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n. 80 13.11.2013

SCALZOTTO FABIO

Un’altra interrogazione riguarda gli elettrodotti. Ci risulta che a Cinisello Balsamo ci siano molte proprietà private assoggettate alla servitù di passaggio di elettrodotti di alta pensione che scorrono in prossimità delle abitazioni. Non conosciamo i dati precisi, ma da più parte si sostiene l’esistenza di una connessione tra la presenza di queste strutture e la diffusione di gravi malattie, quali affezioni leucemiche infantili, affezioni delle vie respiratorie e delle pareti polmonari. Al momento non esiste sul territorio di Cinisello Balsamo un sistema di rilevamento degli agenti inquinanti dotato di centraline tecnologicamente avanzate, non si è nemmeno parlato dell’istituzione di una commissione competente e attiva in materia di prevenzione alle malattie causate dall’inquinamento dell’aria. Molte città italiane, come Lucca, Udine, Belluno, Rho, San Giuliano Milanese, soprattutto Milano e Sesto San Giovanni hanno introdotto l’attività comunale di studio e pianificazione, intervento di rimozione degli elettrodotti esistenti e il successivo interramento sia di quelli vecchi che di quelli nuovi, da realizzare in aree identificate dal proprio Piano di Governo del Territorio.
Il Comune di Sesto San Giovanni, in particolare alla risposta dell’interrogazione del Gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle per l’elettrodotto di Via Sottocorno ha garantito la propria disponibilità ad affrontare con la Commissione urbanistica il lavoro di interramento della linea tra Via Adriano e Via Manin. Crediamo che l’istituzione di una Commissione di studio consentirebbe al Comune di iniziare un percorso non solo preventivo ma anche risolutivo dei pericoli a cui è esposta la salute dei cittadini pericoli reali ed esistenti, come conferma la stessa Amministrazione Comunale nel documento della VAS. Per queste ragioni vorremmo sapere se a Cinisello Balsamo esiste già un principio di attuazione di questo percorso volto a tutelare la salute pubblica, e in caso contrario se e quando potrà essere istituita una Commissione di studio che progetti un piano di intervento immediato sulle abitazioni particolarmente esposte dalle emissioni nocive degli elettrodotti.

Risponde l’Assessore Cabras:

In riferimento alla domanda posta dal consigliere del Movimento 5 Stelle sull’inquinamento elettromagnetico, parto dal fondo, cioè ipotizzare una Commissione di studio per far fronte ed effettuare delle valutazioni in riferimento agli elementi di inquinamento sulla salute pubblica. Credo di aver capito che sia stato citato il Comune di Milano e il Comune di Sesto. Io ho provato a fare una rapida verifica per vedere nel sito del Comune di Milano se il Comune avesse istituito questa Commissione, perché ero molto curioso, e non ho trovato traccia nel sito del Comune di questa Commissione, così come non sono riuscito – magari non sono stato bravo io – a trovarla nel Comune di Sesto San Giovanni. Per curiosità sono andato a vedere anche nel Comune di Parma, per vedere se un Comune attento a questi temi avesse già formulato una struttura di analisi su questi temi e avesse già impostato delle risposte e neanche nel sito del Comune di Parma ho trovato dei riferimenti puntuali dai quali poter prendere esempio e, in qualche modo, verificare la possibile la traducibilità di questo tema a livello di istituzione comunale. Per cui credo che un primo dato importante è capire se è vero che ci siano queste Commissioni che affrontano questo tema da un punto di vista istituzionale, come sono strutturate, quali funzioni si assumono, eccetera. Era per me importante partire dal fondo, perché ritengo che alcune di queste questioni, quelle elettromagnetiche, così come quelle più importanti dell’inquinamento dell’aria, soprattutto quando si ha a che fare con la salute dei cittadini e delle cittadine, sia importante collocarle dal punto di vista del ruolo e dell’efficacia che queste possono avere, cioè mettere in discussione il ruolo di ARPA, perché questo in qualche modo si dice, se vogliamo declinarlo a livello locale e dei singoli Comuni, vuol dire che si rimette in discussione ruolo di ARPA, ma credo ancora di più il ruolo della Regione Lombardia, per cui si sta dicendo che gli enti predisposti per competenze, per strumenti, per fondi, per finanziamenti e per input specifici, non stanno assolvendo al loro compito, per cui si sta chiedendo di declinare queste cose ai singoli Comuni.
Allora, se questa è un’ipotesi di lavoro, sarebbe importante capire, se qualcuno l’ha fatto, come l’ha strutturato, perché, a quanto io ho potuto verificare, questi esempi che sono stati citati io non li ho trovati. Ritengo che, quindi, per adesso sia importante, invece, riferirsi alle norme nazionali e regionali. Ci sono delle norme specifiche sull’inquinamento elettromagnetico che le nuove edificazioni o le forme di urbanizzazioni devono rispettare per poter essere compatibili, perché altrimenti non si può fare diversamente, se non si rispettano queste norme. Per cui, sia a livello nazionale che regionale, recependo gli indirizzi della Comunità europea, si sono definite delle regole tali per cui si cerca di tutelare la salute pubblica da queste forme di inquinamento.
Per un caso, invece, più specifico, del tipo perché non si interrano queste cose e non si portano gli elettrodotti sotto terra, è un solo caso per cui non posso estenderlo, ma uno l’ho vissuto, questo tema qua, che è un tema importantissimo, ha a che fare con delle responsabilità e con ruoli di competenza. Per cui coinvolgere Terna, perché è Terna che gestisce queste cose, nei processi d’interramento degli elettrodotti – sto pensando alle grandi città, la mia esperienza è sul Comune di Milano – è un’operazione sicuramente di grande interesse, ma di elevati costi, nel senso che, essendo la rete di competenza di Terna, bisogna coinvolgere Terna nel far questo. Fatto salvo che poi ai tempi si erano fatte anche delle verifiche: metterlo sotto terra non vuol dire che non c’è comunque un problema di impatto, cioè non è che se non lo vedo il problema è risolto, per cui anche lì si stavano facendo delle valutazioni che, oltre ai costi dello smantellamento dei sistemi, non è che il problema si risolve mettendoli sotto terra. I cavidotti che dovevano essere pensati, allora ancora in forma sperimentale, avevano un alto costo e, comunque, dovevano mantenere delle norme di garanzia, benché sottoterra, rispetto alle fasce di rispetto, non tali e quali nel caso che fossero in area, ma poco meno, nel senso che, comunque, mettendolo sotto terra, questo non voleva dire che potevo sopra riutilizzare il suolo come se niente fosse. Per cui, anche questo è un tema importante, ma che poi va, se vogliamo tradurlo concretamente, confrontato con attori specifici. Ritengo che, comunque, la questione più importante sia questa di un’eventuale Commissione, però riallineandoci, dal punto di vista istituzionale, rispetto al confronto con enti che hanno questa responsabilità – penso soprattutto ad ARPA e ad A.S.L. – è capire se è un problema di coordinamento con loro o se, invece, l’ipotesi di queste Commissioni sono sostitutive o hanno un ruolo supplementare o hanno un ruolo di supporto. Penso che la cosa importante sia, appunto, capire quali sono i Comuni che hanno istituito a livello comunale queste cose, quali ruoli hanno e quali competenze si assumono. In base a questa valutazione ci si può interrogare, verificare su quali sono le possibilità.

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