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Il coraggio delle donne

Nadia Gallico Spano, una delle ventuno donne dell’Assemblea Costituente, in occasione di un intervento pubblico ricordò il significato della storica giornata dell’8 marzo 1945, ancora sotto occupazione tedesca: “Mentre parlavo, pensavo alle antifasciste che, durante il ventennio, erano, ogni 8 marzo, presenti con un volantino clandestino che conteneva rivendicazioni femminili, sebbene la loro attuazione appariva quasi impossibile, alle donne della Resistenza che sfidavano l’occupante tedesco (…) a quelle che in tutte le piazze d’Italia, in quello stesso momento, esigevano una nuova collocazione della donna per la ricostruzione materiale e morale del Paese, e a quelle che sarebbero venute dopo, alle giovani, alle quali dovevano spianare la strada”.

Anche a Cinisello Balsamo, nella notte tra il 7 e l’8 marzo 1945, sui muri vennero affissi numerosi manifestini che ricordavano la Giornata Internazionale della Donna, inneggiavano all’Italia libera e alle Brigate Garibaldi. Il lavoro venne portato a termine con coraggio dalla partigiana cinisellese Dina Cereda, nome di battaglia Angela, e da altri partigiani, con un’affissione notturna, tanto pericolosa, quanto efficace e beffarda.

La mattina dell’8 marzo la gente vide con stupore i voltantini affissi nei luoghi più frequentati della città: in piazza, alla fermata del tram, ma soprattutto sui muri dell’ex Casa della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), in via Cadorna angolo via Beato Carino, proprio dove in quel periodo vi era il presidio dei repubblichini.

Dina Cereda ricordava con orgoglio quell’episodio: "Avrei voluto essere lì, vedere le loro facce quando si sono accorti dei manifestini. Nonostante le fatiche e la paura, questa non me lo scordo e ancora adesso mi viene da ridere a pensare alle loro facce incredule."

In occasione del Settantesimo anniversario della Liberazione, un augurio a tutte le donne e un ricordo delle partigiane e delle 21 donne dell’Assemblea Costituente che con il loro impegno hanno contribuito ad aprire la strada del lungo cammino dell’emancipazione della donna.

Nadia Gallico Spano, una delle ventuno donne dell’Assemblea Costituente, in occasione di un intervento pubblico ricordò il significato della storica giornata dell’8 marzo 1945, ancora sotto occupazione tedesca: “Mentre parlavo, pensavo alle antifasciste che, durante il ventennio, erano, ogni 8 marzo, presenti con un volantino clandestino che conteneva rivendicazioni femminili, sebbene la loro attuazione appariva quasi impossibile, alle donne della Resistenza che sfidavano l’occupante tedesco (…) a quelle che in tutte le piazze d’Italia, in quello stesso momento, esigevano una nuova collocazione della donna per la ricostruzione materiale e morale del Paese, e a quelle che sarebbero venute dopo, alle giovani, alle quali dovevano spianare la strada”.

Anche a Cinisello Balsamo, nella notte tra il 7 e l’8 marzo 1945, sui muri vennero affissi numerosi manifestini che ricordavano la Giornata Internazionale della Donna, inneggiavano all’Italia libera e alle Brigate Garibaldi. Il lavoro venne portato a termine con coraggio dalla partigiana cinisellese Dina Cereda, nome di battaglia Angela, e da altri partigiani, con un’affissione notturna, tanto pericolosa, quanto efficace e beffarda.

La mattina dell’8 marzo la gente vide con stupore i voltantini affissi nei luoghi più frequentati della città: in piazza, alla fermata del tram, ma soprattutto sui muri dell’ex Casa della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), in via Cadorna angolo via Beato Carino, proprio dove in quel periodo vi era il presidio dei repubblichini.

Dina Cereda ricordava con orgoglio quell’episodio: "Avrei voluto essere lì, vedere le loro facce quando si sono accorti dei manifestini. Nonostante le fatiche e la paura, questa non me lo scordo e ancora adesso mi viene da ridere a pensare alle loro facce incredule."

In occasione del Settantesimo anniversario della Liberazione, un augurio a tutte le donne e un ricordo delle partigiane e delle 21 donne dell’Assemblea Costituente che con il loro impegno hanno contribuito ad aprire la strada del lungo cammino dell’emancipazione della donna.

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