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Monumento al Deportato - Parco Nord


"Il sangue dei deportati
dilavò su queste pietre
delle cave di Gusen
e di Mauthausen"

Questa scritta è incisa alla base del monumento dedicato a tutti i cittadini arrestati dai nazifascisti e deportati nei Lager nazisti che lavoravano nelle grandi e piccole fabbriche dell’area industriale di Sesto San Giovanni.

Il monumento, progettato dallo studio BBPR degli architetti Lodovico, deportato a Mauthausen, e Alberico - figlio di Lodovico - Barbiano di Belgiojoso, coadiuvati dal maestro d’arte Giuseppe Lanzani, è stato collocato sulla collina del Parco Nord nel novembre 1998.

Prima di giungere sulla collina, si percorre una ripida salita con alti gradini neri che evoca la scala della morte di Mauthausen: luogo di morte, di tortura e di scherno verso l’uomo e l’umanità.

Il Deportato è rappresentato da una figura stilizzata che affonda i piedi nei sassi e che ha altri massi al posto della testa. Questa figura ha un doppio significato: da un lato l’espressione massima dello sfruttamento dell’uomo nel Lager, dalla testa ai piedi investito dal lavoro disumano e sovraumano che ne determina un rapido decadimento fisico e poi la morte; dall’altro i sassi al posto della testa rappresentano il massimo della spersonalizzazione, della dignità di un uomo: il deportato non doveva pensare, ragionare, ma eseguire solo ordini.

Alla base del monumento sono posti due grandi catini contenenti sassi provenienti dalle cave di pietra di Gusen e di Mauthausen e sei teche con le ceneri e le terre dei Lager di Gusen, Mauthausen, Dachau, Auschwitz, Ravensbrueck e Hartheim, dove furono deportati i nostri lavoratori.

Intorno alla stele sono stati collocati 31 masselli di porfido, disposti a semicerchio, su cui sono stati incisi i 559 nomi dei deportati deceduti e sopravvissuti.

Per approfondimenti

Data ultima modifica: 16 gennaio 2014


"Il sangue dei deportati
dilavò su queste pietre
delle cave di Gusen
e di Mauthausen"

Questa scritta è incisa alla base del monumento dedicato a tutti i cittadini arrestati dai nazifascisti e deportati nei Lager nazisti che lavoravano nelle grandi e piccole fabbriche dell’area industriale di Sesto San Giovanni.

Il monumento, progettato dallo studio BBPR degli architetti Lodovico, deportato a Mauthausen, e Alberico - figlio di Lodovico - Barbiano di Belgiojoso, coadiuvati dal maestro d’arte Giuseppe Lanzani, è stato collocato sulla collina del Parco Nord nel novembre 1998.

Prima di giungere sulla collina, si percorre una ripida salita con alti gradini neri che evoca la scala della morte di Mauthausen: luogo di morte, di tortura e di scherno verso l’uomo e l’umanità.

Il Deportato è rappresentato da una figura stilizzata che affonda i piedi nei sassi e che ha altri massi al posto della testa. Questa figura ha un doppio significato: da un lato l’espressione massima dello sfruttamento dell’uomo nel Lager, dalla testa ai piedi investito dal lavoro disumano e sovraumano che ne determina un rapido decadimento fisico e poi la morte; dall’altro i sassi al posto della testa rappresentano il massimo della spersonalizzazione, della dignità di un uomo: il deportato non doveva pensare, ragionare, ma eseguire solo ordini.

Alla base del monumento sono posti due grandi catini contenenti sassi provenienti dalle cave di pietra di Gusen e di Mauthausen e sei teche con le ceneri e le terre dei Lager di Gusen, Mauthausen, Dachau, Auschwitz, Ravensbrueck e Hartheim, dove furono deportati i nostri lavoratori.

Intorno alla stele sono stati collocati 31 masselli di porfido, disposti a semicerchio, su cui sono stati incisi i 559 nomi dei deportati deceduti e sopravvissuti.

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