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Giorno della Memoria 2009

Villa Ghirlanda Silva - Sala dei Paesaggi - via Frova, 10 - ore 16.00

“Trentacinque anni di lavoro come geologo, con rimozione totale della memoria del lager, per poi ricercarla, come testimone e storico, rivivendola però come un’esperienza di un sosia omonimo”.

Attraverso poche righe si comprende quanto questa storia dimenticata sia difficile da raccontare. La riflessione è di Claudio Sommaruga, uno dei circa 700 mila internati militari italiani che all’indomani dell’Armistizio, l’8 settembre 1943, senza ordini precisi, si ritrovarono sbandati. Alcuni riuscirono a fuggire con l’aiuto della popolazione, altri furono fucilati immediatamente, altri combatterono, altri ancora furono deportati.
I nostri soldati costituirono una preziosa riserva di manodopera per sostituire in Germania i lavoratori tedeschi chiamati alle armi.
Dopo lunghi viaggi su carri bestiame, attanagliati dalla fame e dal freddo, conosceranno subito l’odio e il disprezzo dei tedeschi nei loro confronti. Non gli verrà riconosciuto nemmeno lo status di prigionieri di guerra ma, per ordine di Hitler, verranno classificati come I.M.I.
Dopo la guerra gli internati militari non otterranno alcun risarcimento per il lavoro coatto.
L’Amministrazione comunale intende offrire alla cittadinanza un approfondimento su questo aspetto della deportazione con un’interessante mostra curata dal Centro di ricerca “Schiavi di Hitler” - Sezione dell’Istituto di Storia di Contemporanea “P.A. Perretta” di Como.
Molti furono anche i nostri concittadini internati militari; la mostra è completata e arricchita con lettere, fotografie e documenti originali di alcuni di loro, documenti che con la loro autenticità ci restituiscono la tragicità di quell’esperienza.

Il Sindaco
Angelo Zaninello

Interviene Valter Merazzi
responsabile Centro di ricerca “Schiavi di Hitler” - Fondo I.M.I. Claudio Sommaruga, direttore dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como

Testimonianza di Claudio Sommaruga
ex internato militare, ricercatore storico

Mostra
Ringraziamenti
Come raggiungerci
Manifestazione al Monumento ai Deportati
Libri disponibili presso la biblioteca civica

Data ultima modifica: 1 agosto 2017

“Trentacinque anni di lavoro come geologo, con rimozione totale della memoria del lager, per poi ricercarla, come testimone e storico, rivivendola però come un’esperienza di un sosia omonimo”.

Attraverso poche righe si comprende quanto questa storia dimenticata sia difficile da raccontare. La riflessione è di Claudio Sommaruga, uno dei circa 700 mila internati militari italiani che all’indomani dell’Armistizio, l’8 settembre 1943, senza ordini precisi, si ritrovarono sbandati. Alcuni riuscirono a fuggire con l’aiuto della popolazione, altri furono fucilati immediatamente, altri combatterono, altri ancora furono deportati.
I nostri soldati costituirono una preziosa riserva di manodopera per sostituire in Germania i lavoratori tedeschi chiamati alle armi.
Dopo lunghi viaggi su carri bestiame, attanagliati dalla fame e dal freddo, conosceranno subito l’odio e il disprezzo dei tedeschi nei loro confronti. Non gli verrà riconosciuto nemmeno lo status di prigionieri di guerra ma, per ordine di Hitler, verranno classificati come I.M.I.
Dopo la guerra gli internati militari non otterranno alcun risarcimento per il lavoro coatto.
L’Amministrazione comunale intende offrire alla cittadinanza un approfondimento su questo aspetto della deportazione con un’interessante mostra curata dal Centro di ricerca “Schiavi di Hitler” - Sezione dell’Istituto di Storia di Contemporanea “P.A. Perretta” di Como.
Molti furono anche i nostri concittadini internati militari; la mostra è completata e arricchita con lettere, fotografie e documenti originali di alcuni di loro, documenti che con la loro autenticità ci restituiscono la tragicità di quell’esperienza.

Il Sindaco
Angelo Zaninello

Interviene Valter Merazzi
responsabile Centro di ricerca “Schiavi di Hitler” - Fondo I.M.I. Claudio Sommaruga, direttore dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como

Testimonianza di Claudio Sommaruga
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