L’ACQUEDOTTO

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Sul lato sinistro della sede comunale di via XXV Aprile, ad angolo con via Marisa Musu, è situata la base del primo pozzo di alimentazione dell’acquedotto comunale; il serbatoio pensile venne demolito nell’estate del 1988.

La torre dell’acqua, di epoca fascista, fu costruita nel 1930. Due furono gli acquedotti i cui cantieri vennero aperti tra il 1929 e il 1930 dal CAP (al tempo ancora Consorzio del Seveso)*; entrambi furono progettati dall’anziano ingegner Franco Minorini**.
Quello più importante sorse a Incirano, frazione di Paderno Dugnano, la cui posizione consentiva il collegamento anche con altri comuni del Consorzio. Inaugurato nel giugno del 1930, fu il più costoso di tutti gli acquedotti costruiti prima della seconda guerra mondiale, con una spesa finale di 3 milioni di Lire.
L’altro impianto fu quello di Cinisello (il cui costo alla fine di tutti i lavori fu di 1.235.000 Lire) che era più piccolo per altezza e dimensioni del serbatoio rispetto a quello di Incirano, ma dotato di pompe elettriche di grande potenza, in grado di assicurare un rapido ripristino del livello d’esercizio. Era alimentato da un pozzo tubolare trivellato, spinto alla profondità di 69 metri; il sollevamento dell’acqua era realizzato attraverso due gruppi di elettropompe con motori di 25 hp, con funzionamento automatico comandato dal livello dell’acqua del serbatoio con una capacità di 300 mc, posto all’altezza di 35,5 metri dal suolo. La rete di distribuzione iniziale, lunga 8.100 metri con diametri da 200 a 60 millimetri, era sufficiente per servire una popolazione di 12.000 abitanti fornendo 100 litri per abitante al giorno.
In seguito il CAP si rese conto del fatto che per ridurre i consumi elettrici era opportuno attivare le pompe nelle ore notturne, quindi più che sulla rapidità si puntò sull’efficienza e l’automazione, così da limitare al massimo gli interventi degli operatori.

La torre dell’acqua di Cinisello Balsamo venne dedicata alla memoria dei caduti della prima guerra mondiale. Sulla sua sommità furono posti il fascio littorio e alcuni proiettori di fasci di luce con i colori nazionali a illuminare "nella notte i loro spiriti immortali"; l’illuminazione serviva anche per "ovviare” alle dimensioni meno imponenti rispetto a quelle della torre di Incirano.

Il 4 novembre del 1931 si tenne l’inaugurazione e la benedizione dell’acquedotto comunale. Alla cerimonia ufficiale intervennero personalità politiche e cittadini. Dal balcone del Municipio di piazza Confalonieri si susseguirono gli interventi del podestà Alberto Innocente Monti, del prefetto di Milano Bruno Fornaciari, dell’avvocato Sileno Fabbri (preside della Provincia e presidente del Consorzio per l’Acqua Potabile), di personalità fasciste tra cui il senatore Innocenzo Cappa***. Il discorso di Fabbri non fu che l’enumerazione compiaciuta di tutti i numerosi provvedimenti presi dalla Provincia in campo igienico-sanitario.
Nel registro di classe la maestra Adelaide Piccoli della scuola elementare di Cinisello ricordava che alla cerimonia di inaugurazione dell’acquedotto parteciparono anche le Piccole Italiane e i Balilla, accompagnati da tutte le insegnanti.

Nella stessa occasione fu inaugurato anche il campo sportivo, denominato Campo Littorio (attiguo all’acquedotto e alla scuola elementare di Cinisello), e vennero aperti i cantieri di un tratto della fognatura e della nuova strada comunale che congiungerà Cinisello a Balsamo; entrambe queste opere saranno terminate e inaugurate il 28 ottobre del 1932, in occasione del decennale della marcia su Roma. La strada verrà intitolata al generale Luigi Cadorna.

L’8 giugno 1932, otto mesi dopo la messa in funzione dell’acquedotto, fu modificato (modifica ritenuta necessaria nell’interesse della pubblica igiene) il Regolamento d’Igiene del Comune, come segue: "É fatto obbligo ai proprietari di case che cedono locali in affitto, in qualunque numero e per qualsiasi uso, di provvedersi di acqua potabile se in località molto isolata e lontana oltre cento metri dalla rete di distribuzione dell’acqua potabile. In tutti gli altri casi, d’ora innanzi non sarà concesso il permesso di abitabilità alle case di nuova costruzione non regolarmente fornite di acqua potabile dal locale acquedotto. Le case di vecchia costruzione site nell’abitato, qualora non fossero munite di regolare impianto d’acqua potabile, dovranno essere fornite valendosi del locale acquedotto, entro il termine massimo di mesi tre dall’ingiunzione Podestarile. Le fontane pubbliche dovranno essere costruite in modo che non sia possibile l’inquinamento dell’acqua nel suo attingimento".

Gli interventi di risanamento e miglioramento della qualità della vita, che anche a livello locale vennero realizzati in epoca fascista, furono caratterizzati dal tentativo costante di abbinare l’utilità per la collettività alla trasmissione di un preciso messaggio ideologico. Con la costruzione di tali opere il fascismo intendeva sottolineare orgogliosamente tutta la distanza che lo separava dal periodo precedente, tanto da presumere di inaugurare una nuova era a partire dalla quale computare gli anni, la cosiddetta era fascista. Si evidenziava così il dinamismo propulsivo di cui il regime era capace, dimostrandosi efficiente e rivendicando il merito di essere in grado di realizzare in poco tempo strutture importanti e utili per la cittadinanza, un compito nel quale avevano fallito le precedenti Amministrazioni. Elemento simbolico costantemente ricorrente era la figura del fascio littorio che campeggiava sui vari edifici progressivamente ultimati, al fine di richiamare ovunque la matrice ideologica e di sottolineare, nelle intenzioni dei teorici del regime, la presenza pervasiva e il radicamento sul territorio nonché il controllo dello stesso.

Infatti, in Cap 1928-2008. L’acqua al servizio del territorio si legge che anche l’inaugurazione degli acquedotti (spesso realizzata il 1° giugno, festa dello Statuto, o il 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, o il 4 novembre, anniversario della Vittoria) diventava occasione di imponenti riti celebrativi, eventi preparati con grande cura di ogni elemento scenografico. Così l’inaugurazione dell’acquedotto di Paderno Dugnano, l’8 giugno 1930, fu il pretesto di una grande parata di regime, durante la quale furono offerti agli “infaticabili camerati” Giuseppe De Capitani d’Arzago e Sileno Fabbri due busti in bronzo del duce. A sua volta la torre del serbatoio dell’acquedotto di Cinisello Balsamo portava alla sommità (come specificato dal podestà in una lettera del 2 settembre 1931 a Sileno Fabbri) “un apparecchio elettrico girevole proiettante luce bianca, rossa e verde durante la notte, in onore dei Caduti”, mentre “messo esattore” fu nominato un ex combattente e decorato.

In questo clima di esaltazione patriottica e di regime assumeva valore e significato simbolico anche l’aspetto esteriore dei manufatti industriale costruiti dal Consorzio. Il problema era costituito dal fatto che l’impianto più appariscente degli acquedotti – almeno di quelli che attingevano da falde freatiche sotterranee – era costituito dal serbatoio pensile di compensazione, una costruzione la cui maestosità era rappresentata solo dalla rilevante altezza, mentre per il resto si trattava di una brutta e goffa costruzione in cemento. Certamente vi si poteva aggiungere il fascio littorio, ma la posizione del “marchio” fascista non mutava in nulla l’estetica del serbatoio. Anche l’espediente spettacolare utilizzato a Cinisello del faro tricolore era in fondo insufficiente a migliorare lo sgradevole aspetto della costruzione.
Poco dopo però gli ingegneri che collaboravano con il Consorzio introdussero il modulo stilistico della torre littoria, dove le strutture di sostegno e la vasca serbatoio erano ricoperte generalmente da mattoni e travertino, cosicché le costruzioni assumevano la forma di una torre, naturalmente con l’apposizione dei simboli del regime, completando in tal modo la metafora della torre, di per sé simbolo prettamente “virile” di potere e dominio, con i simboli del potere per eccellenza, cioè il fascismo.



*Come scrive Francesco Ronchi nel suo libro Torre Acqua. L’acquedotto di Carugate nella storia, nel 1927 L’Italia fisica, una rivista edita a Milano, pubblicò un appello rivolto “Ai signori Podestà dei piccoli Comuni!” con il quale l’Associazione per le Acque Pubbliche d’Italia invitava i responsabili dei comuni di campagna a risolvere “il problema acqua potabile, che è fondamentale per il vivere civile, […] oggi, che al sistema dei consigli comunali che dovevano legare l’asino dove voleva la maggioranza elettorale spesso incosciente dei reali bisogni della popolazione, si è fortunatamente sostituito il podestà. Il quale non [ha] nessuna soggezione con gli elettori [e quindi] non esistono più le difficoltà che obbligavano spesso le vecchie amministrazioni comunali [a] deviare da un sano programma di opere e di lavori.” I dirigenti dell’Associazione per le Acque Pubbliche d’Italia avevano in mente una persona ben precisa: l’avvocato e onorevole Giuseppe De Capitani d’Arzago, podestà di Paderno Dugnano, il quale nel marzo del 1926 aveva dato vita ad un Consorzio di Bonifica del Territorio attraversato dal medio corso del Seveso. Tra gli obiettivi del sodalizio, che avrebbe dovuto tutelare gli interessi di Cormano, Cusano Milanino, Limbiate e Paderno Dugnano, la Provincia suggerì d’inserire anche il programma per “attuare gli impianti di distribuzione di acqua potabile in sostituzione dell’antiquato e antigienico pozzo privato come esiste nella maggioranza di detti comuni”. Accogliendo questi suggerimenti, De Capitani, in qualità di presidente del Consorzio del Seveso, comunicò a Fabbri che il giovane Ente era pronto ad avviare la costruzione a Paderno Dugnano di un acquedotto complementare rispetto a quello (privato) già esistente a Limbiate, destinato a servire i quattro comuni e, ove possibile, le numerosi frazioni. Venne pertanto stilato lo statuto di una nuova società finalizzata a realizzare l’opera e a raccogliere le adesioni agli allacciamenti da parte dei privati e delle aziende.
Fu così che il 27 febbraio 1928 i Comuni di Paderno Dugnano, Limbiate, Cusano Milanino e Cormano costituirono un Ente per la costruzione degli acquedotti: nacque perciò il Consorzio per l’Acqua Potabile ai Comuni del bacino del Seveso.
Il CAP, la cui sede coincideva con quella della Provincia in corso Monforte a Milano, tra il 1929 e il 1930 vide l’adesione di altri quattro comuni: Cinisello Balsamo, Bresso, Sesto San Giovanni e Giussano, i quali erano stati attirati dalla promessa di una rapida costruzione dei loro impianti. Nel 1932, per estendere il raggio d’azione all’intero territorio milanese, venne approvata la prima trasformazione societaria, che diede vita al Consorzio per l’Acqua Potabile ai Comuni della Provincia di Milano.
A partire da quella data sempre più Comuni decisero di affidare al nuovo Ente la costruzione e la gestione dei propri acquedotti: tra il 1932 e la fine degli anni Cinquanta aderirono al CAP oltre 130 Comuni, che diventarono circa 200 nei decenni successivi. In ogni città furono trivellate decine di pozzi, eretti serbatoi, posate centinaia di chilometri di tubazioni per raggiungere le case, le frazioni e le cascine più isolate per assicurare un bene primario come l’acqua potabile.

**Franco Minorini, uno dei più valenti tecnici italiani in materia, ex ingegnere capo del Comune di Milano, era stato, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, uno dei maggiori artefici dell’acquedotto di Milano costruito all’interno di uno dei torrioni circolari del Castello Sforzesco, avendo collaborato all’installazione della grande cisterna. De Capitani e Fabbri avevano convenuto sul suo nome nel luglio del 1928, ma in seguito il CAP si sarebbe rivolto a giovani più “fascisti”.

***Innocenzo Cappa torinese, avvocato, già deputato prima dell’avvento del fascismo, dal 1939 al 1943 fu membro della Commissione dell’Educazione Nazionale e della Cultura Popolare. Con la caduta del fascismo fu emessa nei suoi confronti un’ordinanza di decadenza in quanto: "senatore ritenuto responsabile di aver mantenuto il fascismo e resa possibile la guerra sia coi suoi voti, sia con azioni individuali, tra cui la propaganda esercitata fuori e dentro il Senato".



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GALLERIA FOTOGRAFICA

L’acquedotto (foto di proprietà del CAP)

Manifesto inaugurazione acquedotto (documento di proprietà del CAP)

Panorama cittadino dalla sommità dell’acquedotto (foto della famiglia Bossi)

Giovani sull’acquedotto

Giovani sull’acquedotto

Foto sull’acquedotto

Sullo sfondo il Palazzo comunale

Alle spalle dei ragazzi si intravede la lapide con la dedica ai caduti della prima guerra mondiale

Via Campo del Littorio (oggi via XXV Aprile), a sinistra l’acquedotto

Demolizione dei caseggiati di via XXV Aprile angolo via Frova, a destra il Palazzo comunale e sullo sfondo l’acquedotto

Una fotografia panoramica con l’acquedotto e il campanile della chiesa di Sant’Ambrogio ad nemus sullo sfondo, più a destra Villa Silva Ghirlanda Cipelletti

L’acquedotto, il campo da calcio, il Municipio e la Scuola Cadorna

Innocenzo Cappa

Giuseppe De Capitani d’Arzago

Bruno Fornaciari

Sileno Fabbri (olio su tela di Corvaya Salvatore, Milano, Raccolte d’Arte dell’Ospedale Maggiore)

Una delle tante manifestazioni del periodo fascista, una sfilata di camicie nere con il duce in testa

Crema, oceanica manifestazione, discorso di Roberto Farinacci