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Il gioco

IL GIOCO SIMBOLICO
Il gioco simbolico si traduce nel gioco del “far finta di…” e rappresenta il terreno di conquista del sapere del bambino (infatti il percorso di crescita del bambino va dall’agire al pensare, dal concreto all’astratto).
Il contenuto del gioco simbolico nel bambino è in diretta connessione con le tappe essenziali del suo sviluppo psichico. Non è quindi una semplice imitazione del gioco degli adulti.
Nel gioco del far finta un oggetto viene usato come se fosse un altro, una persona si comporta come se fosse un’altra, e il tempo e il luogo presenti (il qui e ora) diventano un altrimenti e altrove. Si può parlare con figure e persone immaginarie (fingere di essere inseguiti dal lupo cattivo o di parlare al telefono con la nonna) e materializzare dal nulla oggetti inesistenti (come quando si sorseggia del caffè da una tazza vuota o si accende un immaginario fuoco sul fornello giocattolo). Il gioco di finzione si basa su un paradosso che si può esprimere così: “le azioni che sto compiendo non hanno lo stesso significato che le stesse azioni avrebbero fuori dal contesto di gioco”. Fingere di andare a letto non è andarci; fingere di lavarsi i denti corrisponde –ma non è- all’azione abituale del lavarsi i denti. Durante il gioco si può dire “facciamo finta che io ero…superman”, “facciamo finta che questa era…la giungla”; ciò segnala che le azioni che seguiranno sono “per gioco”.
I bambini, quando “fanno finta”, più che imitare interpretano, commentano, esagerano, evidenziano. Per esempio nel gioco di ruoli il bambino, che si sente, perché bambino, debole e poco potente , può identificarsi con figure forti e potenti di supereroi. Il “far finta “ ha a che fare con le emozioni e con i sentimenti che i bambini provano, più che con la “realtà” oggettiva.
Gli obiettivi principali degli angoli del gioco simbolico sono legati allo sviluppo del linguaggio verbale, al rafforzamento della socializzazione e al sostegno dell’affettività.

Il tema più caratteristico del gioco simbolico è appunto quello della casa: il tema più universale che rappresenta il primo simbolo del corpo e aiuta nella costruzione dell’immagine del dentro e del fuori. Inoltre, soprattutto con i bambini più grandi emerge, a volte, il tema delle armi e dell’identificazione con gli eroi (il bambino attraverso le costruzioni finge di possedere delle armi). Nel bambino il gioco delle armi enfatizza la loro valenza di potenza, non quella di “portatrici di morte”. E’ quindi un gioco sulla positività e non sulla distruzione ed è una chiara esaltazione della vita e non della morte. Altri temi caratterizzanti il gioco simbolico sono i giochi di ruolo e dei mezzi di trasporto.

IL GIOCO DELLA CREMA
La crema è un materiale che riconduce, a livello emotivo, all’esperienza di contatto e di massaggio che il bambino condivide con la mamma fin dai primi mesi di vita, durante i primi contatti, il cambio e dopo il bagnetto; è un materiale che riconduce dunque alle cure primarie e alle prime sensazioni legate all’involucro corporeo provenienti da questa cure.
Il bambino infatti acquisisce la percezione della pelle come superficie in occasione delle esperienze di contatto del proprio corpo con quello della madre ; in tal modo giunge alla nozione di un limite tra l’esterno e l’interno e dell’integrità del proprio involucro corporeo (contenitore psichico). Il bambino piccolo riceve tali gesti materni prima come un’eccitazione (non distinta), poi come una comunicazione. Il massaggio diventa messaggio. L’apprendimento della parola, negli anni successivi, dipenderà anche dalla presenza, nei primi mesi, di queste comunicazioni preverbali.
Oltre ad essere un materiale comune, nell’esperienza quotidiana del bambino, la crema è dunque uno strumento che riconduce a vissuti, sensazioni ed emozioni piacevoli.
Durante la proposta di questo gioco, al bambino, spogliato dai suoi indumenti, viene messo a disposizione un barattolino contenente della crema (quella che utilizziamo normalmente per i bambini); gli si concede del tempo per avvicinarsi a questo materiale, manipolarlo e assaggiarlo; è possibile stimolarlo magari mettendone una piccola dose su una parte del suo corpo (se lui è pronto a tollerarlo), e a volte, gli si fa vedere sul nostro corpo, come può essere utilizzato.
I bambini lentamente provano a mettere la crema ovunque, a terra, sulle mani, sulle gambe, su tutto il proprio corpo, sul corpo di un altro bambino e anche su quello dell’adulto; la crema diventa il mezzo per esplorarsi ed esplorare l’altro, per conoscersi ed entrare in contatto a livello profondo, attraverso il nostro involucro superficiale: la pelle.

IL GIOCO EURISTICO
In questo gioco i bambini hanno la possibilità di soddisfare la loro esigenza di esplorare, sperimentare e scoprire da soli il modo in cui gli oggetti si comportano nello spazio a seconda di come vengono maneggiati.
Viene dato loro, per un periodo di tempo definito, in un ambiente controllato, una grande quantità di oggetti diversi e contenitori di diversa natura con i quali possano giocare liberamente e senza l’intervento dell’adulto.
La caratteristica più importante di questa proposta è che un uso giusto o sbagliato del materiale non si pone; a differenza dei giochi didattici, che hanno una e una sola “risposta esatta” e che proprio per questo non possono essere proposti a bambini così piccoli che non hanno ancora sufficienti competenze, il gioco euristico non ha una soluzione predeterminata, ma offre infinite possibilità di combinazioni che il bambino compie casualmente e che possono costituire il punto di partenza per una successiva scoperta.

IL GIOCO DEI TRAVASI E DELL’ACQUA
Il bambino si diverte nello scoprire come si “comportano” le varie sostanze (farina gialla, noccioli di pesca, fagioli secchi, nocciole) versandole, picchiettandole, impastandole, bucandole e manipolandole (spesso cercando anche di mangiarle). Solo in seguito inizierà ad utilizzare gli attrezzi. L’attività dei travasi fornisce occasioni per sperimentare tutto ciò liberamente, ovviamente nei limiti concessi sia dall’ambiente che dall’adulto. In una fase successiva e progressivamente vengono proposti piccoli attrezzi di uso quotidiano per affinare le competenze di prensione, di coordinazione e di motricità fine.

L’acqua, elemento naturale primario, attira molto l’attenzione del bambino. Il gioco con l’acqua permette di avvicinarsi con curiosità e serenità ad un elemento che spesso spaventa e che altrettanto spesso viene vietato.
Poter sperimentare questi elementi in un contesto ludico sostiene il bambino nel suo processo di apprendimento e lo conduce sulla strada dell’autonomia.

IL GIOCO SIMBOLICO
Il gioco simbolico si traduce nel gioco del “far finta di…” e rappresenta il terreno di conquista del sapere del bambino (infatti il percorso di crescita del bambino va dall’agire al pensare, dal concreto all’astratto).
Il contenuto del gioco simbolico nel bambino è in diretta connessione con le tappe essenziali del suo sviluppo psichico. Non è quindi una semplice imitazione del gioco degli adulti.
Nel gioco del far finta un oggetto viene usato come se fosse un altro, una persona si comporta come se fosse un’altra, e il tempo e il luogo presenti (il qui e ora) diventano un altrimenti e altrove. Si può parlare con figure e persone immaginarie (fingere di essere inseguiti dal lupo cattivo o di parlare al telefono con la nonna) e materializzare dal nulla oggetti inesistenti (come quando si sorseggia del caffè da una tazza vuota o si accende un immaginario fuoco sul fornello giocattolo). Il gioco di finzione si basa su un paradosso che si può esprimere così: “le azioni che sto compiendo non hanno lo stesso significato che le stesse azioni avrebbero fuori dal contesto di gioco”. Fingere di andare a letto non è andarci; fingere di lavarsi i denti corrisponde –ma non è- all’azione abituale del lavarsi i denti. Durante il gioco si può dire “facciamo finta che io ero…superman”, “facciamo finta che questa era…la giungla”; ciò segnala che le azioni che seguiranno sono “per gioco”.
I bambini, quando “fanno finta”, più che imitare interpretano, commentano, esagerano, evidenziano. Per esempio nel gioco di ruoli il bambino, che si sente, perché bambino, debole e poco potente , può identificarsi con figure forti e potenti di supereroi. Il “far finta “ ha a che fare con le emozioni e con i sentimenti che i bambini provano, più che con la “realtà” oggettiva.
Gli obiettivi principali degli angoli del gioco simbolico sono legati allo sviluppo del linguaggio verbale, al rafforzamento della socializzazione e al sostegno dell’affettività.

Il tema più caratteristico del gioco simbolico è appunto quello della casa: il tema più universale che rappresenta il primo simbolo del corpo e aiuta nella costruzione dell’immagine del dentro e del fuori. Inoltre, soprattutto con i bambini più grandi emerge, a volte, il tema delle armi e dell’identificazione con gli eroi (il bambino attraverso le costruzioni finge di possedere delle armi). Nel bambino il gioco delle armi enfatizza la loro valenza di potenza, non quella di “portatrici di morte”. E’ quindi un gioco sulla positività e non sulla distruzione ed è una chiara esaltazione della vita e non della morte. Altri temi caratterizzanti il gioco simbolico sono i giochi di ruolo e dei mezzi di trasporto.

IL GIOCO DELLA CREMA
La crema è un materiale che riconduce, a livello emotivo, all’esperienza di contatto e di massaggio che il bambino condivide con la mamma fin dai primi mesi di vita, durante i primi contatti, il cambio e dopo il bagnetto; è un materiale che riconduce dunque alle cure primarie e alle prime sensazioni legate all’involucro corporeo provenienti da questa cure.
Il bambino infatti acquisisce la percezione della pelle come superficie in occasione delle esperienze di contatto del proprio corpo con quello della madre ; in tal modo giunge alla nozione di un limite tra l’esterno e l’interno e dell’integrità del proprio involucro corporeo (contenitore psichico). Il bambino piccolo riceve tali gesti materni prima come un’eccitazione (non distinta), poi come una comunicazione. Il massaggio diventa messaggio. L’apprendimento della parola, negli anni successivi, dipenderà anche dalla presenza, nei primi mesi, di queste comunicazioni preverbali.
Oltre ad essere un materiale comune, nell’esperienza quotidiana del bambino, la crema è dunque uno strumento che riconduce a vissuti, sensazioni ed emozioni piacevoli.
Durante la proposta di questo gioco, al bambino, spogliato dai suoi indumenti, viene messo a disposizione un barattolino contenente della crema (quella che utilizziamo normalmente per i bambini); gli si concede del tempo per avvicinarsi a questo materiale, manipolarlo e assaggiarlo; è possibile stimolarlo magari mettendone una piccola dose su una parte del suo corpo (se lui è pronto a tollerarlo), e a volte, gli si fa vedere sul nostro corpo, come può essere utilizzato.
I bambini lentamente provano a mettere la crema ovunque, a terra, sulle mani, sulle gambe, su tutto il proprio corpo, sul corpo di un altro bambino e anche su quello dell’adulto; la crema diventa il mezzo per esplorarsi ed esplorare l’altro, per conoscersi ed entrare in contatto a livello profondo, attraverso il nostro involucro superficiale: la pelle.

IL GIOCO EURISTICO
In questo gioco i bambini hanno la possibilità di soddisfare la loro esigenza di esplorare, sperimentare e scoprire da soli il modo in cui gli oggetti si comportano nello spazio a seconda di come vengono maneggiati.
Viene dato loro, per un periodo di tempo definito, in un ambiente controllato, una grande quantità di oggetti diversi e contenitori di diversa natura con i quali possano giocare liberamente e senza l’intervento dell’adulto.
La caratteristica più importante di questa proposta è che un uso giusto o sbagliato del materiale non si pone; a differenza dei giochi didattici, che hanno una e una sola “risposta esatta” e che proprio per questo non possono essere proposti a bambini così piccoli che non hanno ancora sufficienti competenze, il gioco euristico non ha una soluzione predeterminata, ma offre infinite possibilità di combinazioni che il bambino compie casualmente e che possono costituire il punto di partenza per una successiva scoperta.

IL GIOCO DEI TRAVASI E DELL’ACQUA
Il bambino si diverte nello scoprire come si “comportano” le varie sostanze (farina gialla, noccioli di pesca, fagioli secchi, nocciole) versandole, picchiettandole, impastandole, bucandole e manipolandole (spesso cercando anche di mangiarle). Solo in seguito inizierà ad utilizzare gli attrezzi. L’attività dei travasi fornisce occasioni per sperimentare tutto ciò liberamente, ovviamente nei limiti concessi sia dall’ambiente che dall’adulto. In una fase successiva e progressivamente vengono proposti piccoli attrezzi di uso quotidiano per affinare le competenze di prensione, di coordinazione e di motricità fine.

L’acqua, elemento naturale primario, attira molto l’attenzione del bambino. Il gioco con l’acqua permette di avvicinarsi con curiosità e serenità ad un elemento che spesso spaventa e che altrettanto spesso viene vietato.
Poter sperimentare questi elementi in un contesto ludico sostiene il bambino nel suo processo di apprendimento e lo conduce sulla strada dell’autonomia.

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