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Storie di donne ribelli - Tina Modotti

giovedì 26 Aprile 2018
incontro
20:45 Il Pertini . piano -1 . sala incontri

La vita della Modotti è una lotta, una ricerca per trovare il senso della vita. Si ribella al sistema, agli stereotipi, persino a se stessa. Una continua ribellione che ha fatto della sua vita stessa un’opera d’arte.

Nasce a Udine il 17 agosto 1896, frequenta le prime classi della scuola elementare. A dodici anni, per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia lavora come operaia in una filanda. Apprende elementi di fotografia frequentando lo studio dello zio Pietro Modotti.
Nel 1913 con la famiglia raggiunge il padre a San Francisco dove lavora in una fabbrica tessile e fa la sarta, frequenta le mostre, segue le manifestazioni teatrali e recita nelle filodrammatiche della Little Italy.
Dieci anni dopo, Tina arriva in Messico con Edward Weston. Uniti da un forte amore, vivono entro il clima politico e culturale post-rivoluzionario, a contatto con i grandi pittori muralisti.
A contatto con la capacità e l’esperienza di Weston, Tina accelera l’apprendimento della fotografia e in breve tempo conquista autonomia espressiva; alla fine del 1924 un’esposizione delle loro opere viene inaugurata nel Palacio de Minerìa alla presenza del Capo dello Stato.
Fra il 1925 e il 1926, intraprendono un viaggio di tre mesi nelle regioni centrali a raccogliere immagini per il libro di Anita Brenner Idols Behind Altars. Il loro legame affettivo si deteriora e Weston torna definitivamente in California.

Tina trasforma il suo modo di fotografare, in pochi anni percorre un’esperienza artistica folgorante: dopo le prime attenzioni per la natura sposta l’obiettivo verso forme più dinamiche, quindi utilizza il mezzo fotografico come strumento di indagine e denuncia sociale, e le sue opere, comunque realizzate con equilibrio estetico, assumono di frequente valenza ideologica: esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto.
Negli anni 30, nella capitale sovietica allestisce la sua ultima esposizione, lavora come traduttrice e lettrice della stampa estera, scrive opuscoli politici, ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito; abbandona la fotografia per dedicarsi alla militanza nel Soccorso Rosso Internazionale.
Quando scoppia le guerra civile spagnola lavora negli ospedali e nei collegamenti, stringendo amicizia con altre combattenti, si dedica ad attività di politica e cultura: scrive sull’organo del Soccorso Rosso Ayuda.

Nella notte del 5 gennaio 1942, dopo una cena con amici in casa dell’architetto Hannes Mayer, Tina Modotti muore, colpita da infarto, dentro un taxi che la sta riportando a casa.
Dopo l’improvvisa scomparsa, il riconoscimento della personalità umana, artistica e politica di Tina Modotti fu quasi immediato e per alcuni anni la sua vita e la sua opera restarono vive in buona parte dell’America latina.

Conduce la serata Sonia Minchillo Guerriero, giornalista e filosofa

Ingresso libero

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