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"Se una notte d’inverno un viaggiatore. Vagabondaggi di letture"

Corinne, sto scappando. Ti consegno il regno dei miei vestiti. E adesso è come toccarli, come scorrere l’indice di una vita intera: ogni abito appartiene a un sentimento, ogni abito ha un senso, un difetto, un dolore. Il catalogo è questo, e racconta una storia vicinissima, ricuce le vite di una madre e una figlia. «Vestiti che t’intristiscono, appena li metti diventi gobba, e le braccia più lunghe. Ho il sospetto che sia il piglio svasato e a metà polpaccio, unito al prugna (o peggio al grigio), a dare quell’aria da donna tradita non rassegnata non vendicata a sufficienza. Inutile mascherare con una sciarpa etnica o una collana pop, è come costituirsi – o ammettere di essere state scoperte col cuore smagliato in mano». La madre, Eleonora, è fuggita a Parigi, e da lì scrive alla figlia per rammendare un rapporto che è come un vestito strappato, o sgualcito dal non uso: «Nei giorni gai mi specchio nelle vetrine di rue de Lisbonne. Ho 45 anni, peso sempre 54 chili, ma sembro più vecchia e forse ti farà piacere. Le figlie preferiscono le madri con qualche indizio di età, più dedite all’onerosa manutenzione dell’esistente che a sognare». È una storia intima, indispensabile, malinconica, bellissima. Bisogna avere pietà e comprensione per gli oggetti, e per le persone.

Il 20 maggio 2017 verrà recuperato l’incontro dell’8 aprile.
Si parlerà del libro La cura Schopenhauerdi Irvin D Yalom

Gruppo di lettura

Corinne, sto scappando. Ti consegno il regno dei miei vestiti. E adesso è come toccarli, come scorrere l’indice di una vita intera: ogni abito appartiene a un sentimento, ogni abito ha un senso, un difetto, un dolore. Il catalogo è questo, e racconta una storia vicinissima, ricuce le vite di una madre e una figlia. «Vestiti che t’intristiscono, appena li metti diventi gobba, e le braccia più lunghe. Ho il sospetto che sia il piglio svasato e a metà polpaccio, unito al prugna (o peggio al grigio), a dare quell’aria da donna tradita non rassegnata non vendicata a sufficienza. Inutile mascherare con una sciarpa etnica o una collana pop, è come costituirsi – o ammettere di essere state scoperte col cuore smagliato in mano». La madre, Eleonora, è fuggita a Parigi, e da lì scrive alla figlia per rammendare un rapporto che è come un vestito strappato, o sgualcito dal non uso: «Nei giorni gai mi specchio nelle vetrine di rue de Lisbonne. Ho 45 anni, peso sempre 54 chili, ma sembro più vecchia e forse ti farà piacere. Le figlie preferiscono le madri con qualche indizio di età, più dedite all’onerosa manutenzione dell’esistente che a sognare». È una storia intima, indispensabile, malinconica, bellissima. Bisogna avere pietà e comprensione per gli oggetti, e per le persone.

Il 20 maggio 2017 verrà recuperato l’incontro dell’8 aprile.
Si parlerà del libro La cura Schopenhauerdi Irvin D Yalom

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