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Territorio, cultura, innovazione e creatività

Una sintesi di idee, proposte e tesi a partire dagli interventi di Siria Trezzi (sindaco di Cinisello Balsamo), Patrizia Bartolomeo (assessore alle politiche giovanili, Andrea Catania (assessore alla cultura e politiche produttive), Massimo Capano (responsabile progetto HubOut Makers Lab), Giulio Fortunio (Direttore Centro Culturale il Pertini), Antonia Caola (Museo delle Scienze di Trento), Cristina Bambini (Biblioteca San Giorgio di Pistoia), Renzo Davoli (Dipartimento di Informatica, Università di Bologna), Francesco Cacopardi (Istituto Luigi Gatti-Confartigianato Imprese)

1. Occorre guardare alla produzione culturale secondo un nuovo paradigma, che superi i confini disciplinari ed elimini tutti i vincoli alla circolazione dei saperi

2. Il nuovo paradigma parte dalle conoscenze e non dagli oggetti, che hanno sempre una forma contingente, parte dalle persone e dalle comunità, che rappresentano la chiave di successo di qualunque cambiamento si voglia promuovere, e sono il vero patrimonio di un territorio

3. In questo senso cultura e produzione sono connesse, la crescita economica di un territorio dipende dal suo sviluppo delle conoscenze, la circolazione dei saperi è l’investimento fondamentale per garantire una futura ricchezza

4. La circolazione dei saperi ha un vantaggio economico anche perché ha un costo inferiore allo stoccaggio di qualunque supporto e possibilità infinite di espansione, mentre pensare la conoscenza in termini di “hardware” (da creare, acquistare, immagazzinare…) va incontro ad inevitabili vincoli fisici

5. In questa visione il territorio va letto come un ecosistema, basato sulle relazioni fra gli attori sociali, sulla circolazione delle idee, sulle interconessioni e le ricadute delle azioni, sulla opportunità e necessità di giocare meccanismi di moltiplicazione degli effetti (e quindi superando confini di competenza, di territorio, di età…)

6. Nell’ecosistema persone e comunità vanno riconosciute come portatrici di saperi e competenze, anche da giovanissimi, le politiche devono pertanto promuovere e valorizzare, consentire di crescere, investire e scommettere, dimostrarsi elastiche e recettive alle loro proposte

7. Nell’ecosistema le istituzioni devono aprirsi a nuovi legami e nuove partnership (come testimonia la presenza di confartigianato in bilbioteca) e le nuove reti delle politiche giovanili devono centrarsi meno sui problemi (sanità, servizi sociali, ecc.) e più sulle opportunità (cultura, produzione, ecc.)

8. L’ecosistema delle opportunità secondo il nuovo paradigma richiede un diverso approccio al territorio, perché le opportunità nascono dal riuso di territori e fabbricati, da una nuova regolamentazione sugli usi di quanto già esiste, dalla concessione di spazi per nuove attività, dalla creazione di luoghi (musei, biblioteche…) che consentano di crescere come comunità e coltivare nuovi saperi e nuovi incontri

9. Lo sviluppo delle conoscenze della comunità è direttamente proporzionale alla risonanza nel sistema: moltiplicare le esperienze, gli stimoli e le occasioni di conoscenza è la miglior garanzia che ciascuno trovi il proprio talento, riconosca le proprie capacità e le metta disposizione sotto forma di attività o impresa

10. Le istituzioni sono di fatto chiamate ad assumere un nuovo ruolo: più che la produzione di norme e l’erogazione di prestazioni e servizi, la scommessa è oggi quella di fare da connettore di relazioni, promotore di opportunità, agente capace di rimuovere i vincoli, valorizzatore di risorse e capacità esistenti, fermo restando una speciale sensibilità al tema della disuguaglianza, al diverso accesso alle opportunità

11. Se persone e comunità sono le risorse fondamentali, le politiche devono agire sulla promozione di relazioni: questo vuol dire favorire aggregazioni per passioni e interessi, creare l’opportunità di incontri esemplari (testimoni, esperti, scienziati,…), attivare processi di mentorship, creare canali di comunicazione fra pari

12. La libera circolazione dei saperi e l’epoca di forte mutamento possono ribaltare la distribuzione delle conoscenze e invertire la loro direzione: occorre predisporsi all’idea che i nuovi docenti siano più giovani dei discenti, che un ragazzo possa salire in cattedra a spiegare che cosa ha appena inventato, e più in generale assumere il principio che le competenze vanno continuamente rinnovate a qualunque età, data la loro velocità di obsolescenza

13. I nuovi processi di apprendimento cambiano schemi cognitivi tradizionali – come la sequenza rigida teoria-prassi, il fatto di leggere il foglio di istruzioni prima di toccare un oggetto, l’idea che gli oggetti siano utilizzabili in un solo modo, quello previsto in produzione, ecc. – a favore invece di modelli in cui si apprende nel fare, si scopre manipolando, si creano le istruzioni anziché eseguirle, ci si attribuisce da subito il potere di creare e cambiare le macchine anziché solo farle funzionare

14. Questo superamento della logica di persone-utenti a favore di una di persone-creatrici (di conoscenze, di nuovi usi, di possibilità) si genera anche con adeguate strategie di allestimento e regolamentazione dell’utilizzo dei luoghi espositivi e didattici: i visitatori non possono più essere solo chiamati a guardare e leggere, ma devono poter toccare, manipolare, costruire, agire, variare gli usi, non solo per il piacere di “giocare” e sentirsi attivo nella fruizione della cultura, ma anche per l’efficacia dello stesso processo di apprendimento

15. La centralità delle persone e delle conoscenze deve essere trasparente non solo dall’attenzione alla relazione che deve caratterizzare tutti i luoghi pubblici deputati alla promozione dei saperi – come centri culturali, biblioteche, musei, ecc. – ma anche nelle condizioni ambientali di quei luoghi, perché il supporto non deve prevalere sul contenuto, perché luce e leggerezza favoriscono l’apprendimento, perché l’integrazione disciplinare può essere evidente dagli allestimenti stessi.

Data ultima modifica: 7 luglio 2017
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