che abbia voglia di mettersi alla prova in un paese diverso dal proprio.
Non posso promettere che saranno sempre rosa e fiori perché si troveranno sempre delle difficoltà, ma dipende da come le si affronta e quale rete di supporto ci si riesce a costruire all’estero. Posso dire che personalmente che i legami che sono riuscita a formare con certi volontari e persone conosciute in Danimarca rimarranno per sempre.
Dunque, non posso fare altro che ringraziare chiunque mi abbia accompagnata in quest’avventura, ho già una tremenda nostalgia di Kultur e della Danimarca e spero di tornare presto anche se non so dire esattamente quando.
Grazie per aver letto il mio blog e per sapere di più della mia esperienza ho scritto dei blog più dettagliati in inglese sul sito di Kulturfabrikken.
Un abbraccio,
Marie