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E’ scomparso GAETANO LATINO, l’ultimo partigiano di Cinisello Balsamo

26 febbraio 2016

I PRIMI ANNI

Gaetano Latino nasce il 3 gennaio del 1926 a Venosa in provincia di Potenza, da una famiglia operaia antifascista. Prima della fine del 1926 la famiglia si trasferisce a Milano perché il padre lavora alla Pirelli. Nel 1930 viene ad abitare a Cinisello Balsamo.
Balilla e avanguardista, come tutti i giovani dell’epoca cresce alla scuola fascista che, come ricorda, lo aveva defraudato di 17 anni di cultura libera e democratica.
Nel 1940, a 14 anni, è apprendista in una ditta a Cusano Milanino e in seguito garzone alla Pirelli fino alla fine del 1942. Nel 1943 è impiegato alla Rinascente in via Carducci a Milano; un riscatto per il padre, che non voleva vedere il figlio venire a casa come lui, sporco per il lavoro da operaio.
Ma quell’anno segna per sempre la vita di Latino, come quella di molti italiani. Tre sono gli episodi che ricorda con chiarezza. A luglio, con la caduta del fascismo, assiste a manifestazioni di esultanza e ad azioni di rivalsa contro i fascisti che gli rimarranno impresse nella memoria. Ad agosto Milano viene pesantemente bombardata; Latino si reca in bicicletta al lavoro e trova la Rinascente ridotta a un cumulo di macerie. Non potendo recarsi a Lodi, dove vengono trasferiti gli uffici, rimane disoccupato. Dopo l’8 settembre assiste alla nascita della Repubblica Sociale e all’occupazione dell’Italia da parte dei nazisti.
Finalmente a giugno del 1944 trova un lavoro a Cormano, ma l’ufficio competente non gli rilascia il nulla osta in quanto la sua classe è richiamata alle armi. Chi non si presenta rischia la fucilazione. Non potendosi nascondere nei cascinotti nelle campagne limitrofe, già zeppi di sbandati, Latino si rifugia con il suo amico Angelo Barzaghi in un cortile in via Cavour a Cinisello Balsamo, in casa di una signora che aveva il marito in Russia. Di notte dormono nel solaio, scendendo solo per mangiare. Nonostante ciò, Latino ricorda quello come un periodo di allegria perché, grazie a un grammofono e ai dischi di Natalino Otto, messi a disposizione da un militare siciliano sbandato, nascosto come loro in quel cortile, conosce alcune ragazze che salgono sul solaio per ascoltare la musica, e con loro impara a ballare.
Stufo però di quella vita da recluso escogita un piano, facendosi aiutare da sua cognata che lavora in Comune. Si procura due carte d’identità false sulle quali i due giovani indicano come anno di nascita il 1927. Questo permette loro di girare tranquillamente, senza rischiare l’arresto.

LA RESISTENZA

In quel periodo viene contattato da un ragazzo che gli propone di formare una squadra di partigiani che operi nella zona di Cinisello Balsamo/Monza. Viene pertanto inquadrato nella 104^ Brigata Garibaldi S.A.P. Gianni Citterio, Distaccamento San Fruttuoso, con il nome di battaglia Mirco. Con altri giovani è impiegato per azioni dimostrative: distribuzione di manifestini e giornali clandestini, scritte murali e disarmi di fascisti e nazisti.
Il primo incarico che gli viene dato è quello, in accordo con la 119^ Brigata S.A.P. Quintino Di Vona, di andare a scrivere sui muri lungo la strada Cusano Milanino-Nova Milanese: “Viva i partigiani, fuori i tedeschi dall’Italia, morte ai fascisti”. Le azioni a volte sono molto rischiose, come quella in un cinema di Milano in corso Buenos Aires dove si reca con Italo, il suo capo squadra, un partigiano di Monza e uno di Cologno Monzese. Inneggiando ai partigiani e inveendo contro fascisti e nazisti, i giovani sappisti, dopo aver spento la luce, gettano alcuni manifestini sul pubblico presente. Al termine di un’azione simile in un cinema di piazza Napoli, Latino sfugge fortunosamente all’arresto nascondendosi nell’abitazione di un’anziana signora. Sempre allo stesso gruppo viene dato incarico di fermare un tedesco che tutte le sere esce dalla Villa Reale di Monza per andare in una villa a circa 300 metri. Devono svestirlo e disarmarlo, ma il tedesco reagisce e uno dei partigiani spara, colpendolo solo di striscio; lui cade svenuto. Impauriti e poco preparati, i giovani scappano verso la Villa Reale, rischiando l’arresto. Pedalando velocemente riescono però a mettersi in salvo nascondendosi lungo il Naviglio.
Il comando partigiano fa in modo che i ragazzi lavorino per la Todt (organizzazione della Wehrmacht per il lavoro coatto nei Paesi occupati), così da svolgere un’azione di controllo allo smistamento di Greco. Latino lavora su una gru, da dove spesso deve scappare con una corda per il rischio di mitragliamenti aerei, non annunciati dall’allarme. In una di queste occasioni, cercando di fuggire, è colpito da una paresi. Viene ricoverato al Policlinico di Milano, dove resta da gennaio a maggio del 1945. Gli amici si recano a trovarlo e lui saprà della Liberazione solo dai loro racconti.
Per l’attività svolta in quel periodo viene riconosciuto Partigiano Combattente.
Nel 1949, Latino è delegato al 1° Congresso Mondiale dei Partigiani della Pace a Parigi, esperienza che ricorderà sempre nei suoi racconti.

L’IMPEGNO SINDACALE, POLITICO E SOCIALE NEL DOPOGUERRA

L’impegno politico e sindacale caratterizza ormai la sua vita; dedica ogni energia per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e per promuovere il cambiamento nel civile e nel sociale.
Nell’immediato dopoguerra inizia a lavorare al Comune di Cinisello Balsamo e nel 1947 viene eletto presidente della Commissione Interna dei dipendenti comunali.
Dopo la Liberazione diviene anche il primo segretario della F.G.C.I. (Federazione Giovanile Comunista Italiana) di Cinisello Balsamo. Negli anni Settanta è uno dei fondatori del Circolo Gramsci. In seguito si iscrive a Democrazia Proletaria e per due volte è in Consiglio comunale; nella legislatura ‘75-’80, dal maggio 1977, e nella legislatura ‘85-‘90, dal novembre 1987. Negli ultimi anni della sua vita politica aderisce a Sinistra Ecologia e Libertà fin dalla sua nascita.
Inoltre, è membro dell’assemblea dell’U.S.S.L. sin dalla sua costituzione e viene anche eletto nel Direttivo Nazionale dello S.P.I.-C.G.I.L.
Nel 1996 fonda l’Associazione A.U.S.E.R. (Autogestione dei Servizi e della Solidarietà), divenendone il presidente, carica che ricopre con impegno e dedizione. Partita con solo trenta volontari, l’Associazione organizza attività culturali e ricreative e il Filo d’Argento per gli anziani in difficoltà. Questa è un’esperienza che lo rende molto orgoglioso.
Da sempre iscritto all’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), da molti anni era membro del Direttivo della sezione locale.

LA MEMORIA E I GIOVANI

Nel 1995 è promotore, con il professor Giovanni Morandi, di incontri didattici e di testimonianza nelle scuole sul tema della seconda guerra mondiale, con particolare riferimento alla lotta di Liberazione, alla nascita della Repubblica, fino alla promulgazione della Carta Costituzionale, della quale è strenuo difensore; infatti, termina sempre i suoi incontri con i giovani esortandoli a difendere i valori della Costituzione. Gaetano Latino per molti anni è testimone in tutte le scuole del territorio, svolgendo il suo compito con passione e sentendolo come una missione nei confronti delle nuove generazioni.
Nei suoi interventi rivolti agli studenti diceva: “Fare una ricchezza di tutte le peripezie è un po’ difficile, però con la buona volontà si riesce. Io ho imparato dai partigiani alcuni valori che erano tutto il contrario di quello che avevo imparato da avanguardista durante il fascismo. I valori che ho incamerato erano l’altruismo, la solidarietà soprattutto e voler bene ai miei simili, tutta la mia vita è stata un collaborare con i miei simili.”
Grazie alla sua intuizione di comprendere quanto sia importante trasmettere la memoria ai giovani, ancora oggi, su iniziativa della sezione locale dell’ANPI, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, altri proseguono la sua attività in ambito educativo e formativo, tesa ad affermare i valori di libertà e di democrazia per i quali aveva combattuto da giovane partigiano.

RICONOSCIMENTI

A maggio del 2005, in occasione delle iniziative per il Sessantesimo anniversario della Liberazione, riceve dall’Amministrazione comunale, come altri partigiani e patrioti della città, una targa “in ringraziamento per il prezioso contributo offerto alla Resistenza per la Liberazione del nostro Paese”.
Nel 2006 l’Amministrazione comunale gli conferisce l’onorificenza cittadina Spiga d’Oro con la seguente motivazione: "Ammirevole il suo intenso e continuo impegno politico, sindacale e sociale nella nostra città. Fondatore e Presidente dell’ A.U.S.E.R. di Cinisello Balsamo, è un testimone coerente dei valori di libertà e di democrazia espressi nella Resistenza come partigiano e trasmessi ancora oggi con passione alle nuove generazioni attraverso la sua attiva presenza in ambito educativo e formativo."

Gaetano Latino muore il 26 febbraio 2016, a 90 anni.

Data ultima modifica: 2 agosto 2017

I PRIMI ANNI

Gaetano Latino nasce il 3 gennaio del 1926 a Venosa in provincia di Potenza, da una famiglia operaia antifascista. Prima della fine del 1926 la famiglia si trasferisce a Milano perché il padre lavora alla Pirelli. Nel 1930 viene ad abitare a Cinisello Balsamo.
Balilla e avanguardista, come tutti i giovani dell’epoca cresce alla scuola fascista che, come ricorda, lo aveva defraudato di 17 anni di cultura libera e democratica.
Nel 1940, a 14 anni, è apprendista in una ditta a Cusano Milanino e in seguito garzone alla Pirelli fino alla fine del 1942. Nel 1943 è impiegato alla Rinascente in via Carducci a Milano; un riscatto per il padre, che non voleva vedere il figlio venire a casa come lui, sporco per il lavoro da operaio.
Ma quell’anno segna per sempre la vita di Latino, come quella di molti italiani. Tre sono gli episodi che ricorda con chiarezza. A luglio, con la caduta del fascismo, assiste a manifestazioni di esultanza e ad azioni di rivalsa contro i fascisti che gli rimarranno impresse nella memoria. Ad agosto Milano viene pesantemente bombardata; Latino si reca in bicicletta al lavoro e trova la Rinascente ridotta a un cumulo di macerie. Non potendo recarsi a Lodi, dove vengono trasferiti gli uffici, rimane disoccupato. Dopo l’8 settembre assiste alla nascita della Repubblica Sociale e all’occupazione dell’Italia da parte dei nazisti.
Finalmente a giugno del 1944 trova un lavoro a Cormano, ma l’ufficio competente non gli rilascia il nulla osta in quanto la sua classe è richiamata alle armi. Chi non si presenta rischia la fucilazione. Non potendosi nascondere nei cascinotti nelle campagne limitrofe, già zeppi di sbandati, Latino si rifugia con il suo amico Angelo Barzaghi in un cortile in via Cavour a Cinisello Balsamo, in casa di una signora che aveva il marito in Russia. Di notte dormono nel solaio, scendendo solo per mangiare. Nonostante ciò, Latino ricorda quello come un periodo di allegria perché, grazie a un grammofono e ai dischi di Natalino Otto, messi a disposizione da un militare siciliano sbandato, nascosto come loro in quel cortile, conosce alcune ragazze che salgono sul solaio per ascoltare la musica, e con loro impara a ballare.
Stufo però di quella vita da recluso escogita un piano, facendosi aiutare da sua cognata che lavora in Comune. Si procura due carte d’identità false sulle quali i due giovani indicano come anno di nascita il 1927. Questo permette loro di girare tranquillamente, senza rischiare l’arresto.

LA RESISTENZA

In quel periodo viene contattato da un ragazzo che gli propone di formare una squadra di partigiani che operi nella zona di Cinisello Balsamo/Monza. Viene pertanto inquadrato nella 104^ Brigata Garibaldi S.A.P. Gianni Citterio, Distaccamento San Fruttuoso, con il nome di battaglia Mirco. Con altri giovani è impiegato per azioni dimostrative: distribuzione di manifestini e giornali clandestini, scritte murali e disarmi di fascisti e nazisti.
Il primo incarico che gli viene dato è quello, in accordo con la 119^ Brigata S.A.P. Quintino Di Vona, di andare a scrivere sui muri lungo la strada Cusano Milanino-Nova Milanese: “Viva i partigiani, fuori i tedeschi dall’Italia, morte ai fascisti”. Le azioni a volte sono molto rischiose, come quella in un cinema di Milano in corso Buenos Aires dove si reca con Italo, il suo capo squadra, un partigiano di Monza e uno di Cologno Monzese. Inneggiando ai partigiani e inveendo contro fascisti e nazisti, i giovani sappisti, dopo aver spento la luce, gettano alcuni manifestini sul pubblico presente. Al termine di un’azione simile in un cinema di piazza Napoli, Latino sfugge fortunosamente all’arresto nascondendosi nell’abitazione di un’anziana signora. Sempre allo stesso gruppo viene dato incarico di fermare un tedesco che tutte le sere esce dalla Villa Reale di Monza per andare in una villa a circa 300 metri. Devono svestirlo e disarmarlo, ma il tedesco reagisce e uno dei partigiani spara, colpendolo solo di striscio; lui cade svenuto. Impauriti e poco preparati, i giovani scappano verso la Villa Reale, rischiando l’arresto. Pedalando velocemente riescono però a mettersi in salvo nascondendosi lungo il Naviglio.
Il comando partigiano fa in modo che i ragazzi lavorino per la Todt (organizzazione della Wehrmacht per il lavoro coatto nei Paesi occupati), così da svolgere un’azione di controllo allo smistamento di Greco. Latino lavora su una gru, da dove spesso deve scappare con una corda per il rischio di mitragliamenti aerei, non annunciati dall’allarme. In una di queste occasioni, cercando di fuggire, è colpito da una paresi. Viene ricoverato al Policlinico di Milano, dove resta da gennaio a maggio del 1945. Gli amici si recano a trovarlo e lui saprà della Liberazione solo dai loro racconti.
Per l’attività svolta in quel periodo viene riconosciuto Partigiano Combattente.
Nel 1949, Latino è delegato al 1° Congresso Mondiale dei Partigiani della Pace a Parigi, esperienza che ricorderà sempre nei suoi racconti.

L’IMPEGNO SINDACALE, POLITICO E SOCIALE NEL DOPOGUERRA

L’impegno politico e sindacale caratterizza ormai la sua vita; dedica ogni energia per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e per promuovere il cambiamento nel civile e nel sociale.
Nell’immediato dopoguerra inizia a lavorare al Comune di Cinisello Balsamo e nel 1947 viene eletto presidente della Commissione Interna dei dipendenti comunali.
Dopo la Liberazione diviene anche il primo segretario della F.G.C.I. (Federazione Giovanile Comunista Italiana) di Cinisello Balsamo. Negli anni Settanta è uno dei fondatori del Circolo Gramsci. In seguito si iscrive a Democrazia Proletaria e per due volte è in Consiglio comunale; nella legislatura ‘75-’80, dal maggio 1977, e nella legislatura ‘85-‘90, dal novembre 1987. Negli ultimi anni della sua vita politica aderisce a Sinistra Ecologia e Libertà fin dalla sua nascita.
Inoltre, è membro dell’assemblea dell’U.S.S.L. sin dalla sua costituzione e viene anche eletto nel Direttivo Nazionale dello S.P.I.-C.G.I.L.
Nel 1996 fonda l’Associazione A.U.S.E.R. (Autogestione dei Servizi e della Solidarietà), divenendone il presidente, carica che ricopre con impegno e dedizione. Partita con solo trenta volontari, l’Associazione organizza attività culturali e ricreative e il Filo d’Argento per gli anziani in difficoltà. Questa è un’esperienza che lo rende molto orgoglioso.
Da sempre iscritto all’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), da molti anni era membro del Direttivo della sezione locale.

LA MEMORIA E I GIOVANI

Nel 1995 è promotore, con il professor Giovanni Morandi, di incontri didattici e di testimonianza nelle scuole sul tema della seconda guerra mondiale, con particolare riferimento alla lotta di Liberazione, alla nascita della Repubblica, fino alla promulgazione della Carta Costituzionale, della quale è strenuo difensore; infatti, termina sempre i suoi incontri con i giovani esortandoli a difendere i valori della Costituzione. Gaetano Latino per molti anni è testimone in tutte le scuole del territorio, svolgendo il suo compito con passione e sentendolo come una missione nei confronti delle nuove generazioni.
Nei suoi interventi rivolti agli studenti diceva: “Fare una ricchezza di tutte le peripezie è un po’ difficile, però con la buona volontà si riesce. Io ho imparato dai partigiani alcuni valori che erano tutto il contrario di quello che avevo imparato da avanguardista durante il fascismo. I valori che ho incamerato erano l’altruismo, la solidarietà soprattutto e voler bene ai miei simili, tutta la mia vita è stata un collaborare con i miei simili.”
Grazie alla sua intuizione di comprendere quanto sia importante trasmettere la memoria ai giovani, ancora oggi, su iniziativa della sezione locale dell’ANPI, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, altri proseguono la sua attività in ambito educativo e formativo, tesa ad affermare i valori di libertà e di democrazia per i quali aveva combattuto da giovane partigiano.

RICONOSCIMENTI

A maggio del 2005, in occasione delle iniziative per il Sessantesimo anniversario della Liberazione, riceve dall’Amministrazione comunale, come altri partigiani e patrioti della città, una targa “in ringraziamento per il prezioso contributo offerto alla Resistenza per la Liberazione del nostro Paese”.
Nel 2006 l’Amministrazione comunale gli conferisce l’onorificenza cittadina Spiga d’Oro con la seguente motivazione: "Ammirevole il suo intenso e continuo impegno politico, sindacale e sociale nella nostra città. Fondatore e Presidente dell’ A.U.S.E.R. di Cinisello Balsamo, è un testimone coerente dei valori di libertà e di democrazia espressi nella Resistenza come partigiano e trasmessi ancora oggi con passione alle nuove generazioni attraverso la sua attiva presenza in ambito educativo e formativo."

Gaetano Latino muore il 26 febbraio 2016, a 90 anni.

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