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Sterilizzazione

A molti amanti degli animali dispiace fare sterilizzare la propria cagnolina o micetta: sembra quasi di farle un torto o una cattiveria. Eppure non è affatto così, anzi è un atto di fondamentale importanza.

Prima di tutto: cos’è la sterilizzazione?
E’ un semplice intervento chirurgico che prevede l’asportazione degli organi riproduttivi dell’animale (al maschio vengono tolti i testicoli, mentre alla femmina le ovaie), determinando in questo modo la sua incapacità di riprodursi.
Per i veterinari si tratta di un semplice intervento di routine che non presenta grossi rischi, se non quelli minimi legati all’anestesia e il post-operatorio.

A questo punto sorge spontanea una domanda assolutamente lecita: perché è importante la sterilizzazione?
Innanzitutto per salvaguardare la sua salute: la sterilizzazione, soprattutto se eseguita prima del primo calore, riduce quasi a zero il rischio che le femmine in età adulta sviluppino tumori mammari e altre gravi malattie.
Ma anche per dare agli ospiti dei rifugi la possibilità di trovare una famiglia: basta visitare questi luoghi per rendersi conto che ci sono già troppi cani e gatti senza padrone. Sarebbe davvero egoistico fare nascere altri animali i quali, ammesso che trovino una buona casa, condannerebbero gli animali dei rifugi a trascorrere il resto della loro vita in gabbia.

Il controllo delle nascite mediante la sterilizzazione è l’arma più efficace di cui disponiamo per combattere il randagismo e la sovrappopolazione dei rifugi: limitando le nascite e gestendole in modo che ogni nuovo nato sia destinato ad adozione sicura, non vi sarebbero meno cuccioli destinati a sorte incerta.

La Dottoressa Laura Torriani, segretario dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) ha calcolato in modo molto semplice cosa succederebbe se ogni micia o cagnetta mettesse al mondo almeno una cucciolata (circa 6 cuccioli) durante la propria vita: se la metà di questi fossero femmine, nel giro di due anni metteranno al mondo 18 cuccioli.

Supponendo realisticamente che anche la metà di questi siano femmine, dopo due anni avremmo 54 cuccioli; dopo altri 2 anni da 27 femmine nasceranno 162 cuccioli; dopo altri 2 anni ancora da 81 femmine si avrebbero circa 486 cuccioli. In 10 anni la cifra totale degli animali si è quasi cinquecentuplicata.

Purtroppo è altamente improbabile trovare altrettanti buoni padroni disposti a prendersi cura di questi cuccioli in modo definitivo: alcuni potrebbero venire adottati frettolosamente per la tenerezza di un attimo e magari venire poi abbandonati una volta cresciuti, magari in concomitanza con la partenza per le vacanze estive.

A molti amanti degli animali dispiace fare sterilizzare la propria cagnolina o micetta: sembra quasi di farle un torto o una cattiveria. Eppure non è affatto così, anzi è un atto di fondamentale importanza.

Prima di tutto: cos’è la sterilizzazione?
E’ un semplice intervento chirurgico che prevede l’asportazione degli organi riproduttivi dell’animale (al maschio vengono tolti i testicoli, mentre alla femmina le ovaie), determinando in questo modo la sua incapacità di riprodursi.
Per i veterinari si tratta di un semplice intervento di routine che non presenta grossi rischi, se non quelli minimi legati all’anestesia e il post-operatorio.

A questo punto sorge spontanea una domanda assolutamente lecita: perché è importante la sterilizzazione?
Innanzitutto per salvaguardare la sua salute: la sterilizzazione, soprattutto se eseguita prima del primo calore, riduce quasi a zero il rischio che le femmine in età adulta sviluppino tumori mammari e altre gravi malattie.
Ma anche per dare agli ospiti dei rifugi la possibilità di trovare una famiglia: basta visitare questi luoghi per rendersi conto che ci sono già troppi cani e gatti senza padrone. Sarebbe davvero egoistico fare nascere altri animali i quali, ammesso che trovino una buona casa, condannerebbero gli animali dei rifugi a trascorrere il resto della loro vita in gabbia.

Il controllo delle nascite mediante la sterilizzazione è l’arma più efficace di cui disponiamo per combattere il randagismo e la sovrappopolazione dei rifugi: limitando le nascite e gestendole in modo che ogni nuovo nato sia destinato ad adozione sicura, non vi sarebbero meno cuccioli destinati a sorte incerta.

La Dottoressa Laura Torriani, segretario dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) ha calcolato in modo molto semplice cosa succederebbe se ogni micia o cagnetta mettesse al mondo almeno una cucciolata (circa 6 cuccioli) durante la propria vita: se la metà di questi fossero femmine, nel giro di due anni metteranno al mondo 18 cuccioli.

Supponendo realisticamente che anche la metà di questi siano femmine, dopo due anni avremmo 54 cuccioli; dopo altri 2 anni da 27 femmine nasceranno 162 cuccioli; dopo altri 2 anni ancora da 81 femmine si avrebbero circa 486 cuccioli. In 10 anni la cifra totale degli animali si è quasi cinquecentuplicata.

Purtroppo è altamente improbabile trovare altrettanti buoni padroni disposti a prendersi cura di questi cuccioli in modo definitivo: alcuni potrebbero venire adottati frettolosamente per la tenerezza di un attimo e magari venire poi abbandonati una volta cresciuti, magari in concomitanza con la partenza per le vacanze estive.

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