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Scambio in Ungheria, noi ve lo raccontiamo così!

Gli scambi internazionali sono esperienze che, una volta concluse, sono difficili da raccontare a chi non li ha sperimentati, ma noi siamo qui per provarci.
Dalle attività, dai luoghi, dalle realtà e da persone provenienti da Ungheria, Polonia, Lituania, Grecia, Malta, Turchia e Italia si sono condivisi momenti ed esperienze indimenticabili che inevitabilmente ci rimarranno sotto forma di legami stretti a migliaia di kilometri di distanza e in qualche modo continueranno ad influenzare la vita quotidiana anche una volta tornati a casa.

Per raccontarvelo al meglio abbiamo deciso di farvi sentire la voce di ogni partecipante, dai volontari del Servizio Civile ai ragazzi della nostra città, perciò… buona lettura!

"È difficile spiegare a parole quello che è uno scambio culturale, perché è un pezzo di vita pieno di sfaccettature e colori diversi, di sorrisi e pianti… Ma soprattutto di persone. Entri in contatto con realtà che vediamo lontane, ma in verità ci stanno a un centimetro dagli occhi, tanto vicine da sentirne l’odore.
Sembra di stare dentro a un film, con lunghi discorsi davanti a un paesaggio, tante risate, parole, pensieri e avvenimenti che uno dietro l’altro collezioni per un futuro. Comprendi, impari, ti sorprendi, ti arrabbi e tanto altro ancora.
Vivi una vita veloce, dinamica e mai noiosa, proprio come nei film. Vivi con sconosciuti che poi si trasformano in amici, impari lezioni che non si possono apprendere a scuola, ma solo nella vita.
Perché questa esperienza ti regala vita.
Lo chiamerei più "scambio umano" che "scambio culturale"."

- Ginevra, 19 anni.

"Quando sono partita per questa esperienza non sapevo assolutamente cosa aspettarmi.
Avevo paura: non dell’inglese, non dell’argomento, non dell’essere lontana da casa, non dei miei compagni, ma di me stessa. Temevo di rimanere sola, di non trovare un punto di contatto, temevo di poter essere giudicata, di non poter contribuire perché bloccata dalla paura, temevo di non riuscire ad uscire dalla mia comfort zone.
Immaginate la scena: 40 sconosciuti seduti in cerchio che ti fissano aspettando che tu dica qualcosa di interessante per presentarti… Niente di più difficile per me, che ho sempre avuto paura di parlare in pubblico. Il cuore ha iniziato a battere forte: cercavo allo stesso tempo di ascoltare gli altri e di trovare qualcosa di sensato da dire. E ci sono riuscita.
La prima volta che c’è stata una discussione sapevo che non ero obbligata a parlare, ma allo stesso tempo sentivo di aver qualcosa da dire.
E l’ho fatto.
Appena ho alzato la mano mi sono chiesta: "Perché l’ho fatto, perché l’ho fatto?", ma ormai era tardi e ho dovuto dire la mia.
Da lì in poi è stato tutto in discesa.
Ho cominciato a parlare, ad intervenire, a stare con gli altri, ad aprirmi. Ho capito che nessuno mi avrebbe giudicata, che non sarei mai stata sola, che potevo finalmente fare un passo verso gli altri.
Non volevo perdermi nulla, non volevo rimpianti, non volevo brutti ricordi.
Così, mi sono goduta appieno l’esperienza.Ci sono stati giochi, dibattiti, discussioni, presentazioni, attività in piccoli gruppi o tutti insieme.
Ho condiviso momenti belli con persone molto diverse da me, lontane chilometri (mentalmente e fisicamente), ma di fatto molto più vicine di quanto potessi immaginare.

Mi sono aperta, mi sono lasciata andare e non rimpiango nulla.
Ho tante foto, tanti ricordi, tanti contatti.
Ho nuovi amici.
E, per alcuni aspetti, ho una nuova me."
- Silvia. 20 anni.

Cosa dire? Questo scambio ha modificato il mio modo di vedere le cose, quello che credevo fosse "il mio porto sicuro", cioè casa, e tutto quello che credevo di non riuscire a fare è diverso ora.
Quest’esperienza mi ha fatto imparare a vedere una nuova prospettiva di me, del mondo che mi circonda, delle culture ma soprattutto delle persone meravigliose che esistono.
E nonostante le difficoltà nella comunicazione per il mio mancato inglese non c’è mai stato un momento in cui mi abbiano fatta sentire esclusa o diversa, ma anzi forse proprio per questo ho sentito ancora più vicine tutte le persone intorno a me.
Un ringraziamento speciale va soprattutto alle responsabili di questo progetto che, nei momenti in cui pensavo di non farcela, mi hanno aiutata e confortata.
Per questi motivi consiglio di prendere parte ad uno scambio a tutti, per cambiare la vostra prospettiva del mondo come ho fatto io.

- Lucia, 21 anni.

Lo scambio è stato un’esperienza straordinaria dal punto di vista culturale vero e proprio, un esperimento sociale immersivo, convivere con altre persone di diverse nazionalità scoprendo le loro culture e usanze. Sono rimasto meravigliato del fatto che vi siano così tante persone aperte e intraprendenti.
È stata un’esperienza illuminante in un contesto che ho sempre voluto affrontare, spero sia la prima e che ne seguiranno altre.

- Marco, 22 anni.

Il mondo delle mobilità europee è sconosciuto a molti, lo era anche per me fino a poco tempo fa.
Misurare l’impatto che ha avuto nella mia vita la possibilità di viaggiare e conoscere persone e realtà nuove è tuttora impossibile, ma la cosa certa è che al termine di ogni viaggio porto con me una fetta di mondo che incastro nella mia quotidianità, sentendomi sempre più motivato ad agire verso degli obiettivi concreti.
L’Ungheria ha da sempre per me un posto speciale nella mia memoria, ma viverla in maniera totalmente differente, lavorando su temi importanti che non si ha mai tempo di affrontare nella vita di tutti i giorni e con persone che condividono questa passione è una piccola parentesi in una sfera di cristallo da cui non vuoi più uscire.
Questa volta mi sono ripromesso di abbandonare tutte le mie paure in Italia prima di partire e godermi a pieno tutto ciò che sarebbe successo, e così è stato; durante questa settimana ho scoperto di apprezzare lati di me più di quanto non mi rendessi conto, così come al contrario ho trovato dei muri che ancora non sono riuscito ad aggirare.
Siamo stati insieme ad altri 6 paesi protagonisti del nostro stesso percorso, una responsabilità notevole ma un’enorme soddisfazione, sono certo che come ognuno dei partecipanti ha lasciato una traccia indelebile nella mia vita che forse riscoprirò anche a distanza di anni, lo stesso vale per me nei loro confronti.
Conosco bene la paura che si prova a fare un salto nel vuoto, soprattutto se sei da solo, ma se anche tu hai quella voce che ti sussurra di provare esperienze nuove, per favore, ascoltala e parti!

- Alessandro, 24 anni.

Data ultima modifica: 21 giugno 2019
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