Servizi e progetti > Centro Documentazione Storica > Storia del Novecento e storia locale > 2017/2018 - 500 anni di Riforma Protestante e 50 anni del Centro Culturale Lombardini

Jacopo Lombardini, un maestro di libertà

In occasione dei 500 anni di Riforma Protestante, dei 50 anni del Centro Culturale Lombardini e del Giorno della Memoria 2018.

JACOPO LOMBARDINI, UN MAESTRO DI LIBERTÀ

Recital di e con Maura Bertin e Jean Louis Sappè
del Gruppo Teatro Angrogna

Domenica 28 gennaio 2018 - ore 16

Centro culturale Il Pertini - Auditorium - piazza Confalonieri 3 - Cinisello Balsamo


Presenta Giorgio Bleynat, già membro del Centro culturale Jacopo Lombardini;

interviene Emilio Florio, docente di Storia e Filosofia;

saluti di:
Leo Visco Gilardi, presidente ANED (Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti) Milano e
Gabriella Milanese, vicepresidente ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) Cinisello Balsamo.

INGRESSO LIBERO
A cura di: Centro Culturale Lombardini e Centro Culturale Protestante Milano.
Coordinamento: Centro Documentazione Storica.
In collaborazione con: Culturalmondo
Con l’adesione di ANED e ANPI.

Si ringrazia:
Amici del Pertini e di Villa Ghirlanda.

Il prossimo incontro promosso per i 500 anni di Riforma Protestante e i 50 anni del Centro Culturale Lombardini:
- 1968: a Cinisello Balsamo nascono la comune e la scuola popolare
Sabato 3 marzo 2018 - ore 16 - Centro culturale Il Pertini - Auditorium - piazza Confalonieri 3.

Biografia di Jacopo Lombardini

Nell’aprile del 1945, un uomo alto e magro entrava nella camera a gas del Lager di Mauthausen: era Jacopo Lombardini; con lui c’erano dei giovani partigiani, degli ebrei, altri deportati, le ultime vittime del fascismo e del nazismo che varcavano quella tragica soglia nel cuore dell’Austria annessa alla Germania.

Il viso lungo e affilato, quasi scarno, due baffetti sottili in contrapposizione alle sopracciglia marcate sotto la fronte alta e stempiata, lo sguardo attento e pensoso dietro gli occhialetti rotondi da studioso; così ci appare oggi, in una delle poche immagini che conserviamo di lui, Jacopo Lombardini, un intellettuale, un educatore, un maestro nel senso ampio del termine.

Nato il 13 dicembre 1892 a Gragnana, una frazione di Carrara, Lombardini era anche un maestro di professione che, cresciuto in un’umile famiglia di cavatori di marmo delle Alpi Apuane, era giunto al diploma magistrale dopo grandi sacrifici. Agli ideali mazziniani della famiglia rimase sempre legato, iscrivendosi al Partito Repubblicano e collaborando con un periodico di quell’area.

Pur essendo stato interventista durante la prima guerra mondiale, durante il biennio 1921-22, antifascista convinto, subì numerose aggressioni da parte di squadristi, fu picchiato e deriso e, con l’avvento del fascismo, gli fu impedito di svolgere non solo la professione di insegnante, ma anche qualsiasi altro lavoro, tanto che dovette mantenersi impartendo lezioni private.

In quegli anni violenti aveva trovato la fede in Dio. Nel 1921 ci fu infatti la conversione alla fede evangelica e nel 1923-24 studiò Teologia presso la Facoltà Valdese di Roma. Durante la dittatura le Chiese Evangeliche furono controllate e talvolta perseguitate dal regime, le loro riviste censurate e chiuse. Lombardini ne divenne predicatore e ruppe il silenzio che gli era stato imposto, annunciando la sua fede e impegnandosi a diffondere tra i giovani gli ideali antifascisti, quell’educazione alla libertà che era propria dell’evangelismo italiano e che porterà tanti suoi membri alla lotta contro il fascismo e talvolta alla morte. Nel 1940 si trasferì a Torino e venne assunto come educatore nel Convitto di Torre Pellice (To).

Nel 1943 aderì al Partito d’Azione e dopo l’8 settembre (Armistizio), quando iniziò la Resistenza, quest’uomo di 53 anni scelse di partecipare alla lotta insieme ai montanari valdesi, insieme ai giovani a cui aveva pazientemente spiegato per anni le menzogne fasciste: quei giovani, quei montanari lo accettarono volentieri come compagno di lotta e anche come predicatore evangelico. Prese così la via dei monti e divenne partigiano nelle formazioni Giustizia e Libertà (V Divisione Alpina Sergio Toja) con il ruolo di Commissario politico e con il nome di battaglia di Professore. Nell’ultima lettera alla sorella scriveva parlando della sua scelta: “Pur essendo del tutto disarmato, è logico che io corra gli stessi pericoli dei miei compagni che hanno deciso di salvare con le armi l’Italia e di dare al popolo d’Italia un regime giusto e libero. Ho accettato di fare questo come un dovere, perché non ho mai cessato di amare la libertà”.

Il 24 marzo 1944, nel corso di un grande rastrellamento a Colle Giuliano, tra la Val Germanasca e la Val Pellice, compiuto da SS italiane e reparti tedeschi, fu catturato dopo un conflitto a fuoco. Venne condotto nella Caserma a Bobbio Pellice dove fu sottoposto a pesanti interrogatori e torturato. Venne trasferito in seguito alle Caserme di Torre Pellice e Luserna San Giovanni e infine alle Carceri Nuove di Torino. Il 31 marzo fu deportato al campo di Fossoli e da lì, il 21 luglio, al campo di Bolzano.

Partito il 4 agosto 1944, come risulta dai documenti dell’I.T.S. (International Tracing Service) di Bad Arolsen (Germania), il 7 agosto fu consegnato, tramite la Sipo (polizia di sicurezza) di Verona, nel Lager di Mauthausen, dove, registrato come prigioniero Sch (fermo precauzionale), gli venne assegnata la matricola 82400. Il 13 agosto fu inviato al sottocampo di Gusen II e il 28 dicembre venne spostato nel Revier (infermeria) di Gusen e quindi, il 13 marzo 1945, in quello del campo di Mauthausen.
Il 22, 24 e 25 aprile furono tre giorni di massacro; 408 deportati provenienti dal Revier di Mauthausen, tra questi 84 italiani, furono uccisi nella camera a gas. Anche se nessuna fonte lo testimonia, nemmeno la Croce Rossa Internazionale, è molto probabile che tra di loro ci fosse anche Jacopo Lombardini. Per questa ragione le varie biografie pubblicate riportano date diverse riferite alla sua morte (24 o 25 aprile). Nel corso di più di otto mesi Jacopo Lombardini era riuscito a sopravvivere resistendo ai maltrattamenti e alla denutrizione, confortando e aiutando i suoi compagni di deportazione e, proprio quando in tutta Italia si festeggiava la Liberazione che egli aveva lungamente atteso e per cui aveva lottato inerme, con la sola forza dei suoi ideali, per lui si aprirono le porte della camera a gas.

Nel dopoguerra fu insignito della Medaglia d’Argento al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
“Uomo di cultura e patriota di sicura fede fu, subito dopo l’Armistizio, animatore infaticabile della Lotta di Liberazione in Val Pellice ed in Val Germanasca, conosciuto ed amato dai giovani che andava ammaestrando nella fede alla Libertà ed alla Patria. Caduto in mani tedesche nel corso di un duro rastrellamento e crudelmente seviziato, manteneva contegno elevato ed esemplare, affrontando sempre con cristiana serenità il duro calvario dei campi di concentramento. Barbaramente suppliziato chiudeva l’esistenza nel servizio dei più nobili ideali.”

A Gragnana, suo paese natale, gli sono state intitolate una Scuola Primaria e una via cittadina e, nella piazza principale, gli è stata dedicata una lapide, realizzata dal Partito d’Azione e posata il 26 maggio 1945. Pietro Pelliccia (1915-1980), artista carrarese, docente di pittura presso la locale Accademia di Belle Arti, della quale fu direttore fra il 1963 e il 1971, dipinse un ritratto, olio su tela, raffigurante Lombardini. Il dipinto fu restaurato e donato il 22 aprile 2012 dall’Associazione Casa Toscana al Comune di Carrara.

Nel 1962 venne pubblicato da La Nuova Italia/Quaderni del Ponte di Firenze il libro di Salvatore Mastrogiovanni Un protestante nella Resistenza, nel quale si ricorda anche la sua attività di poeta e di predicatore, libro poi ristampato da Claudiana Editrice che nel 2011 pubblicò anche il volume di Lorenzo Tibaldo Il viandante della libertà. Jacopo Lombardini (1892-1945), sulla sua vicenda e il suo lascito spirituale e civile.

Jacopo Lombardini non era un eroe. Era un credente che aveva voluto vivere la sua vita in modo coerente: attraverso un impegno pieno nella realtà umana, sociale e politica. Il fascismo non gli aveva permesso di insegnare nelle scuole statali, ma era stato egualmente un maestro.
Quando nel 1968 un gruppo di intellettuali e di tecnici, che desideravano esprimere concretamente la loro solidarietà verso la classe lavoratrice, decisero di dar vita a una nuova realtà associativa fu a lui che tutti, e in particolare il pastore Giorgio Bouchard che lo aveva conosciuto personalmente, pensarono.
Insegnamento e partecipazione, antifascismo e passione politica, predicazione e testimonianza; su questi tre elementi si è fondata la storia del Centro culturale Jacopo Lombardini.
Si trattava, contemporaneamente di una scuola media serale per lavoratori e lavoratrici in cui insegnarono decine di collaboratori volontari, di una comune formata da giovani coppie e famiglie e di un centro di diffusione culturale su tutto il territorio. Per tutta la popolazione di Cinisello Balsamo il Lombardini rappresentò un’esperienza unica e indimenticabile, in cui gli ideali di quel grande educatore delle coscienze che fu il Professore tornarono a vivere.

A cura di A.N.P.I. Cinisello Balsamo e Centro Documentazione Storica del Comune di Cinisello Balsamo.
Si ringrazia: Centro Culturale Jacopo Lombardini, A.N.E.D. Sesto San Giovanni, Comune di Carrara.

PDF - 1.4 Mb
Manifesto
PDF - 1.1 Mb
Invito
Data ultima modifica: 19 gennaio 2018

In occasione dei 500 anni di Riforma Protestante, dei 50 anni del Centro Culturale Lombardini e del Giorno della Memoria 2018.

JACOPO LOMBARDINI, UN MAESTRO DI LIBERTÀ

Recital di e con Maura Bertin e Jean Louis Sappè
del Gruppo Teatro Angrogna

Domenica 28 gennaio 2018 - ore 16

Centro culturale Il Pertini - Auditorium - piazza Confalonieri 3 - Cinisello Balsamo


Presenta Giorgio Bleynat, già membro del Centro culturale Jacopo Lombardini;

interviene Emilio Florio, docente di Storia e Filosofia;

saluti di:
Leo Visco Gilardi, presidente ANED (Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti) Milano e
Gabriella Milanese, vicepresidente ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) Cinisello Balsamo.

INGRESSO LIBERO
A cura di: Centro Culturale Lombardini e Centro Culturale Protestante Milano.
Coordinamento: Centro Documentazione Storica.
In collaborazione con: Culturalmondo
Con l’adesione di ANED e ANPI.

Si ringrazia:
Amici del Pertini e di Villa Ghirlanda.

Il prossimo incontro promosso per i 500 anni di Riforma Protestante e i 50 anni del Centro Culturale Lombardini:
- 1968: a Cinisello Balsamo nascono la comune e la scuola popolare
Sabato 3 marzo 2018 - ore 16 - Centro culturale Il Pertini - Auditorium - piazza Confalonieri 3.

Biografia di Jacopo Lombardini

Nell’aprile del 1945, un uomo alto e magro entrava nella camera a gas del Lager di Mauthausen: era Jacopo Lombardini; con lui c’erano dei giovani partigiani, degli ebrei, altri deportati, le ultime vittime del fascismo e del nazismo che varcavano quella tragica soglia nel cuore dell’Austria annessa alla Germania.

Il viso lungo e affilato, quasi scarno, due baffetti sottili in contrapposizione alle sopracciglia marcate sotto la fronte alta e stempiata, lo sguardo attento e pensoso dietro gli occhialetti rotondi da studioso; così ci appare oggi, in una delle poche immagini che conserviamo di lui, Jacopo Lombardini, un intellettuale, un educatore, un maestro nel senso ampio del termine.

Nato il 13 dicembre 1892 a Gragnana, una frazione di Carrara, Lombardini era anche un maestro di professione che, cresciuto in un’umile famiglia di cavatori di marmo delle Alpi Apuane, era giunto al diploma magistrale dopo grandi sacrifici. Agli ideali mazziniani della famiglia rimase sempre legato, iscrivendosi al Partito Repubblicano e collaborando con un periodico di quell’area.

Pur essendo stato interventista durante la prima guerra mondiale, durante il biennio 1921-22, antifascista convinto, subì numerose aggressioni da parte di squadristi, fu picchiato e deriso e, con l’avvento del fascismo, gli fu impedito di svolgere non solo la professione di insegnante, ma anche qualsiasi altro lavoro, tanto che dovette mantenersi impartendo lezioni private.

In quegli anni violenti aveva trovato la fede in Dio. Nel 1921 ci fu infatti la conversione alla fede evangelica e nel 1923-24 studiò Teologia presso la Facoltà Valdese di Roma. Durante la dittatura le Chiese Evangeliche furono controllate e talvolta perseguitate dal regime, le loro riviste censurate e chiuse. Lombardini ne divenne predicatore e ruppe il silenzio che gli era stato imposto, annunciando la sua fede e impegnandosi a diffondere tra i giovani gli ideali antifascisti, quell’educazione alla libertà che era propria dell’evangelismo italiano e che porterà tanti suoi membri alla lotta contro il fascismo e talvolta alla morte. Nel 1940 si trasferì a Torino e venne assunto come educatore nel Convitto di Torre Pellice (To).

Nel 1943 aderì al Partito d’Azione e dopo l’8 settembre (Armistizio), quando iniziò la Resistenza, quest’uomo di 53 anni scelse di partecipare alla lotta insieme ai montanari valdesi, insieme ai giovani a cui aveva pazientemente spiegato per anni le menzogne fasciste: quei giovani, quei montanari lo accettarono volentieri come compagno di lotta e anche come predicatore evangelico. Prese così la via dei monti e divenne partigiano nelle formazioni Giustizia e Libertà (V Divisione Alpina Sergio Toja) con il ruolo di Commissario politico e con il nome di battaglia di Professore. Nell’ultima lettera alla sorella scriveva parlando della sua scelta: “Pur essendo del tutto disarmato, è logico che io corra gli stessi pericoli dei miei compagni che hanno deciso di salvare con le armi l’Italia e di dare al popolo d’Italia un regime giusto e libero. Ho accettato di fare questo come un dovere, perché non ho mai cessato di amare la libertà”.

Il 24 marzo 1944, nel corso di un grande rastrellamento a Colle Giuliano, tra la Val Germanasca e la Val Pellice, compiuto da SS italiane e reparti tedeschi, fu catturato dopo un conflitto a fuoco. Venne condotto nella Caserma a Bobbio Pellice dove fu sottoposto a pesanti interrogatori e torturato. Venne trasferito in seguito alle Caserme di Torre Pellice e Luserna San Giovanni e infine alle Carceri Nuove di Torino. Il 31 marzo fu deportato al campo di Fossoli e da lì, il 21 luglio, al campo di Bolzano.

Partito il 4 agosto 1944, come risulta dai documenti dell’I.T.S. (International Tracing Service) di Bad Arolsen (Germania), il 7 agosto fu consegnato, tramite la Sipo (polizia di sicurezza) di Verona, nel Lager di Mauthausen, dove, registrato come prigioniero Sch (fermo precauzionale), gli venne assegnata la matricola 82400. Il 13 agosto fu inviato al sottocampo di Gusen II e il 28 dicembre venne spostato nel Revier (infermeria) di Gusen e quindi, il 13 marzo 1945, in quello del campo di Mauthausen.
Il 22, 24 e 25 aprile furono tre giorni di massacro; 408 deportati provenienti dal Revier di Mauthausen, tra questi 84 italiani, furono uccisi nella camera a gas. Anche se nessuna fonte lo testimonia, nemmeno la Croce Rossa Internazionale, è molto probabile che tra di loro ci fosse anche Jacopo Lombardini. Per questa ragione le varie biografie pubblicate riportano date diverse riferite alla sua morte (24 o 25 aprile). Nel corso di più di otto mesi Jacopo Lombardini era riuscito a sopravvivere resistendo ai maltrattamenti e alla denutrizione, confortando e aiutando i suoi compagni di deportazione e, proprio quando in tutta Italia si festeggiava la Liberazione che egli aveva lungamente atteso e per cui aveva lottato inerme, con la sola forza dei suoi ideali, per lui si aprirono le porte della camera a gas.

Nel dopoguerra fu insignito della Medaglia d’Argento al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
“Uomo di cultura e patriota di sicura fede fu, subito dopo l’Armistizio, animatore infaticabile della Lotta di Liberazione in Val Pellice ed in Val Germanasca, conosciuto ed amato dai giovani che andava ammaestrando nella fede alla Libertà ed alla Patria. Caduto in mani tedesche nel corso di un duro rastrellamento e crudelmente seviziato, manteneva contegno elevato ed esemplare, affrontando sempre con cristiana serenità il duro calvario dei campi di concentramento. Barbaramente suppliziato chiudeva l’esistenza nel servizio dei più nobili ideali.”

A Gragnana, suo paese natale, gli sono state intitolate una Scuola Primaria e una via cittadina e, nella piazza principale, gli è stata dedicata una lapide, realizzata dal Partito d’Azione e posata il 26 maggio 1945. Pietro Pelliccia (1915-1980), artista carrarese, docente di pittura presso la locale Accademia di Belle Arti, della quale fu direttore fra il 1963 e il 1971, dipinse un ritratto, olio su tela, raffigurante Lombardini. Il dipinto fu restaurato e donato il 22 aprile 2012 dall’Associazione Casa Toscana al Comune di Carrara.

Nel 1962 venne pubblicato da La Nuova Italia/Quaderni del Ponte di Firenze il libro di Salvatore Mastrogiovanni Un protestante nella Resistenza, nel quale si ricorda anche la sua attività di poeta e di predicatore, libro poi ristampato da Claudiana Editrice che nel 2011 pubblicò anche il volume di Lorenzo Tibaldo Il viandante della libertà. Jacopo Lombardini (1892-1945), sulla sua vicenda e il suo lascito spirituale e civile.

Jacopo Lombardini non era un eroe. Era un credente che aveva voluto vivere la sua vita in modo coerente: attraverso un impegno pieno nella realtà umana, sociale e politica. Il fascismo non gli aveva permesso di insegnare nelle scuole statali, ma era stato egualmente un maestro.
Quando nel 1968 un gruppo di intellettuali e di tecnici, che desideravano esprimere concretamente la loro solidarietà verso la classe lavoratrice, decisero di dar vita a una nuova realtà associativa fu a lui che tutti, e in particolare il pastore Giorgio Bouchard che lo aveva conosciuto personalmente, pensarono.
Insegnamento e partecipazione, antifascismo e passione politica, predicazione e testimonianza; su questi tre elementi si è fondata la storia del Centro culturale Jacopo Lombardini.
Si trattava, contemporaneamente di una scuola media serale per lavoratori e lavoratrici in cui insegnarono decine di collaboratori volontari, di una comune formata da giovani coppie e famiglie e di un centro di diffusione culturale su tutto il territorio. Per tutta la popolazione di Cinisello Balsamo il Lombardini rappresentò un’esperienza unica e indimenticabile, in cui gli ideali di quel grande educatore delle coscienze che fu il Professore tornarono a vivere.

A cura di A.N.P.I. Cinisello Balsamo e Centro Documentazione Storica del Comune di Cinisello Balsamo.
Si ringrazia: Centro Culturale Jacopo Lombardini, A.N.E.D. Sesto San Giovanni, Comune di Carrara.

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