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No. Storia di Franca Viola

Produzione Teatro della Cooperativa
un progetto di LattOria con il sostegno di Fondazione Piacenza e Vigevano
di Chiara Boscaro
con Sara Urban
regia Alessia Gennari

“Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori”.
La storia è semplice. Siamo ad Alcamo, Sicilia. È il 1965. Filippo Melodia, rampollo della mafia locale, chiede a Franca Viola, diciassettenne figlia di un mezzadro, di sposarlo. La risposta è “No”. Filippo Melodia allora rapisce Franca, la violenta, e la riporta a casa disonorata. Per salvare Franca dal destino che spettava a coloro che erano state disonorate – povertà, solitudine, vergogna – Filippo si offre di sposarla. Un matrimonio riparatore per riscattare l’onore di Franca ed estinguere i reati di Filippo (tra gli altri, sequestro di persona e stupro). Così prevedeva l’articolo 544 del codice penale. Ma la risposta di Franca è ancora “No”. Un NO che farà la storia.

In No. Storia di Franca Viola un’attrice, sola, si interroga su quale sia il modo migliore per raccontare la storia di “un simbolo”. La narrazione procede spedita, giocando con i generi teatrali, gli stili interpretativi, e i personaggi – che vengono volutamente tutti attraversati con rapidi e abbozzati colpi di pennello – in una scena che evoca indistintamente il camerino di un’attrice o il luogo di un’azione di protesta, abitata da oggetti che sono il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne: scarpe rosse, ombrelli, maschere, megafoni; oggetti che trasportano la Storia nel teatro, e viceversa.
Il tema della violenza, sottotesto costante di tutto lo spettacolo, vuole essere affrontato con rispetto ma anche con lievità, con una cura speciale nei confronti della protagonista di questa storia, Franca, che ha scelto, per la sua vita, il silenzio: su di lei, lo spettacolo dice molte parole, ma a lei, e al suo dramma, sceglie di dedicare solo una breve lettera, e un canto, una ninnananna che curi le ferite. Le sue, e quelle delle tante vittime della violenza di genere.

INGRESSO LIBERO E GRATUITO

Spettacolo teatrale

Produzione Teatro della Cooperativa
un progetto di LattOria con il sostegno di Fondazione Piacenza e Vigevano
di Chiara Boscaro
con Sara Urban
regia Alessia Gennari

“Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori”.
La storia è semplice. Siamo ad Alcamo, Sicilia. È il 1965. Filippo Melodia, rampollo della mafia locale, chiede a Franca Viola, diciassettenne figlia di un mezzadro, di sposarlo. La risposta è “No”. Filippo Melodia allora rapisce Franca, la violenta, e la riporta a casa disonorata. Per salvare Franca dal destino che spettava a coloro che erano state disonorate – povertà, solitudine, vergogna – Filippo si offre di sposarla. Un matrimonio riparatore per riscattare l’onore di Franca ed estinguere i reati di Filippo (tra gli altri, sequestro di persona e stupro). Così prevedeva l’articolo 544 del codice penale. Ma la risposta di Franca è ancora “No”. Un NO che farà la storia.

In No. Storia di Franca Viola un’attrice, sola, si interroga su quale sia il modo migliore per raccontare la storia di “un simbolo”. La narrazione procede spedita, giocando con i generi teatrali, gli stili interpretativi, e i personaggi – che vengono volutamente tutti attraversati con rapidi e abbozzati colpi di pennello – in una scena che evoca indistintamente il camerino di un’attrice o il luogo di un’azione di protesta, abitata da oggetti che sono il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne: scarpe rosse, ombrelli, maschere, megafoni; oggetti che trasportano la Storia nel teatro, e viceversa.
Il tema della violenza, sottotesto costante di tutto lo spettacolo, vuole essere affrontato con rispetto ma anche con lievità, con una cura speciale nei confronti della protagonista di questa storia, Franca, che ha scelto, per la sua vita, il silenzio: su di lei, lo spettacolo dice molte parole, ma a lei, e al suo dramma, sceglie di dedicare solo una breve lettera, e un canto, una ninnananna che curi le ferite. Le sue, e quelle delle tante vittime della violenza di genere.

INGRESSO LIBERO E GRATUITO

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